“La domenica sarà sempre festa”

20/12/2002

20 dicembre 2002

 
 
Pagina 12 – Cronaca
"La domenica sarà sempre festa"
Maroni: la tradizione non cambia e neanche la busta paga
          Dopo la bufera provocata dalla direttiva europea, il governo corre ai ripari "Dobbiamo comunque adeguarci all´Ue anche senza l´accordo tra le parti sociali"
          Il sottosegretario Sacconi che ha sollevato il caso: "Tempesta mediatica"

          GIANCARLO MOLA

          ROMA – Non ci sono più dubbi, ormai: domenica è sempre domenica. E così sarà anche per il futuro. Il governo ha infatti annunciato che in Italia il riposo settimanale continuerà a rispettare il dettato biblico, difeso con ardore dai cattolici e adottato con soddisfazione anche dai laici. Comunque vada la trattativa fra le parti sociali sul recepimento della direttiva europea sull´orario di lavoro, l´esecutivo non usufruirà, quindi, della facoltà – concessa dall´Unione – di scegliere un giorno festivo diverso dalla domenica.
          Il caso è chiuso quindi, a meno di improbabili colpi di scena. È lo stesso Roberto Maroni a spiegarlo: «La domenica resterà un giorno di riposo, come è sempre stato nella tradizione italiana», ha detto ieri mattina il ministro del Welfare. Che poi ha aggiunto: «Purtroppo le parti non hanno raggiunto l´auspicato avviso comune sulla direttiva. Comunque hanno ancora tempo fino al nove gennaio. Se entro quella data non ci sarà un´intesa, il dieci gennaio il governo presenterà la sua proposta, mantenendo la domenica come giorno di riposo. E nelle buste paga dei lavoratori non cambierà nulla».
          La domenica, infatti, è l´occhio di un ciclone di proporzioni ben diverse e distruttive. Non è il riposo settimanale a dividere i sindacati e gli imprenditori nella trattativa, ma tutto quello che ci ruota intorno. A partire dalle maggiorazioni salariali per i dipendenti chiamati a lavorare la domenica, che in futuro saranno inevitabilmente sempre più numerosi. E per finire con gli straordinari, una delle questioni più generali chiamate in causa dalla direttiva 34 del 2000.
          È stato proprio per accelerare l´accordo, probabilmente, che il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, mercoledì, aveva minacciato anche la possibilità di rivedere il regime dei riposi settimanali: «La direttiva europea non indica la domenica come giorno festivo», erano state le sue parole. Una dichiarazione che però aveva innescato una incontrollabile catena di reazioni. Contrari i cattolici, con i vescovi in prima linea a chiedere addirittura un referendum contro l´eventuale decisione del governo. Contrari i sindacati, ben consapevoli di quale fosse la posta in gioco. Contrari i partiti di entrambi gli schieramenti: la domenica è riuscita a mettere d´accordo finanche il verde con simpatie no-global Paolo Cento e il responsabile delle politiche familiari di Alleanza nazionale Riccardo Pedrizzi.
          Nel frattempo, l´Unione europea si è preoccupata di chiarire, ancora una volta, che gli stati membri sono liberissimi di scegliere (e infatti hanno tutti, con l´eccezione della Francia, già recepito la direttiva mantenendo la festività domenicale). «L´Ue non ha affatto abolito da domenica», ha detto ieri a Bruxelles Andrew Fielding, portavoce del commissario europeo al lavoro.
          Per placare gli animi – e tranquillizzare milioni di italiani – il governo ha deciso così di mandare in campo ben tre ministri. Dopo Maroni è intervenuto Antonio Marzano, responsabile delle Attività produttive: «Da liberale cattolico sono affezionato alla domenica». Poi è stata la volta di Rocco Buttiglione (Politiche comunitarie): «Abbiamo fatto molto rumore per nulla, ma la domenica continuerà ad essere quella che è sempre stata per gli italiani». Infine è arrivato lo stesso Sacconi, che dopo aver aperto il caso si è prodigato per seppellirlo. Così: «È stata una tempesta mediatica in un bicchiere d´acqua».