La distribuzione: rischio-federalismo per la riforma

19/12/2001

Il Sole 24 ORE.com









    La distribuzione: rischio-federalismo per la riforma
    Vincenzo Chierchia
    ROMA – La distribuzione moderna lancia l’allarme sulla recente riforma costituzionale che ha introdotto il federalismo, decentrando alle Regioni i poteri sul commercio. Al tempo stesso, come sottolinea una recente indagine elaborata dalla Ancd-Conad, a oltre tre anni dal varo ufficiale, la riforma del commercio prevista dal decreto Bersani del ’98 ancora non è pienamente attuata. Ieri a Roma l’Ancd-Conad ha dunque organizzato un confronto per fare il punto sulle prospettive alla luce della recente riforma costituzionale. Da più parti sono stati sottolineati i pesanti rischi che il settore commerciale corre. «C’è troppa disparità tra le Regioni – ha sottolineato Camillo De Berardinis, amministratore delegato del Conad – stiamo assistendo ad amministrazioni che vanno in ordine sparso, con quelle del Nord che si sono dimostrate più restrittive rispetto alle amministrazioni del Mezzogiorno. È molto difficile pianificare gli investimenti per gruppi nazionali». «In questo modo – ha aggiunto Roberto Dessì, segretario generale della Ancd-Conad – le imprese italiane sono ancora una volta condannate a uno stato di debolezza e lo scenario che ci si presenta davanti non è confortante, perché corriamo il rischio di una vera e propria anarchia». Come ha rilevato Ida Dentamaro, componente della Commissione Affari costituzionali del Senato, andranno precisati meglio tutti gli aspetti legati alla garanzia dei livelli di concorrenza in Italia. Sicuramente – ha aggiunto la Dentamaro – sono anche ipotizzabili delle iniziative speciali, anche da parte del Governo, per assicurare che i livelli di accesso al mercato e quindi di concorrenza tra le imprese nel mercato, vengano assicurati. L’ipotesi di commissari ad acta in questo senso – ha aggiunto – è un’ipotesi percorribile». L’entrata in vigore del federalismo del settore commerciale, come rilevano anche in ambienti del ministero delle Attività produttive, ha portato al blocco totale del processo di liberalizzazione del settore dei pubblici esercizi. Un regolamento che si riallacciava alla deregulation introdotta dalla legge Bersani per il commercio era pronto da mesi ma attualmente è annullato, visto che tutte le competenze stanno passando alle Regioni, e quindi si apriranno tanti fronti nuovi con i quali le società del settore dei pubblici esercizi dovranno confrontarsi. L’Ancd ha poi presentato gli ultimi dati dell’osservatorio sull’applicazione della riforma Bersani. Ne è emerso un bilancio sostanzialmente positivo, anche se permangono alcuni fattori critici. A distanza di oltre tre anni e mezzo dall’approvazione della riforma, il quadro dei provvedimenti regionali è completato per quanto riguarda gli indirizzi di programmazione commerciale e i criteri di programmazione urbanistica. L’indagine ha sottolineato che permane ancora un fattore di ostacolo alla completa attuazione della riforma avviata nel ’98 sul fronte delle amministrazioni locali. Si tratta della questione dell’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali agli indirizzi e ai criteri regionali che crea nello stesso tempo non poche difficoltà e ostacoli alle esigenze di sviluppo delle imprese commerciali, in particolare per le medie strutture di vendita, vista la complessità procedurale e i tempi lunghi necessari per apportare varianti agli strumenti urbanistici. Un primo monitoraggio effettuato in sede ministeriale insieme all’Anci ha permesso comunque di constatare che il processo di adeguamento degli strumenti urbanistici almeno nelle grandi aree è iniziato ma sicuramente è lontano dall’essere concluso a livello estensivo.
    Mercoledí 19 Dicembre 2001
 
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