La Fiat blocca Termini «Scendete dal tetto»

28/01/2010

Stabilimenti sempre più caldi alla Fiat, dopo l’annuncio improvviso – due giorni fa – della messa in cassa integrazione di tutte le fabbriche italiane per due settimane. Gli animi si sono esacerbati, oltretutto, perché la mannaia sui dipendenti è arrivata esattamente 24 ore dopo la distribuzione di un lauto dividendo agli azionisti a parte dell’amministratore delegato SergioMarchionne. I diversi impianti sono entrati in ebollizione,ma come se non bastasse ieri mattina l’azienda ha aggiunto benzina sul fuoco: ha deciso lo stop immediato della produzione a Termini Imerese, con la messa in libertà di tutti i 1350 operai a tempo indeterminato; in pratica, ha spiegato, finché non cesseranno le proteste e l’occupazione del tetto. Senza contare, tra l’altro, che si bloccano così anche i 600 dell’indotto. Male anche il titolo in Borsa, in calo sin dal mattino, fino a raggiungere -4,8% nel pomeriggio. La direzione della Fiat siciliana ha spiegato con un telegramma il perché del blocco dell’assemblaggio della Lancia Y a Termini: «Da alcuni giorni – dice l’azienda – lo stabilimento è teatro di manifestazioni e proteste che in varie forme ne hanno disturbato l’attività lavorativa. Dal 26 gennaio ha avuto la forma di un presidio dei cancelli con blocco delle merci in entrata e in uscita. Il mancato ricevimento di componenti da parte dei fornitori blocca la produzione. Perdurando questa impossibilità di svolgere l’attività, a partire dal 27 gennaio l’azienda è costretta a sospendere dal lavoro tutto il personale, fatto salvo quello strettamente necessario per questioni tecniche e organizzative di presidio degli impianti». Lo stop alle linee, aggiunge Fiat, «sarà revocato non appena si avranno garanzie certe dello scioglimento del blocco e del ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza, compreso l’allontanamento dallo stabilimento delle persone che in questo momento, illegalmente e arbitrariamente, ivi stazionano ». Il riferimento è ai 13 operai della «DeliveryMail», appalto che cura le pulizie dei cassoni, sul tetto da 10 giorni: con altri 5 colleghi, sono stati i primi licenziati della «nuova fase» (quella iniziata con l’annuncio che Termini cesserà di fare auto da fine 2011). Blocchi e proteste non sono mancati anche negli altri stabilimenti. A Pomigliano, i 38 precari della Fiat a cui il contratto è scaduto (e non è stato rinnovato) a fine anno, hanno bloccato la circolazione. Tensioni anche a Mirafiori, dove l’annuncio della cassa – seppure i torinesi ci siano più che abituati – è arrivato come una doccia fredda: alcuni temono che si possa concretizzare la voce secondo cui Fiat avrebbe intenzione di ridurre le linee di produzione, dalle attuali quattro a solo una. Le tute blu si fanno i conti in tasca: le due settimane di cassa, da fare a cavallo tra febbraio e marzo, vogliono dire ben 300 euro in meno in busta paga. Secondo i lavoratori, poi, è un modo con cui Marchionne vuole pressare il governo a varare nuovi incentivi auto. E Marchionne, dal canto suo, ieri è volato a Detroit, dove può occuparsi della Chrysler. I ministri Scajola e Sacconi hanno spiegato di aver saputo delle due settimane di cassa solo dai giornali: Scajola ha definito la misura
«inopportuna», e con Sacconi ha annunciato di voler «riavviare il dialogo».
Si spera sempre. Dall’altro lato, il leader della Cisl Raffaele Bonanni parla di «ricatto»: «Ci fanno trovare 30 mila cassintegrati all’incontro del 29 gennaio con il governo». A questo punto, quindi, tutti guardano al tavolo di domani a Roma. Intanto è confermato lo sciopero di tutto il gruppo per il 3 febbraio.