La disoccupazione tocca il minimo storico

20/06/2007
    mercoledì 20 giugno 2007

    Pagina 3 – Economia

    La disoccupazione tocca il minimo storico

      Ma i salari sono i più bassi d’Europa e cresce il numero di chi non cerca più un lavoro

        di Giampiero Rossi

        NUMERI La disoccupazione, in Italia, continua a calare e raggiunge i suoi minimi storici. Nel primo trimestre, dicono i dati Istat diffusi ieri, il tasso è arrivato al 6,4%, rispetto al 7,6% dello stesso periodo del 2006, mentre il dato destagionalizzato si è fermato al 6,2%, il dato più basso secondo le serie storiche dell’istituto di statistica, che si fermano al 1992. Ma anche ai minimi da sempre.

        «I dati sono buoni», commenta il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Ma questo risultato riflette, in modo quasi speculare, una espansione anche dell’area dell’inattività. In pratica l’allargarsi di fenomeni di «scoraggiamento», secondo la definizione dell’Istat e utilizzata già un paio di anni fa dalla Cgil, nella ricerca di un lavoro. Allo stesso tempo, sulla base delle rilevazioni sulle forze di lavoro nei primi tre mesi dell’anno, l’Italia deve fare i conti con un rallentamento della crescita dell’occupazione, che nel primo trimestre ha registrato un aumento su base annua pari a 99.000 unità, con un incremento dello 0,4%, in «sensibile» rallentamento rispetto alla crescita «sostenuta» registrata nel 2006, ha sottolineato l’Istat.

        Anche l’analisi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) punta il dito sui livelli di occupazione italiani: «Il tasso di occupazione rimane uno dei più bassi dell’area», si legge nell’Employment Outlook 2007 a proposito del nostro paese, visto che in Italia meno del 58% della popolazione in età lavorativa ha un impiego, contro più del 70% in paesi come Canada, Danimarca, Olanda, Svizzera o Regno Unito e in ogni caso ben sotto la media (66,1%). Tra i 30 paesi dell’Ocse l’Italia è quartultima.

        A spiegare l’indebolimento della dinamica dell’occupazione nel primo trimestre – rileva l’Istituto nazionale di statistica – vi è la sensibile riduzione del ritmo di crescita del lavoro a tempo determinato (+0,7%) nonché l’attenuazione dell’apporto fornito dalla componente straniera (-2%). Tanto che, come ha sottolineato anche l’Isae, la contrazione dell’occupazione si è registrata soprattutto nell’agricoltura e nelle costruzioni, «settori ad alta presenza di manodopera straniera».

        Ma c’è di più. secondo l’Ocse i lavoratori italiani sono tra i più “stakanovisti” ma tra i peggio pagati d’Europa. I lavoratori di casa nostra accumulano ogni anno mediamente 1800 ore di lavoro, contro le 1436 dei tedeschi, le 1564 dei francesi e le 1391 dei meno stressati d’Europa, gli olandesi. Gli italiani sono, in termini di ore di lavoro, alla pari con gli statunitensi (1804 ore), che però in fatto di reddito guadagnano molto di più.