La domenica resta giorno di riposo

20/01/2003




Sabato 18 Gennaio 2003
ITALIA-LAVORO



La domenica resta giorno di riposo

Primo sì del Governo alla direttiva Ue sugli orari: evitate le sanzioni di Bruxelles

SERENA UCCELLO


MILANO – La domenica continuerà ad essere il giorno di riposo settimanale. Nero su bianco è questo uno dei principi più importanti del decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sull’orario di lavoro presentato ieri in Consiglio dei ministri. Il provvedimento dovrà andare ora andare all’esame della Conferenza Stato Regioni, successivamente delle commissioni Lavoro di Camera e Senato per poi tornare a Palazzo Chigi per il via libera definitivo. Oltre al riposo settimanale il decreto, che si rivolge a tutti i settori di lavoro – ad eccezione della «gente di mare e del personale di volo» – prende in esame anche gli altri aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, dal riposo notturno alla definizione dello straordinario. La durata dell’orario "normale" di lavoro è fissata in 40 ore settimanali, un tetto che potrà salire fino a un massimo di 48 ore con il lavoro straordinario. Nel dettaglio, comunque, spetterà ai contratti collettivi specificare le modalità di calcolo e di organizzazione dello straordinario. Anche perché il testo prevede un meccanismo attraverso il quale la durata media dell’orario potrà essere calcolata facendo riferimento a un periodo di quattro mesi. Quanto al lavoro notturno saranno sempre i contratti collettivi a stabilire i requisiti dei lavoratori che potranno essere inclusi in questo tipo di attività. I turni non potranno durare più di otto ore e la loro introduzione dovrà essere sottoposta alla valutazione delle rappresentanze sindacali. Il testo del Governo riserva una tutela particolare alle lavoratrici che non potranno svolgere i turni notturni durante tutto il periodo della gravidanza e della maternità. Un altro capitolo riguarda le ferie: il periodo previsto nel testo è di almeno quattro settimane all’anno. La presentazione del decreto «è stata – ha spiegato il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi – un doveroso adempimento senza il quale l’Italia sarebbe stata condannata a pesanti sanzioni. Le decisioni più importanti sono rinviate alla contrattazione collettiva e i cambiamenti necessari non potranno che essere graduali e condivisi. Ci auguriamo ora che le parti sociali, dopo l’infruttuoso tentativo di un avviso comune, riprendano a confrontarsi». Dopo il passaggio di ieri in Consiglio dei ministri il varo definitivo del provvedimento dovrebbe arrivare entro l’estate. Il Governo punta ad accelerare i tempi dal momento che l’Italia avrebbe dovuto recepire il testo entro il 23 novembre del 1996. Già in ritardo, nel 1997 c’era stato un primo tentativo con la sigla di un avviso comune delle parti sociali mai però trasformato in legge. A distanza di cinque anni, e dopo che la legge comunitaria 2001 aveva delegato il Governo a emanare entro un anno un decreto per recepire la direttiva Ue, lo scorso settembre le parti sociali hanno avuto una nuova fase di confronto che non si è tradotta in alcuna intesa. A causa di questi rinvii l’Italia è l’unico Paese della Ue a non avere adottato la normativa europea.