«La Finanziaria è insufficiente servirà una manovra aggiuntiva»

02/12/2004

    giovedì 2 dicembre 2004

      Pagina 8 – Economia

        «La Finanziaria è insufficiente servirà una manovra aggiuntiva»
        Dubbi Ocse sulle misure fiscali. Il Tesoro: analisi errata
        Vegas: niente interventi bis In miglioramento i dati sul fabbisogno: attivo a novembre
        Il capo ufficio statistico avverte: "Italia in declino". Poi l´organizzazione corregge il tiro

          ELENA POLIDORI

            ROMA – Servirà una manovra bis. Ed è particolarmente duro, l´Ocse, nella sua analisi dedicata ad un´Italia «in declino», dove regna la «confusione sulla reale portata e sull´impatto della riforma fiscale del governo». Senza troppi giri di parole, Enrico Giovannini, capo delle statistiche dell´organizzazione, sostiene che l´intervento correttivo previsto dalla Finanziaria 2005 non basta, e dunque «bisognerà rimetterci mano».

            Subito il governo attraverso il sottosegretario Giuseppe Vegas replica che no, «non servirà» nulla del genere. Scettico il suo collega Gianluigi Magri secondo cui «non sempre gli statistici hanno il dono dell´infallibilità». Ma l´Ocse non è l´unico a sostenere questa tesi. Anche l´Fmi è convinto che nella Finanziaria vi è la possibilità di «un ammanco di 5-6 miliardi". Lo stesso governatore della Banca d´Italia, Antonio Fazio giudica «grave» la situazione dei conti pubblici a metà anno ed evoca un «rischio bradisismo» per l´economia: il paese – era la metafora scelta in un recente intervento – «è come Pozzuoli, dove il terreno sprofonda di dieci centimetri l´anno». Aggiustamento inevitabile, infine, anche per il leader dell´opposizione, Romano Prodi.

            Manovra bis, allora? «Se molti lo dicono, non significa che abbiano ragione», insiste Vegas. E il ministro Maurizio Gasparri: «Ho avuto modo di parlare col Mago Otelma che sostiene lo stesso punto di vista con analoga autorevolezza». Cauto il Ragioniere generale Vittorio Grilli: «Non ho ancora visto il documento Ocse». Ma Giovannini resta convinto che servirà una correzione. Il suo giudizio arriva proprio mentre s´apprende che i conti pubblici del settore statale a novembre presentano un avanzo di circa 100 milioni di euro (meno 99 milioni nello stesso mese del 2003) grazie ad una serie di fattori: l´andamento delle entrate, il contenimento della spesa corrente, i proventi della quinta cartolarizzazione Inps e la cessione alla Sace dei crediti verso la federazione Russa. Nei primi 11 mesi il fabbisogno segna così un disavanzo di 57,6 miliardi, contro i 54,7 dello stesso periodo 2003. Secondo il Tesoro, il risultato «rende possibile una chiusura del 2004 ad un livello sensibilmente inferiore agli obiettivi indicati». Si vedrà.

            Nell´attesa, l´Ocse si dichiara «pessimista» perché c´è «un clima grigio che influenza anche la fiducia». Giovannini ricorda che siamo vicini alla fine della legislatura e c´è solo un´altra Finanziaria da fare: «Se questo era il colpo di reni all´economia, poiché non ce ne dobbiamo aspettare altri fino alle elezioni, credo che ci sarà una delusione complessiva della politica economica e questo non aiuterà le famiglie ad essere ottimiste».

            Nella sua analisi, un impatto negativo lo avrà anche la riforma dell´Ire. Spiega: «Negli Usa il taglio delle tasse si è realizzato con l´invio di assegni da parte del governo ai cittadini. In Italia invece ci vorrà tempo per capire qual è il beneficio e non mi aspetto un grande stimolo sulla fiducia delle famiglie». A proposito del «declino» nazionale, cita il dato sul reddito pro-capite che nel 2003, per la prima volta, è risultato inferiore a quello medio europeo. Secondo le previsioni Ocse, si continuerà a registrare un differenziale di crescita negativo rispetto alla media europea. Di qui la necessità di interventi urgenti «altrimenti tra dieci anni» questo indicatore sarà inferiore alla media dell´Unione a 25.

            In serata l´Ocse ha invitato a non confondere le opinioni con le stime dell´outlook, espresse l´altro giorno dal capo economista Jean Philippe Cotis che giudicava «una buona idea» il taglio delle tasse, ma diceva anche che, senza interventi, il deficit 2005 era a rischio.