La Finanziaria sul binario morto

06/12/2005
    martedì 6 dicembre 2005

    Pagina 11 Economia & Lavoro

    La Finanziaria sul binario morto

      Esame a rilento, ancora non si vota. Bruxelles attacca: troppe una tantum e tagli poco credibili

        di Bianca Di Giovanni / Roma

          STALLO TOTALE. Sulla Finanziaria la casa delle libertà non sa da che parte iniziare: così nessun voto in commissione fino alla tarda serata di ieri. Solo riunioni di maggioranza. Il fatto è che il bandolo della matassa per ora sta ancora a Bruxelles, dove una squadra di una ventina di tecnici sta tentando di convincere la Commissione dell’efficacia delle misure della manovra, in particolare del controllo sulla spesa sanitaria e su quella delle amministrazioni decentrate. Si sa che per Bruxelles mancherebbero ancora circa 5 miliardi di euro per raggiungere il 3,8% di deficit concordato con l’Ue. Il «buco» dello 0,4% del Pil risulterebbe dal rinvio dei contratti pubblici (0,2%9, dal sostanziale fallimento dell’agenzia del farmaco prevista nella finanziaria di quest’anno (0,1) e dalle spese degli enti locali. È assai improbabile comunque che si inserisca una ulteriore manovra (la quarta) nel maxi-emendamento alla Finanziaria che dovrebbe essere definito la prossima settimana. Il tesoro punta ad evitare l’intervento aggiuntivo, sia ora, e tanto più in primavera, perché politicamente sarebbe devastante. Con quali argomenti?

            Alla Commissione che nutre dubbi sull’effettiva efficacia del «taglio» di spesa del 6,7% per i Comuni si replica con l’ipotesi di un patto di stabilità più elastico. Le amministrazioni virtuose avranno un taglio più leggero, del 6%, mentre quelle meno virtuose dovranno rinunciare al 7%. Altra strategia: la responsabilizzazione di funzionari e amministratori e lo «spauracchio» della Corte dei Conti a cui si chiederà di monitorare tutte le dinamiche di spesa. Insomma, «cure» più politiche che tecniche. Nella folta delegazione, che oltre a tecnici della Ragioneria comprende anche funzionari delle politiche fiscali, delle Entrate, ed esperti del debito, non mancano i tecnici che seguono da vicino le dismissioni immobiliari. La loro mission è quella di dimostrare la realizzabilità delle operazioni ancora in piedi: la Scip 3, il Fip e quell’ulteriore miliardo di cessioni lasciato nel tendenziale del 2006.

              Altro punto importante su cui la Commissione insiste è il rapporto tra le misure strutturali della manovra e quelle una tantum: secondo Bruxelles queste ultime sarebbero ben superiori a quelle concordate se si analizza bene la struttura della Finanziaria. Questo è il punto forse più delicato del confronto, visto che da Roma mancano forti argomenti per dissipare i dubbi europei. Non si sa ancora se oggi il ministro Giulio Tremonti incontrerà il commissario Joaquin Almunia: ma è certo che il confronto tecnico è vitale per le conclusioni a cui si giungerà in gennaio.

                Mentre a Bruxelles si dipana il dossier Italia, alla camera si prende tempo sulla Finanziaria. Ancora in alto mare la destinazione dei fondi lasciati liberi dal rinvio della riforma del Tfr: tutto si deciderà dopo il vertice di domani alla presenza di Berlusconi. Intanto arriva un emendamento della maggioranza che punta a neutralizzare il rischio aumento delle bollette elettriche del 4 per cento. La proposta di modifica, che dovrebbe arrivare con il maxiemendamento del governo o da parte della maggioranza in commissione bilancio alla camera, prevede risparmi per 500 milioni di euro attraverso la cartolarizzazione dei crediti cip6 (l’energia prodotta da fonti rinnovabili). Durante la discussione in commissione, poi, l’opposizione è andata all’attacco mettendo sotto accusa i pesanti tagli all’Anas e alle Ferrovie.