La droga dell’economia

15/10/2004






 
   
venerdì 15 ottobre 2004
IL CAPITALE


 

La droga dell’economia
Credito al consumo Negli Usa è servito a Bush per gonfiare la crescita economica. In Italia è un business in crescita da 80 miliardi, una torta che si spartiscono i grandi gruppi industriali e gli istituti di credito

MARIO BUONACCORSO


Il mercato del credito al consumo in Italia è una torta in continua espansione. Se negli Stati Uniti è la leva che è servita a Bush per drogare la ripresa, da noi è un fenomeno in crescita. Alla fine del 1998 il giro d’affari ammontava a 27 miliardi di euro, a fine 2003 a più di 55 miliardi ed entro il 2006, secondo le previsioni di Banca Imi e Prometeia, dovrebbe raggiungere gli 80 miliardi. Nonostante il grande dinamismo del mercato italiano, i numeri del credito al consumo sono ancora ridotti rispetto a quanto si verifica nel resto d’Europa e negli Usa. A fine 2003 il giro d’affari in Germania era di 120 miliardi di euro, in Francia di 128, in Gran Bretagna di oltre 250, in Spagna a livelli italiani ma con una popolazione nettamente inferiore, negli Stati Uniti di oltre 2000 miliardi di dollari. A dividersi la torta italiana ci pensano istituzioni finanziarie non bancarie, come Agos Itafinco, Linea del gruppo Banche Popolari e Compass del gruppo Mediobanca, banche tradizionali che hanno direttamente elaborato linee di credito al consumo, come Banca Intesa con Prestintesa e San Paolo Imi, e banche specializzate, come Findomestic, Clarima di Unicredit, Consum.it del Monte dei Paschi di Siena. E spazio ce n’è per tutti. Lo hanno capito gruppi stranieri come lo spagnolo Santander Central Hispano, partner di Finconsumo Banca, Deutsche Bank che controlla Prestitempo, lo stesso operatore che gestisce la concessione di prestiti personali per le Poste italiane, e numerose società finanziarie, che sono nate come i funghi negli ultimi anni.

Tutte promettono di realizzare subito i sogni dei consumatori e assicurano un pagamento con «comode rate».Le cause della forte diffusione del credito al consumo degli ultimi anni sono principalmente da ricercarsi nel generale impoverimento del paese e nella crescente insicurezza economica che caratterizza sempre di più la vita delle famiglie italiane. Secondo le associazioni dei consumatori, la sola speculazione derivante dall’introduzione dell’euro avrebbe sottratto alle famiglie a reddito fisso 50 miliardi di euro.

Una famiglia su tre è perciò costretta a contrarre dei debiti unicamente per arrivare a fine mese. Il profilo medio di chi ricorre al credito al consumo è rappresentato da persone con età tra i 30 e i 45 anni, un reddito fisso, un mutuo per la casa e figli in età scolare. Oggi non esiste prodotto che non sia acquistabile a rate: dall’automobile all’arredamento, dall’elettrodomestico sino ai libri di testo, alle vacanze e ai generi di prima necessità. Praticamente tutte le catene della grande distribuzione hanno creato proprie carte di credito e di debito, che consentono ai consumatori di rinviare o rateizzare i costi della spesa. Il classico compri oggi, paghi domani.

Una misura studiata per porre rimedio allo stallo dei consumi di beni e servizi che al momento caratterizza l’economia del nostro paese. I dati Istati evidenziano, infatti, come i consumi siano al palo (un aumento dello 0,8% nell’anno in corso per la spesa delle famiglie residenti) e di segno negativo le vendite al dettaglio (una riduzione del 2% medio da gennaio a giugno 2004 sullo stesso periodo dello scorso anno). Soprattutto i consumi alimentari continuano a segnare il passo. Dai risultati dell’Osservatorio Ismea-Nielsen sugli acquisti domestici emerge a luglio un calo tendenziale (vale a dire rispetto allo stesso periodo del 2003) del 4% in volume e dell’1,1% in termini di spesa. E le previsioni per il 2005 non sono confortanti. Secondo il centro studi di Confcommercio «la domanda delle famiglie italiane dovrebbe continuare ad evidenziare una dinamica non particolarmente accentuata con una crescita stimata dell’1%, con un tasso più contenuto per la componente relativa ai beni, in conseguenza di un moderato aumento dei redditi (da lavoro e finanziari).»

È facile comprendere, allora, come il credito al consumo sia per molte famiglie l’unico modo per andare avanti. Nella crescita del settore il calo dei tassi di interesse sui finanziamenti ha giocato un ruolo importante, poiché ha reso possibile soddisfare le esigenze di credito a costi accettabili. E anche le procedure di valutazione delle domande sono state velocizzate consentendo di arrivare all’erogazione in tempo reale dei prestiti. Anche se rimane per molti il problema dell’accesso al credito. Gli stessi che poi magari sono costretti a rivolgersi a finanziarie di dubbia moralità. Il principio che sorregge il sistema è che «sostenere i consumi stimola la domanda interna, con conseguenti vantaggi per l’economia». È quanto ha affermato il direttore generale di Bankitalia, Vincenzo Desario, inaugurando il convegno delle federazioni europee sul credito al consumo tenutosi a inizio ottobre.

Diversi analisti avvertono, però, che se l’aumento o il mantenimento del tenore di vita non fanno più leva sull’incremento del reddito reale (ossia sulla diminuzione del costo della vita), ma in via principale sulla produzione di credito e sul ricorso al debito, ci si trova di fronte a una crescita solo apparente, indotta dall’effetto ricchezza prodotto dalle bolle, aumenti vertiginosi dei prezzi che non corrispondono al reale valore dei beni. Il caso emblematico a questo proposito è offerto dagli Stati Uniti. Tutta la sostenibilità del sistema economico americano dipende dal tasso di interesse fissato dall’autorità monetaria in prossimità della soglia minima con il chiaro intento di sostenere i consumi delle famiglie. La facilità con cui il credito al consumo è concesso induce le persone ad avere debiti personali elevati e questo è diventato un meccanismo fondamentale per il mantenimento di un’economia drogata. Il credito al consumo è arrivato a circa il 30% delle entrate personali delle famiglie americane. Basta un lieve rialzo dei tassi d’interesse o un aumento del costo del petrolio affinché milioni di famiglie siano costrette a dichiarare bancarotta (negli Stati Uniti anche le famiglie, oltre alle aziende, possono farlo). È quanto si è verificato di continuo in questi ultimi anni, dato che l’indebitamento delle famiglie non può andare avanti all’infinito. Certo sull’economia delle famiglie americane pesano i costi esorbitanti per la sanità e l’istruzione. E inoltre l’indebitamento è negativo solo quando non è commisurato alla capacità di reddito di chi sottoscrive il prestito. Resta però il punto che il modello americano oggi trova molti estimatori in Europa. Sostenere la domanda con le politiche creditizie, a fronte di una riduzione dei salari reali, come quella che, per esempio, si è verificata in Italia tra il 2000 e il 2003, può condurre – è questa la preoccupazione di molti addetti ai lavori – a una crisi finanziaria di vaste proporzioni, con effetti devastanti sull’intera economia mondiale. I soliti pessimisti? Quello che sembra sicuro è che il mondo occidentale sta vivendo ormai da lungo tempo al di sopra delle proprie possibilità. E prima o poi i debiti si pagano.