La Fiom avverte gli imprenditori: «Non si torna al patto del ’93»

04/06/2004
      VENERDÌ 4 GIUGNO 2004

       
       
      Pagina 31 – Economia
       
       
      IL CONGRESSO

      Anche se Rinaldini sottolinea il cambio di linea confindustriale
      La Fiom avverte gli imprenditori
      "Non si torna al patto del ´93"
      Il sindacato dei metalmeccanici vuole un aumento reale delle retribuzioni
      DAL NOSTRO INVIATO
      RICCARDO DE GENNARO


      LIVORNO – No all´asse Fazio-Montezemolo e alla riedizione dell´accordo del luglio ´93 sulla politica dei redditi. Si possono ipotizzare «convergenze su singoli aspetti», ma non un «Patto tra produttori», né tantomeno «una concertazione fondata, per dirla con le parole di Fazio, sulla precarizzazione e la moderazione salariale». Il leader della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, traccia – nella relazione di apertura del congresso anticipato della sua organizzazione a Livorno – una linea di demarcazione delle relazioni sindacali con la nuova Confindustria e lancia – anche alla Cgil – questo messaggio: la concertazione non può più fare riferimento allo spirito del ´93, come vorrebbe la Confindustria, perché non ha permesso di salvaguardare il potere d´acquisto dei salari e ha favorito la flessibilità.
      Rinaldini riconosce, tuttavia, una discontinuità nella linea della Confindustria rispetto alla gestione D´Amato, a partire dal giudizio sul governo Berlusconi: «Vorremmo però capire se la Confindustria considera anche terminata la stagione degli accordi separati, che sono possibili solo perché è la controparte che sceglie di farli». E´ un passaggio che dimostra più di ogni altro la volontà della Fiom di ricucire con Fim e Uilm e aprire una fase nuova. A partire, però, dalla democrazia sindacale e dei rapporti con i lavoratori attraverso l´istituzione del referendum di mandato prima della chiusura dei negoziati. A Fim e Uilm, presenti con i segretari Giorgio Caprioli e Tonino Regazzi, la Fiom propone di «definire il sistema delle regole democratiche e promuovere una campagna di assemblee unitarie in vista del rinnovo del biennio economico del contratto», che scadrà a fine anno. A questo proposito, la Fiom si oppone ai tentativi di «affossamento della contrattazione nazionale a favore di quella decentrata» e chiede anzi un potenziamento della prima, che dovrà essere finalizzata non più alla semplice tutela del potere d´acquisto, ma a un aumento reale delle retribuzioni.
      Caprioli e Regazzi – i quali riconoscono anch´essi che l´accordo del ?93 è superato – accolgono favorevolmente la proposta di un lavoro comune sulle regole e dicono sì anche all´ipotesi del referendum, che tuttavia non dovrà essere automatico, ma deciso caso per caso dalle Rsu. Oggi sono previsti gli interventi di Riccardo Nencini, che rappresenta i «moderati» (la loro mozione ha raccolto il 18% dei voti contro l´82% della mozione Rinaldini-Cremaschi), nonché del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Al quale Rinaldini ha proposto la creazione del sindacato dell´industria in contrapposizione all´idea di mettere insieme i soli comparti chimico e tessile, tagliando fuori i metalmeccanici.