La donna delle pulizie ha il velo La Lega Nord la vuole cacciare

08/01/2010

Sembrerebbe che martedì 5 gennaio un collega dell’onorevole Alessandro Savoi, consigliere per la Lega Nord della Provincia autonoma di Trento, sia entrato alle sette del mattino negli uffici del gruppo e abbia trovato addormentata sul divano la signora addetta alle pulizie. E abbia costatato che detta signora è «di chiara fede mussulmana», come scritto nero su bianco nella lettera consegnata ieri, personalmente a mano, dallo stesso Savoi agli uffici del presidente Kessler. La lettera chiede l’allontanamento della signora dagli uffici e la sua sostituzione con «un trentino o quantomeno un italiano». «Tutte balle!», reagiscono nei corridoi della Povo coop 81, dove ricordano, per sentito dire, che uno sorpreso a dormire ci fu un paio d’anni fa, e trattavasi di autoctono, «magari di simpatie leghiste». La lettera – prima che al presidente, era arrivata al quotidiano locale “Il Trentino” – ha ricevuto una lapidaria risposta dall’ufficio di Presidenza: «Irricevibile, ogni riferimento alla presunta fede o alla provenienza geografica dei lavoratori è discriminatorio e incostituzionale».
Savoi, raggiunto per telefono, ci tiene proprio a precisare che non ha niente da ridire «sulla bravura e bontà del servizio».E quanto a quel riposo sul divano, bontà sua, «poteva succedere anche a un italiano». Sottolinea che il punto è proprio quella appartenenza chiara alla fede mussulmana: «Potrebbe prendere visura di documenti, di segreti». Segreti?
«Carte del Federale di Milano, di Bossi. Non siamo mica l’Udc, noi. Potrebbe rovistare fra le carte». È mancato qualcosa? «No, niente» però «noi facciamo lotte anti-islamiche forti, chiare e precise, raccogliamo firme contro le moschee». C’è anche il fatto che a un altro leghista, l’onorevole Fugatti, qualcuno ha promesso che se va a Rovereto «non la passa liscia». Trattasi, però, di minacce italiane. Che fate, chiedete anche uno screening politico? «No, no», insiste Savoi. È proprio che nelle loro stanze non vogliono che entri qualcuno di «fede mussulmana».
ESCALATION
Il consigliere Pd Mattia Civico considera che si è passato, e di molto, il segno: «È gravissimo discriminare le persone a partire dalla religione». Savoi, per il quale il Trentino non è più «l’isola felice di una volta», replica con l’immancabile: «Non è razzismo, la signora può essere adibita ad altre mansioni». Lei, la presunta «spia islamica», ha telefonato alla Povo 81, per dire se non fosse il caso di darle un altro lavoro. «Non se ne parla proprio», ha risposto Alessandro Barbacovi, presidente della coop: «la signora è irreprensibile, nonostante sia un impegno disagevole andare alle cinque del mattino per un’ora a fare le pulizie. Non ci sono state mai lamentele, nemmeno telefoniche, nei suoi confronti». «Per noi – precisa ancora il presidente della cooperativa di lavoro – lavorano 150 persone, italiane e straniere, tutte regolari, e consideriamo inaccettabile ogni discriminazione». L’escalation pubblicitaria della Lega Nord si è intensificata, negli ultimi tempi. Sono andati ad appendere un crocifisso in consiglio regionale, chiedendo che fosse messo in ogni luogo pubblico. A larga maggioranza l’odg della Lega è stato respinto e il crocifisso è stato rimosso. «Non è proprio il caso di fare spallucce, quelle smargiassate sono pericolose», dice Michele Nardelli, presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani. Spiega: «Il partito di Bossi parla alla pancia, dà legittimazione a comportamenti razzisti». La società trentina è ben integrata, però «se si raccolgono le firme pro o contro il crocifisso si fa appello a sentimenti radicati e a paure ataviche». Cose da prendere sul serio.