La famiglia mette all´asta Coin

27/07/2004


            martedì 27 luglio 2004

            Pagina 33 – Economia

            Fatica a decollare il piano di riassetto, già in campo diversi pretendenti per il gruppo veneto
            La famiglia mette all´asta Coin
            "Fondi interessati, pronti a cedere"
            A Vitale & Associati e Jp Morgan il mandato a cedere anche l´intera quota del 61,8%
            WALTER GALBIATI

            MILANO – I fratelli Coin, Piergiorgio e Vittorio, sono pronti a cedere l´azienda di famiglia. Dopo essersi scannati per molto tempo e aver portato l´azienda sull´orlo del fallimento, i due rami della famiglia veneta hanno deciso di prendere in considerazione la possibilità di cedere l´intera quota di controllo del gruppo, che attualmente è pari al 61,8% del capitale.

            Il mandato è stato affidato per la parte finanziaria a una banca internazionale, la Jp Morgan, e per quella industriale alla Vitale & Associati. In corsa per aggiudicarsi la catena dei negozi vi sono gli stessi fondi di investimento che avevano chiesto di rilevare una partecipazione di minoranza nella controllata Oviesse, ovvero L Capital, Bs Private Equity, Investitori Associati, Vestar, Private Equity Partners, Pai e Vestar e 3i. Ma, secondo fonti vicine alla famiglia, solo questi ultimi tre fondi sarebbero rimasti veramente in gara.

            L´operazione non è di piccole dimensioni e nemmeno semplice, visto che la capitalizzazione del gruppo è intorno ai 350 milioni di euro e il debito netto a fine marzo era di altri 330 milioni. Per di più il gruppo sta attraversando un momento non proprio felice della propria storia e sta lavorando assiduamente al rilancio. La difficile fase è stata fotografata dal risultato netto dell´ultimo esercizio, quando le perdite a fronte di un fatturato di 1,2 miliardi di euro si sono attestate a 196 milioni di euro.

            La recente uscita dal mercato tedesco, una vera e propria voragine nei conti, ha tuttavia dato modo alla società di tornare in nero nel primo trimestre di quest´anno. Ad aprile il risultato operativo consolidato è stato di 4,7 milioni di euro e il margine operativo di 17,6 milioni di euro. Il vero problema ora è l´abbattimento del debito che per gli impegni profusi nella chiusura dei negozi in Germania è volato dai 132,2 milioni di euro di fine anno agli attuali 330 milioni, tutto finanziato dal sistema bancario. Il gruppo, infatti, ha a disposizione linee di credito per 271 milioni, derivanti dall´accordo siglato con le banche (Capitalia, Intesa e Unicredit) ad agosto 2003, cui si aggiungono altri 52 milioni di euro erogati a fine giugno quando Coin ha estinto un credito di 48 milioni di euro. L´uscita di scena della famiglia in ogni caso non farà entrare liquidità nelle casse del gruppo, ma probabilmente costringerà i nuovi acquirenti o a lanciare nel giro di breve tempo un aumento di capitale o a cedere a loro volta qualche asset del gruppo. Il passaggio di mano della quota di controllo, inoltre, dovrebbe far scattare l´opa obbligatoria sull´intero capitale, incrementando ulteriormente l´impegno dei nuovi entranti. Come a dire che tra debiti, aumenti di capitale e Opa, c´è poco spazio per un premio di maggioranza per la famiglia.