La «doppia G» parla francese

05/11/2003



      Mercoledí 05 Novembre 2003

      FINANZA E MERCATI


      La «doppia G» parla francese

      Pinault assicura sull’autonomia della maison, inglobata nella scuderia

      MICHELE CALCATERRA


      DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
      PARIGI – «Il divorzio con Ppr era inevitabile – dichiara un analista -, ma è positivo che la separazione sia stata amichevole». Il passaggio di consegne di Domenico De Sole e di Tom Ford alla testa di Gucci avverrà dunque in maniera morbida, "spalmata" sui prossimi sei mesi. Senza fretta. Tanto che le collezioni autunno­inverno 2004 saranno ancora firmate dallo stilista americano. È vero però, anche, che con l’uscita di scena della coppia che aveva "gelosamente" preservato l’indipendenza di Gucci (fino a scatenare un’aspra battaglia tra Ppr e Lvmh), la maison italiana diventerà a tutti gli effetti una società della "scuderia" Pinault. È chiaro comuqnue che non sarà facile per Serge Weinberg, presidente di Ppr (la capogruppo della famiglia Pinault che detiene oltre il 67% della maison italiana), rimpiazzare due "pesi da 90" come De Sole e Ford che hanno fatto la fortuna di Gucci. Ma non sarà una missione impossible. Secondo Weinberg, infatti, l’azienda italiana, il suo marchio e le sue controllate, hanno grandi potenzialità di sviluppo. E poi, Ppr ha sempre avuto un approccio professionale con le sue partecipate in modo da esaltarne l’autonomia e l’identità. Di certo non sarà Weinberg a sostituire De Sole, ma sarà il presidente di Ppr a dire l’ultima parola sulla scelta del nuovo vertice e sull’offerta che dovrebbe portare a rilevare nel prossimo futuro il 100% del gruppo fiorentino – la quota da finanziare è già da ora ampiamente coperta grazie a disponibilità liquide pari a 5 miliardi di euro – e alla cancellazione del titolo dalla Borsa. È chiaro, comunque che tra Ppr e Gucci ci sarà una sorta di riavvicinamento dato che i rapporti, nel recente passato, non sono stati proprio idilliaci a causa di vedute e di interessi non sempre collimanti. Del resto Gucci è il "pivot" centrale attorno a cui ruota la nuova strategia di sviluppo di Ppr, basata sul lusso e sulla moda.
      Da affiancare a business più tradizionali e di successo come quelli della grande distribuzione (Fnac e Conforama) e dei grandi magazzini (Printemps) che rappresentano l’80% del giro d’affari e il 60% del risultato, dopo che nei mesi scorsi è stata fatta un’importante pulizia del portafoglio con la cessione del credito al consumo (Finaref). Mentre in futuro, anche se non c’è urgenza, potrebbe essere ceduta anche la Rexel.
      Nel recente passato Weinberg ha ripetuto che il polo costruito attorno a Gucci, vale a dire Ysl, Bottega Veneta, Boucheron e Sergio Rossi, sta crescendo bene, e ieri ha ribadito che non si profila alcuna cessione. Anche se il primo obiettivo è quello di rendere queste società redditizie.
      Una sfida che richiederà ancora tempo e che impone di non commettere alcun errore nella scelta del nuovo vertice di Gucci. Al di là di tutto, è bene che ci sia stato finalmente un chiarimento definitivo. Weinberg negli ultimi tempi era infatti sembrato l’uomo debole del gruppo. Un vaso di coccio schiacciato da una parte dalla famiglia Pinault e dall’altra da De Sole. Invece, il presidente di Ppr sta gradualmente riuscendo nel suo intento di traghettare il gruppo in acque più tranquille, pur avendo dovuto compiere forti sacrifici per digerire il "boccone" Gucci. Una vittoria dunque? Non è certo in questi termini che bisogna analizzare la situazione. La ristrutturazione di Ppr non è infatti ancora del tutto ultimata e Weinberg è uomo prudente.
      Ora tutto dipende dalla scelta dei successori di De Sole e di Ford. Mentre desta serie preoccupazioni l’evoluzione del litigio americano su Executive Life di François Pinault. Se l’imprenditore fosse condannato a pagare un’ammenda di entità rilevante, avrebbe sicuramente ricadute negative non solo sulla holding Artemis, ma probabilmente a cascata anche sugli altri asset del gruppo.