La favola dei salari che aumentano

03/05/2005
    martedì 3 maggio 2005

      La favola dei salari che aumentano
      Per l’Istat corrono più dell’inflazione. I sindacati: illusione ottica

        Giampiero Rossi

          MILANO È ufficiale: i lavoratori dipendenti guadagnano di più. Tutti quanti. Lo dice l’Istat: le retribuzioni contrattuali corrono più velocemente dei prezzi. L’aumento registrato dall’Istituto di statistica a marzo è del 3,5% tendenziale a fronte di un tasso di inflazione (-1,9%) per le retribuzioni contrattuali dei lavoratori dipendenti (circa 12.255.000). Insomma, come direbbe Forrest Gump, povero è chi il povero fa. Peccato che le cose non stiano proprio così, come fanno notare i sindacati, che contestano il dato diffuso dall’Istat, che definiscono un’«illusione ottica» dovuta agli effetti dei trascinamenti sui salari degli accordi stipulati in ritardo.

            Secondo l’Istat anche le retribuzioni dei dipendenti pubblici sarebbero cresciute in media più dell’inflazione (3,1% tendenziale nonostante i contratti siano scaduti da oltre 16 mesi) ma il settore risente di andamenti molto diversi al suo interno con comparti cresciuti del 12% come militari e difesa e dell’8,9% come le forze dell’ordine e altri fermi (ministeri, enti locali, scuola e ricerca). I tecnici dell’Istituto di statistica sottolineano come nei primi tre mesi del 2005 l’aumento delle retribuzioni contrattuali sia stato del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2004 e come in assenza di ulteriori rinnovi nell’anno (poco probabile visto che sono scaduti da mesi contratti importanti come quelli dei lavoratori pubblici e dei metalmeccanici) l’aumento delle retribuzioni sarà del 3%. I settori nei quali le retribuzioni sarebbero aumentate più rapidamente oltre a militari e forze dell’ordine sono stati l’edilizia (+7,8%), il commercio (+6,2%) ma anche i servizi alle famiglie (+5% per servizi quali scuola, sanità privata ecc). I settori nei quali gli stipendi sono cresciuti più lentamente dell’inflazione sono tra gli altri il metalmeccanico (+1,4%), il credito (+0,8%) ma anche le attività connesse ai trasporti (+0,1%).

              «Ancora una volta l’Istat ci sorprende con effetti speciali – commenta il segretario generale della Funzione pubblica-Cgil, Carlo Podda – le retribuzioni dei lavoratori pubblici sarebbero aumentate del 3.1%. I dati dicono che a fronte dell’assenza di incrementi per ministeriali, enti pubblici non economici ed enti locali, si registra un incremento delle retribuzioni pari al 5.6% in sanità e al 5.9% nelle agenzie fiscali. Si omette però di chiarire che gli aumenti in questi due comparti derivano dall’applicazione, in grave ritardo, dei contratti 2002-2003 e risultano quindi essere gli unici incrementi retributivi dal 2002 ad oggi per tutti questi lavoratori». E il presidente dell’Ires-Cgil, Agostino Megale, aggiunge: «La crescita delle retribuzioni contrattuali del 3,5% a marzo 2005 rispetto a marzo 2004 è un risultato dovuto in gran parte ai rinnovi contrattuali e al recupero delle una tantum. Questo per le categorie che sono riuscite a rinnovare i contratti, mentre, per esempio, i pubblici dipendenti che aspettano il rinnovo del contratto da 16 mesi o i ricercatori che lo aspettano da circa 40 mesi hanno perso fin qui rispettivamente per solo ritardo contrattuale 1.050 e 6.200 euro».

              Insomma, come sottolinea il segretario confederale della stessa Cgil, Marigia Maulucci, «bisognerebbe cambiare la cadenza temporale delle rilevazioni con serie storiche più efficaci e soprattutto bisognerebbe evitare il dato generale che spalma su tutti i lavoratori i risultati dei rinnovi contrattuali di alcuni, diventando così automaticamente sbagliato».

                «I dati nudi e crudi, non aiutano a comprendere la realtà e la complessità della situazione sociale e dell’andamento delle buste paga – avverte Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds – bisogna fornire qualche spiegazione sul loro significato. Tanto per cominciare non si può dimenticare il cosiddetto effetto “cumulo” che deriva da contratti rinnovati scientificamente in ritardo e calcolati con un dato di inflazione programmata estremamente basso che richiede successivamente recuperi salariali più consistenti».