“La Finanziaria tradisce il Patto”

04/10/2002

 
VENERDÌ, 04 OTTOBRE 2002
 
Pagina 11 – Economia
 
Strappo della Cisl che attacca anche il condono e respinge ogni ipotesi di riforma previdenziale. Oggi l´ultimatum di Billè
 
"La Finanziaria tradisce il Patto"
 
Pezzotta:"Misure disastrose sul Sud". Epifani: deficit verso il 3%
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – «Per ora il Patto per l´Italia non è stato rispettato». Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, scioglie la riserva sulla Finanziaria e nello studio di «Porta a Porta» invita il governo a «riallineare» la manovra ai contenuti dell´accordo firmato il 5 luglio a Palazzo Chigi con tutte le parti sociali, ad eccezione della Cgil. Il suo è un giudizio articolato: bene il taglio delle imposte a partire dalle fasce medio-basse, «anche se dobbiamo ancora aprire il confronto su incapienti e deduzioni per la famiglia», male – molto male – le decisioni in tema di Mezzogiorno e di aiuti alle imprese che investono.
«Il nuovo sistema di agevolazioni per le imprese al Sud è un disastro», precisa Pezzotta, che elenca tre segnali estremamente negativi: la trasformazione del 50 per cento degli aiuti a fondo perduto in prestiti ventennali, il mancato rifinanziamento dei patti territoriali, la mancanza del cumulo tra credito di imposta e Tremonti bis. Tutto questo smentisce il Patto, per cui «è necessario che le discrepanze siano aggiustate in fretta», esorta Pezzotta. Il quale aupisca che il nuovo «tavolo» sul Mezzogiorno possa rimettere le cose a posto. A Pezzotta non va giù neppure un altro pezzo importante della Finanziaria, quello che prevede concordato e condono. «Quelli che rappresento – sottolinea il leader della Cisl – le imposte le pagano. Avrei preferito un inasprimento della lotta alla evasione fiscale». Quanto alle nuove voci di una riforma previdenziale, Pezzotta replica: «È già stata fatta. Se convocano un tavolo sulle pensioni ci andrò per dire no: si può discutere di previdenza integrativa, Tfr e incentivi per restare al lavoro, sul resto non ci sono spazi».
Se la Cisl critica, ma soltanto parzialmente, la Finanziaria, il direttivo della Cgil boccia la manovra del governo in toto. «È regressiva e populista», sentenzia il neosegretario generale, Guglielmo Epifani. Il quale individua nel documento economico carenze di rigore sui conti pubblici, di sostegno allo sviluppo, di equità sociale. In relazione ai conti, la Cgil prevede che «il rapporto fabbisogno-Pil nel 2003 si collocherà in una forbice compresa tra il 2,4 e il 3 per cento, assai distante da quello che prevede il governo».
Secondo la Cgil, mancheranno all´appello sette miliardi di euro, quattro sul fronte delle entrate, tre per mancati tagli alle spese: «È impossibile che con il concordato e i condoni il governo intaschi 8 miliardi di euro, al massimo arriva a 4-4,5 miliardi – dice Epifani – così come tre miliardi mancheranno dai tagli alle spese. Il risultato sarà questo: il disavanzo cresce e non si sostiene la domanda». Quanto alle politiche per il Mezzogiorno, l´analisi di Epifani coincide perfettamente con quella di Pezzotta. Ed è presumibilmente di qui, passando poi per pubblico impiego e scuola, che il leader della Cgil partirà per ricucire i rapporti unitari con Cisl e Uil. Parole dure contro la Finanziaria avrà oggi anche il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, che lancerà un ultimatum al governo: «O la cambiate, oppure scendiamo in piazza anche noi».