La Fiat verso gli Stati Uniti il premier convoca Marchionne

07/02/2011


Cgil pessimista: l´ad non ci tranquillizza affatto
TORINO. – Il governo convoca Marchionne per chiarimenti. Un incontro cui sta lavorando in queste ore il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Una scelta in qualche modo obbligata eppure senza precedenti. L´ad del Lingotto aveva varcato la soglia di palazzo Chigi il 22 dicembre del 2009 per illustrare al governo il piano di rilancio degli stabilimenti italiani. Ma allora il clima era decisamente diverso. Non c´era ancora stato il braccio di ferro su Pomigliano e non erano nemmeno all´orizzonte le lacerazioni del referendum di Mirafiori. Marchionne nell´occasione aveva presentato «un piano di investimenti da 8 miliardi per il 2010 e il 2011 in Italia».
La data del nuovo incontro verrà decisa nelle prossime ore. Molto dipende dall´agenda dell´amministratore delegato. Che dovrebbe giungere in Italia venerdì mattina direttamente da Detroit. Certamente la riunione dovrà svolgersi a Palazzo Chigi e dovrebbe vedere, accanto a Berlusconi e Letta, la partecipazione di alcuni ministri: da quello dello Sviluppo, Paolo Romani, a quello del Lavoro, Maurizio Sacconi, a quello dell´Economia, Giulio Tremonti.
La stessa composizione del tavolo dice che il governo è preoccupato dalla sortita di Marchionne in America sul fatto che una fusione tra Fiat e Chrysler potrebbe far nascere una società unica con il quartier generale negli Usa. Le dichiarazioni di John Elkann, fatte due giorni fa al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e confermate ieri dal presidente del Piemonte, Roberto Cota, non sembrano rassicurare troppo. «Non ci sarà un solo centro direzionale – sostiene il presidente del Lingotto – ma diversi luoghi di comando nelle diverse aree del mondo». L´ipotesi lascia diffidenti i sindacati: «Diffondere l´idea di una Fiat con tante teste – dice il segretario della Cgil, Vincenzo Scudiere – rischia di essere un modo elegante per annunciare l´esodo del quartier generale dall´Italia». Sulla stessa lunghezza d´onda il commento della Fiom: «Dire che la nuova società avrà tante teste – sostiene Giorgio Airaudo – è come pensare a un giornale con due prime pagine. In tutte le aziende del mondo il quartier generale è uno solo». Anche chi, come il leader della Cisl Raffaele Bonanni, ha sostenuto con forza il progetto di Marchionne in Italia, ammette che «un chiarimento è necessario». Anche se Bonanni si augura «che sia la solita bolla mediatica»: «In ogni caso – dice al Tg3 – non credo che Marchionne lascerà l´Italia». Per il leader dell´Ugl, Giovanni Centrella, «dopo aver incontrato Berlusconi e i ministri, è giusto che Marchionne veda anche i sindacati».
In ogni caso dopo la riunione di fine settimana con il governo, l´amministratore delegato del Lingotto parlerà il 15 febbraio a Montecitorio per illustrare il piano di fabbrica Italia alla Commissione attività produttive della Camera.