La favola dei salari che battono l’inflazione

27/10/2005
    giovedì 27 ottobre 2005

      La favola dei salari che battono l’inflazione

      Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti sono sotto l’inflazione reale. L’Istat dà i suoi numeri: a settembre le retribuzioni crescono del 3,1% su base annua, il che ovviamente fa straparlare il ministero del Lavoro («i salari battono l’inflazione»), ma in realtà questo aumento riguarda solo il 58,7% dei lavoratori. Ovvero, quelli che hanno rinnovato il contratto nazionale. Il restante 42%, quindi, ha avuto praticamente nulla.
      Come dice Marigia Maulucci, segretaria confederale Cgil: «Quel 3,1%, spalmato su tutta la platea dei lavoratori, fa circa l’1,8%, percentuale al di sotto dell’inflazione intorno al 2%. Basterebbe questo a far emergere con la dovuta drammaticità la questione salariale, come grande questione nazionale generata dalla sciagurata politica economica di questo governo».

        Alla fine di settembre risultano in vigore 51 accordi che regolano il trattamento economico di circa 7,2 milioni di dipendenti. La copertura risulta totale per quello agricolo e quello edile, e per gli aggregati commercio, pubblici esercizi e alberghi e credito e assicurazioni. Un «grado di copertura elevato» si riscontra nel settore dei servizi privati alle imprese e alle famiglie (73,1%) e in quello dei trasporti, comunicazioni e attività connesse (85,2%), mentre «un livello di copertura più contenuto caratterizza l’industria in senso stretto (47,4%) e una quota decisamente esigua contraddistingue la pubblica amministrazione (18,8%), e al cui interno è da segnalare un grado di copertura nullo per l’insieme dei comparti contrattuali di competenza dell’Aran (i comparti di contrattazione collettiva)».

          Aumento esponenziale, infatti, per gli scioperi: nel periodo gennaio-luglio 2005 il numero di ore non lavorate per conflitti è cresciuto del 24,1% rispetto al corrispondente periodo del 2004.