La Fiat resta a Pomigliano ma ora è in dubbio la Panda

24/06/2010

Il risultato del referendum tra i lavoratori di Pomigliano d’Arco è stato chiaro: hanno vinto nettamente i “sì” al nuovo piano della Fiat. Ma il consenso alla proposta di Sergio Marchionne, condivisa da quattro sindacati e non dalla Fiom, si è fermato appena sopra il62%, un lavoratore su tre ha detto “no”. Non c’è stato, dunque, il plebiscito che molti giornali, politici e sindacalisti avevano previsto o auspicato e lo stesso chiaro successo della proposta del Lingotto si è fermato a un livello inferiore alle attese della Fiat. Il fatto che FimCisl, Uilm, Fismic e Ugl avessero condiviso il piano e invitato i lavoratori dello stabilimento Giambattista Vico a esprimersi a favore non ha prodotto quella valanga di consensi che avrebbe reso più semplice il percorso verso la produzione della Nuova Panda a Pomigliano, a partire dal 2011. Un percorso che, oggi, resta incerto. Marchionne, in effetti, non è rimasto soddisfatto dell’esito del voto, si aspettava di più, tanto che ieri mattina, prima di volare negli Stati Uniti, ha valutato con i suoi collaboratori come procedere nella realizzazione del piano originario e ha ipotizzato varie alternative, anche produttive, da discutere nei prossimi giorni con le sigle sindacali che hanno sottoscritto il programma. L’impegno della Fiat resta quello di difendere Pomigliano d’Arco, di garantire la produzione e la vita della fabbrica, ma potrebbe essere rivisto il piano della Nuova Panda che verrebbe sostituito da altri progetti, altre produzioni. Quali al momento non è dato sapere. Inoltre rimane sempre sul tavolo la proposta, svelata nei giorni scorsi da Repubblica, sulla possibile creazione di una newco, una società che rileverebbe le attività di Pomigliano e assumerebbe solo i lavoratori che condividono le nuove regole della Fiat, comprese le deroghe contrattuali e costituzionali.

Non c’è dubbio che il referendum ha risoltoun problema con il giudizio positivo della maggioranza dei lavoratori al piano, ma ne ha aperto altri perchè la Fiat, delusa e anche irritata dal mancato plebiscito che avrebbe isolato la Fiom e rintuzzato le critiche, si interroga su come sarà possibile gestire la produzione di 250.000 vetture all’anno con un terzo dei dipendenti che hanno espresso la loro contrarietà ai nuovi modelli organizzativi e produttivi. L’irritazione del Lingotto traspare nella nota ufficiale diffusa ieri in cui emerge la possibilità di perseguire altre strade, diverse da quella già sottoscritta. Fiat, spiega il comunicato, «lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell’accordo», l’obiettivo è quello «di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri». L’azienda «apprezza il comportamento delle Organizzazioni Sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l’impegno e il significato dell’iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico. La Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano». Il comunicato non parla della Panda, ma di «progetti futuri». Negli ambienti del Lingotto per evitare equivoci si assicura che la Fiat intende salvare la fabbrica e dare lavoro ai dipendenti,mal’esito del referendum merita una riflessione perchè il governo della produzione di un modello importante come la Panda non può essere messo a rischio. Con i sindacati che hanno firmato Fiat discuterà come andare avanti, se mantenere come l’impegno della Panda o se orientarsi su altri modelli. Per ora non esiste alcuna possibilità che la Fiat si sieda al tavolo con la Fiom, nè tantomeno che vengano riviste le condizioni organizzative e produttive della fabbrica ritenute «il minimo indispensabile per poter competere a livello internazionale ». Pomigliano ha scelto, ma la Fiat ci vuole pensare bene.