La Filcams partecipa alla Escuela de Verano, Quito

"el modelo de desarrollo del Buen Vivir"

Il 18 luglio è iniziata a Quito la Escuela de Verano, promossa dal ministero degli esteri dell’Ecuador, il cui tema è el modelo de desarrollo del Buen Vivir ecuatoriano. Vi partecipano una sessantina di giovani e meno, dai 19 ai 50 anni, anche se la prevalenza è di under 35 anni. Tra questi ho l’onore di esserci anche io grazie alla Filcams e alla CGIL che hanno investito su questo progetto.
Il corso si svolge per la maggior parte del tempo nel ministero degli esteri e mediamente comprende almeno 4 lezioni quotidiane tenute in gran parte da alti funzionari ed economisti del governo di Correa, oltre ad una visita di 4 giorni a delle comunità indigene dell’amazzonia ecuatoriana.

COSA E’ IL BUEN VIVIR?
Dopo anni di politiche neoliberiste che hanno squassato il sistema di protezione sociale e aumentato a dismisura lo sfruttamento delle materie prime di questo Paese da parte delle multinazionali estere, in questi ultimi anni l’Ecuador sta provando a cambiare rotta creando un nuovo modello economico – sociale. Dopo la vittoria alle presidenziali del 2006 di Correa, il governo ha intrapreso una serie di mosse (tra cui rinegoziare i contratti di licenza per le estrazioni minerarie e petrolifere sul suolo nazionale) per ridurre i danni delle politiche precedenti e migliorare la condizione di vita della popolazione. Alla base del programma governativo c’è la nuova costituzione emanata nel 2008, alla cui eleborazione hanno partecipato ampi settori associativi, comunità indigene e parti della società civile. In questo testo si enuncia la sovranità dello Stato sulle materie prime e sui prodotti fondamentali per la popolazione, la programmazione dello stato stesso sugli investimenti che ora vengono considerati irrinunciabili: istruzione pubblica, sanità e giustizia.
In questa costituzione si può leggere il senso della revolucion ciutadana che tanto viene sbandierata dal governo. È questa una presa di coscienza dei diritti dei cittadini, è l’assunzione della piena cittadinanza (nel senso illuminista del termine) da parte degli ecuatoriani: vengono decisi livelli di consultazione cittadina obbligatori, le comunità hanno diritto di parola per lo sfruttamento delle materie prime sul loro suolo, il presidente settimanalmente riferisce alla nazione in un luogo diverso ogni volta.
Gli economisti del governo hanno deciso di classificare l’andamento dell’economia basandosi non più (o meglio non solo) sui parametri classici della crescita del PIL, ma considerando anche la felicità delle persone: il Buen Vivir appunto. Come si calcola la felicità? Il ministro René Ramirez ci ha mostrato la formula del buen vivir (a cui ho scattato una foto, altrimenti mai l’avrei potuta ricordare!). In poche parole si considera la soddisfazione personale, il tempo che ognuno passa a socializzare con altri, il tempo libero che ognuno ha, il tempo che si passa al lavoro, la qualità dello stesso, ecc.. Sembra molto teorico, ma se ci si pensa bene su queste cose incide molto lo stato sociale della nazione: se ci sono asili le donne solitamente hanno più libertà di accesso al mondo del lavoro, se lo stato si occupa dell’assistenza degli anziani la famiglia guadagna tempo libero, solo per fare due esempi.
La programmazione avviene tramite il Plan Nacional de Buen Vivir, attualmente in essere per gli anni 2009 – 2013, a cui prendono parte tutti i livelli istituzionali e la società civile tramite un’assemblea costituita per legge. Tutti gli investimenti dal livello microlocale a quello nazionale ed estero, devono essere fatti seguendo il PNBV.

CHI TIENE LE LEZIONI?
Le varie lezioni sono tenute per la maggior parte da ministri, sottosegretari, alti funzionari ministeriali e collaboratori del governo nella pianificazione della politica del buen vivir. La cosa che colpisce di più è che moltissimi di loro sono molto giovani, soprattutto se si confronta la realtà italiana, quasi tutti under 40! Si tratta di persone molto preparate e che ci mostrano il loro lavoro con grande passione, con l’entusiasmo di chi sperimenta una nuova via per il bene comune.
Oltre alle autorità e agli intellettuali locali, abbiamo avuto come docenti due italiani: Sergio Bassoli, responsabile CGIL per le relazioni con l’America Latina e l’area del Mediterraneo, e Francesca D’Ulisse, eurodeputata del PD che si occupa delle politiche latinoamericane.

CHI FREQUENTA IL CORSO?
Come accennato al principio, al corso partecipano molti giovani di cui la maggiorparte latinoamericani, molti di essi sono studenti e militanti di organizzazioni politiche. Dall’Europa siamo in 10 (1 polacca, 3 spagnoli, 5 italiani e 1 tedesco). La platea dei partecipanti è varia, appassionata e attiva: ogni lezione viene arricchita da interventi e domande di noi “studenti”, non si risparmiano neanche le critiche, ma tutto ciò permettere un ricco dibattito che lascia sempre soddisfatti!

Facendo un bilancio temporaneo ora che siamo a poco più di metà corso, è molto interessante vedere come l’Ecuador stia tentando di riappropriarsi della sua vita, modificando la propria politica economica e adottando questo nuovo modello di sviluppo (che qui chiamano in molti modi: Socialismo del XXI secolo, socialismo del Sumak Kawsay, ecc. ), cercando la sponda negli altri paesi della regione, individuando in essi i partner ideali per gli scambi commerciali e le alleanze politiche.
Rimangono in sospeso alcune domande sulla politica sociale disegnata da questo governo, e quella che più mi preme è: quale ruolo hanno i sindacati in questo modello? Da quello che per ora mi hanno mostrato mi pare che lo stato si sostituisca come parte sociale al sindacato. Questo sarebbe un vulnus nella politica di questo governo. Vedremo se la cosa verrà chiarita più avanti. Per ora è tutto, un grande saluto dalla metà del mondo!

A cura di Nicola Poli