La doppia faccia dell’Italia che paga i condoni

15/07/2005
    venerdì 15 luglio 2005

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    UN ANNO FA IL PREMIER QUASI GIUSTIFICAVA LA TRUFFA AL FISCO. ADESSO L’ATTACCA FRONTALMENTE

      La doppia faccia dell’Italia che paga i condoni

        Il grande problema
        dell’amministrazione
        tributaria è l’Iva
        Il 34% dell’imposta
        non finisce all’Erario

          Stefano Lepri

            ROMA
            L’evasione fiscale è intollerabile, oppure si evade perché le tasse sono troppo alte? Il voltafaccia che l’opposizione rimprovera al presidente del consiglio corrisponde a una doppia faccia degli italiani. Una maggioranza considera l’evasione intollerabile, ma quanto a indicarne le cause una bella fetta di cittadini, più alta tra i lavoratori autonomi e le persone meno istruite, dà la colpa alle tasse troppo alte, mentre un’altra, prevalente tra i lavoratori dipendenti e tra i laureati di qualunque professione, la dà alla mancanza di controlli, secondo un sondaggio svolto dalla Demoskopea due anni fa.

              «Se lo Stato ti chiede più di un terzo o molto di più di un terzo di quello che hai guadagnato ti ingegni per trovare dei sistemi elusivi o addirittura evasivi» disse Silvio Berlusconi nell’autunno scorso, in visita al comando della Guardia di Finanza. Un italiano su due pensa che i condoni siano stati un regalo all’evasione; e di fatto negli ultimi anni, dopo i condoni, è diminuito fortemente il gettito da evasione fiscale accertata. Nel 2001 gli incassi da ruoli esattoriali ammontavano a 2,3 miliardi di euro; nel 2002 sono scesi a 1,6, nel 2003 e nel 2004 a 0,9 miliardi. Ma c’è anche la colpa del cattivo funzionamento del sistema delle riscossioni, che ora il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco si propone di riformare.

                Che i condoni, specie se ripetuti, inducano i contribuenti a evadere di più in seguito è opinione condivisa da gran parte degli esperti fiscali del mondo. Nel suo ultimo rapporto sull’Italia, l’Ocse scrive che «i condoni, se non accompagnati a sanzioni credibili per il ripetersi dei comportamenti irregolari, possono ridurre la base imponibile». Tuttavia non è facile dimostrare che questo avvenga. Ci hanno provato due economisti, Silvia Fedeli ed Ernesto Zangari: secondo i loro calcoli la dinamica del gettito dell’Iva, la più evasa delle imposte, è rallentata dopo Tutti i grandi condoni del nostro passato, quello più limitato del 1989, quello «tombale» del 1991 (ministro Formica), e il concordato di massa del 1994 (Tremonti).

                  Far pagare l’Iva è il grande problema dell’amministrazione tributaria italiana. Secondo il centro studi tedesco Cesifo, la discordanza tra contabilità nazionale e gettito fiscale suggerisce che questa imposta applicata con criteri omogenei, pur se non con identiche aliquote, in tutta l’Unione europea, è evasa in Italia al 34%, in Spagna al 23%, in Francia solo all’8%. A livello spicciolo, la frode consiste nel non fare le ricevute fiscali o gli scontrini. Su larga scala, si fa con le false fatture per acquisti inesistenti, intestate a società fantasma, che vengono computate tra i costi.

                    Proprio per combattere le false fatture l’Agenzia delle Entrate preme perché sia reintrodotta l’indicazione obbligatoria dell’elenco clienti e fornitori nelle dichiarazioni Iva. In questo modo il riscontro potrebbe essere controllato più celermente. Siniscalco aveva inserito la norma nella legge finanziaria 2005 ma il Parlamento l’ha bocciata; quasi certamente riproverà con la finanziaria 2006. Un’altra delle misure allo studio è reintrodurre sanzioni penali contro che evade l’Iva per più di 50.000 euro.

                      Un altro tipo di frode in grande crescita consiste nelle finte esportazioni (l’export, anche in un altro Paese dell’Unione europea, è esente da Iva) dirette a prestanomi: coinvolge in modo crescente anche le auto. Qui è più difficile intervenire alla radice, spiegano i tecnici, perché le regole dell’Iva sono europee, secondo un «regime transitorio» che come molte cose transitorie rischia di diventare permanente. Ma in fondo, proprio perché l’evasione è tale, i dati sfuggono: se dal 2003 al 2004 l’Agenzia delle Entrate a parità di numero di controlli ha individuato una somma di evasione più che doppia, sono diventati più bravi i suoi funzionari, o più sfacciati gli evasori?