La Fiom assedia la Cgil

04/02/2011

La Fiom riparte dopo lo sciopero del 28 gennaio con una missione: la riconquista del Contratto nazionale di lavoro. É questa la meta che Maurizio Landini, il segretario del principale sindacato metalmeccanico, ha indicato all’assemblea dei delegati che si è riunita ieri e oggi a Cervia. L’assemblea deve deliberare i punti della piattaforma che verrà sottoposta nei prossimi mesi ai propri iscritti poi arrivare a una nuova assemblea nazionale in grado di varare il testo definitivo. Sarà con quel testo che si andrà a discutere con gli industriali.
Ma la piattaforma costituirà anche lo strumento per cercare di premere su tutte le altri parti sociali , a partire da Federmeccanica, aprendo anche a un nuovo rapporto con la Cgil. La partita è delicata e la Fiom prova a giocarla su due versanti. Il primo, quello principale, è la pressione sugli industriali per cercare di indurli a prendere le distanze da Sergio Marchionne e dal suo modello di relazioni industriali alla Fiat che la Fiom intende, senza mezzi termini, “far saltare”.
Per questo si punta a premere su Federmeccanica e soprattutto sulla miriade di imprese che non hanno interesse a veder crescere la conflittualità in fabbrica, specialmente in zone dove la Fiom è l’unico sindacato presente. Segnali di disponibilità ce ne sono, specialmente in Emilia Romagna: in Fiom si dà grande risalto al fatto che un’azienda come la Lamborghini riconosca il contratto del 2008, cioè quello firmato anche dalla Fiom, nonostante Federmeccanica l’abbia disdettato. Per il momento, però, la Fiom è costretta a subire la vittoria di Marchionne: se la strategia dell’ad Fiat non verrà sconfitta gli altri industriali potrebbero imitarlo. Landini ha segnalato il pericolo rappresentato da tutte quelle aziende che potrebbero promettere investimenti inesistenti per giustificare così la non applicazione del contratto nazionale. Ma con l’assemblea di Cervia la Fiom cerca anche di riconquistare uno spazio di manovra innanzitutto in direzione della Cgil. Landini, per esempio, ha chiaramente affermato che l’approccio al nuovo contratto sarà “privo di pregiudiziali”. E, nel sottolineare la portata “epocale” delle decisioni che si prendono in questa fase, il segretario della Fiom ha indicato nella Cgil “l’unica organizzazione in grado di dare una risposta democratica”. Escludendo che la Fiom possa farcela da sola. Questa risposta, però, per la Fiom resta lo sciopero generale, richiesto a gran voce anche ieri, ma i toni tra le due strutture sembrano davvero distendersi. Lo dice la “moderata soddisfazione” espressa sulla relazione di Landini da Fausto Durante, rappresentante della minoranza interna, che però chiede “maggiore innovazione”, un’ipotesi di contratto nazionale “più leggero ma senza deroghe” e un “passo” in direzione di Fim-Uilm e di Fedemeccanica sul sistema di regole. Ma se il documento finale ricalcasse la relazione di Landini, Durante non avrebbe problemi a votare a favore.
Vincenzo Scudiere, della segreteria generale della Cgil, dice al Fatto che ci sono “punti di convergenza”, pur prendendo le distanze dalla richiesta di sciopero generale. Le divergenze tra Fiom e Cgil, per ora, restano forti anche sul modello di rappresentanza. La Cgil punta a ristabilire un rapporto privilegiato con Cisl e Uil e a siglare un accordo con Confindustria tanto che i “tecnici” incaricati di seguire il progetto di “Patto per la crescita” stanno lavorando a un incontro tra Susanna Camusso ed Emma Marcegaglia, leader degli industriali. La Fiom insiste invece sul referendum come soluzione strategica per regolare le relazioni industriali.