La farmacia comunale fa gola ai privati

23/04/2001

SERVIZI PUBBLICI

Dopo Milano, in rampa di lancio Firenze e Prato nonostante il freno del Viminale sui processi di privatizzazione

La farmacia comunale fa gola ai privati

I municipi continuano a vendere ai grandi gruppi stranieri fino all’80% delle quote azionarie

Nonostante il veto del ministero
dell’Interno la vendita delle
farinacie comunali ai privati
continua. La circolare
interpretativa 15900/1bis del 2
aprile scorso, che avrebbe dovuto
riservare ai soli dipendenti il
diritto di acquisto delle farmacie
(si veda «Il Sole-24 Ore» del 4
Aprile), non ha avuto effetto
perché mai emanata
ufficialmente.

Risultato? Gli 84 punti vendita
dell’Azienda farmaceutica di
Milano sono stati ceduti per 251
miliardi e presto sarà collocato sul
mercato l’80% delle farmacie di
Firenze e di Prato

Ma si cadrebbe in errore pensando
che solo le farmacie siano entrate
nell’obiettivo delle multinazionali

In realtà l’interesse del mondo
economico e finanziano sta
dirigendosi più in generale verso i
cosiddetti servizi alla persona, un
settore solo apparentemente di
minor peso economico.

Mentre l’attenzione nei processi di
liberalizzazione e privatizzazione,
si è concentrata finora soltanto
sui servizi a "rilevanza industriale"
(elettricità, gas, trasporti e acqua)
cercando di regolare nel dettaglio i
vari passaggi dal pubblico al
privato, le farmacie comunali
hanno continuato a macinare
circa 1400 miliardi di fatturato nel
1998 e viaggiano ora verso 2500.

Il mondo delle farmacie pubbliche
italiane è quindi lentamente
fagocitato da colossi come la
Gehe, la multinazionale tedesca
leader in Europa come grossista di
farmaci (oltre 1300 punti vendi_
ta e 21 mila impiegati tra
Germania, Francia, Belgio,
Portogallo, Regno Unito, Irlanda,
Austria, Cecoslovacchia e
ovviamente Italia) che trova una
debole concorrenza da parte di
altri gruppi di minore importanza.
Prova ne sia il fatto che su cinque
privatizzazioni già realizzate si è
aggiudicata le tre più importanti e
ha già presentato offerte per
quelle che verranno.

La scadenza più prossima riguarda
Prato, dove il 30 aprile si
apriranno le offerte di Gehe,
Alleanza Salute, To Life e
Cormifar, partendo da una base
d’asta di 30 miliardi. In questo
caso è stato messo sul mercato il
75% mentre un 5% è stato
riservato ai dipendenti.

Altro appuntamento ravvicinato è
quello delle farmacie di Firenze,
dove per il momento si è in fase di
raccolta delle manifestazioni di
interesse (i cui risultati si sapranno
il 26 di aprile) per la
privatizzazione dell’80 per cento.

Il caso di Firenze è già macchiato
dalle dimissioni dei presidente
dell’Azienda che, in disaccordo
con il Consiglio comunale,
trovava sbagliata la decisione di
vendere (il prezzo base dovrebbe
essere 80 miliardi) le 21 farmacie
che forniscono un utile operativo
annuo di oltre tre miliardi.
L’assessorato alle Società
partecipate del Comune risponde
che "si va avanti nel percorso
perché risponde alla normale
evoluzione culturale che l’Italia sta
artraversando".

Cosa ne pensa chi ha già vissuto
da tempo la privatizzazione «Dal
un punto di vista del lavoro
quotidiano non è cambiato nulla,
anzi possiamo dire di avere
registrato un margine maggiore di
efficienza afferma Marcello
Baldacci, presidente dell’Anifa Spa
di Rimini, la prima azienda a
essere stata privatizzata in Italia e
a un prezzo piuttosto basso se
confrontato con quelli attuali – e
credo che ora i prezzi siano
piuttosto inflazionati, ma
probabilmente si tratta di una
bolla che non durerà in eterno.
Personalmente giudico
positivamente il processo di
privatizzazione. È interesse
pubblico generale che il mercato
dei farmaci resti un mercato a
prezzi amministrati, sottoposto a
rigido controllo delle Autorità
Sanitarie, ma non mi pare
necessario includere in questo la
titolarità del servizio
farmaceutico, la proprietà dei
locali e dei beni atti a rendere il
servizio. E il Comune deve essere
libero di decidere cosa fare della
propria azienda».

A dispetto dei diversi schieramenti
sull’opportunità o meno della
privatizzazione dei servizi a
rilevanza sociale, le farmacie
comunali non perdono tempo e
intanto si trasformano in Spa.

Ma non si perde tempo nemmeno
nel settore dei servizi funerari e
cimiteriali, dove le cifre si
moltiplicano. I 570.000 decessi
medi annui, sono gestiti da un
mercato polverizzato di circa
6.000 operatori privati cui si
aggiungono i servizi gestiti dai
Comuni (circa 6.500) attraverso
aziende speciali, gestioni in
econonua o società per azioni Un
fatturato di 5.000 miliardi di lire
equamente divisi tra la gestione
dei cimiteri e il servizio funerario.

Anche in questo caso le gestioni
comunali si trasformano in
aziende speciali (la più recente
è l’Asef di Genova) e in società
per azioni e si trovano di fronte
alla scelta. vendere ai privati o
rafforzare la presenza italiana in
Europa?

Gian Luca Spitella

PASSAGGIO DI MANO: Comuni che hanno privatizzato o stanno per cedere quote delle farmacie

Farmacie Punti Quote Acquirente Prezzo

comunali vendita privatizzate (miliardi)

PRIVATIZZATE

Bologna 36 80 Gehe 117

Rimini 8 73 Gruppo E.Moss Ltd 24

Cremona 15 80 Gehe 50

Milano 84 80 Gehe 251

Grosseto 5 49 Codifarma 13,5

IN FASE DI PRIVATIZZAZIONE

Firenze 21 80

Prato 14 75 Dopo il 30 aprile base d’asta

30 mld