“La Finanziaria non va, rifatela”

13/09/2002


Pagina 12 – Economia
13 settembre 2002
 
ECONOMIA E POLITICA
"La Finanziaria non va, rifatela"

D´Amato gela il governo. Pezzotta: siamo pronti alla mobilitazione
          "La sospensione del bonus sul lavoro? Una scivolata incredibile. Attenti a non resuscitare la scala mobile"
          Il leader di Confindustria: con l´esecutivo nessuno strappo adesso così come nessun idillio in passato
          La Cisl: in piazza se non verrà rispettato il Patto per l´Italia". Sfida sui contratti

          VITTORIA SIVO


          ROMA – «Serve al Paese una legge finanziaria diversa da quella annunciata, una finanziaria di svolta». A chi gli chiede se l´operato del ministro Tremonti abbia deluso la Confindustria e se i rapporti con il governo si siano guastati, Antonio D´Amato risponde che «non c´è nessuno strappo, dal momento che non c´è mai stato nessun idillio» con l´esecutivo guidato da Silvio Berlusconi; «come sempre il giudizio degli imprenditori si basa rigorosamente sui fatti». Ma certo, quell´incalzare il governo a «rivedere il proprio budget, così come fanno le aziende di fronte a cambiamenti di mercato», quell´insistere sulla necessità di un «recupero di tensione morale per un risanamento finanziario ancora tutto da fare», suonano come un richiamo di inattesa severità, che va ad aggiungersi al rapporto presentato mercoledì dal Centro studi confindustriali con il drastico ridimensionato le previsioni di crescita dell´economia, con un Pil allo 0,6% quest´anno e al 2,2% nel 2003.
          Con l´apertura della stagione autunnale, anche verso i sindacati si annunciano problemi. Da un paio di mesi Savino Pezzotta e Luigi Angeletti vanno ripetendo, questa volta all´unisono con la Cgil, che l´1,4% di inflazione programmata è troppo basso e che dunque le rivendicazioni salariali nei prossimi contratti non potranno rispettare questa soglia. E ancora ieri il leader della Cisl ripeteva il concetto, minacciando, in una intervista a L´Espresso, il ricorso alla «mobilitazione» se il governo non rispetterà in pieno il Patto firmato a luglio. D´Amato nella conferenza stampa dopo la prima Giunta post-feriale, mette in chiaro che «se l´inflazione riparte, per l´Italia sarebbe la peggior disgrazia». I sindacati non possono da un lato incassare una riduzione fiscale per i redditi più bassi pari a 5 miliardi e mezzo di euro e dall´altro innescare dinamiche conflittuali sui contratti non rispettando la politica dei redditi. «L´inflazione programmata non si concorda, è il governo a deciderla e ci sono regole precise per il successivo recupero rispetto all´inflazione reale», scandisce il presidente degli industriali, ricordando che «Ezio Tarantelli morì per aver sostenuto che inflazione programmata e inflazione reale sono cose diverse. Altrimenti si torna alla vecchie scala mobile con le sue conseguenze devastanti». Quanto all´ipotesi di rivedere il modello contrattuale, D´Amato ammette che il problema è aperto, ma per ora la questione è prematura.
          Tutti i punti critici segnalati avant´ieri dal Centro studi confindustriale, spesa pubblica e fisco in primo luogo, sono ripresi e rilanciati dal leader di Confindustria. Sul credito d´imposta per le nuove assunzioni al Sud, il fatto che il governo non intendesse rifinanziare questa misura è stata «una scivolata incredibile», ieri corretta dall´annuncio di Tremonti che il bonus verrà prorogato. «Non si può da un lato produrre condoni e dall´altro pensare di togliere certezze a chi ha fatto investimenti sulla base di precise garanzie; il Sud di queste cose ne ha viste troppe», insiste D´Amato.
          Le parole rigore e risanamento, nel discorso del presidente di Confindustria, vengono sempre abbinate a «sviluppo». Va smontata l´illusione che ci possiamo lasciare alle spalle i problemi del risanamento, «il Paese ha perso il senso del rigore», come denota il moltiplicarsi delle istanze corporative e se il Patto di Stabilità consente dei margini, questi «non vengano utilizzati per creare consenso, ma per stimolare lo sviluppo». Quindi il governo con la prossima Finanziaria deve fermare la crescita della spesa pubblica corrente, mettere sotto controllo quella delle regioni, attuare la sia pur parziale riforma delle pensioni che era prevista dalla delega (incentivi a chi resta al lavoro), ridurre il prelievo fiscale sulle imprese e liberare così le risorse per rimettere in moto l´economia. Al governo D´Amato fa presente che «l´anno della svolta è questo».