La disoccupazione scende al 9,6%

27/06/2001

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27 Giugno 2001Oggi in edicola Pagina 32
La disoccupazione scende al 9,6%
creati in un anno 443 mila posti

È al livello più basso dal ’93. Maroni: niente interferenze nella vertenza dei metalmeccanici

GIORGIO LONARDI


MILANO – Primi segnali di ripresa dal mondo del lavoro. Ad aprile il tasso di disoccupazione è sceso al 9,6 per cento, il livello più basso degli ultimi otto anni. E sempre ad aprile il numero degli occupati è cresciuto di 443 mila unità rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Contemporaneamente all’Istat che ha fornito questi dati sulla forza lavoro ieri l’ufficio studi di Confindustria ha rilevato che a giugno la produzione manifatturiera è cresciuto dello 0,9 per cento sul mese di maggio. Un segnale da non sottovalutare visto che già a maggio la produzione era aumentata dell’1,4 per cento su aprile
I dati sulla congiuntura, dunque, sembano sulla strada del miglioramento. Ma per il ministro del welfare Roberto Maroni si tratta solo del punto di partenza. E difatti parlando ieri a Milano durante l’assemblea di Federmeccanica che ha eletto il nuovo presidente (si tratta di Alberto Bombassei, fondatore e presidente della Brembo) Maroni si è posto ben altri traguardi. E ha sottolineato che in Italia il tasso di occupazione è del 54 per cento mentre «l’ Ue ci ha posto l’obiettivo di arrivare al 70 per cento entro il 2010».
Il ministro ha quindi affermato che la riforma delle pensioni «può darsi che sia necessaria. Lo sapremo solo dopo la verifica prevista in autunno». In ogni caso Maroni esclude che le pensioni possano entrare nel Dpef. Sostiene: «Mi pare difficile pensare di poter inserire nel Dpef una cifra, grande o piccola che sia, risultante da una riforma del sistema previdenziale che ancora non si è immaginata ne tantomeno concordata con le parti sociali».
Quanto ai rapporti con Confindustria e sindacati Maroni è stato categorico: «Il governo vuole rispettare l’autonoma delle parti sociali in tema di contrattazione. Da parte nostra, ad esempio, non interverremo nel negoziato dei metalmeccanici». Diverso il discorso per quanto riguarda l’accordo sui contratti a termine firmato da Cisl e Uil ma non dalla Cgil e dalla Confcommercio. «Domani (oggi per chi legge, ndr) a Palazzo Chigi», ha detto, «sentirò quelle parti che non hanno sottoscritto l’intesa e cercherò di convincerle a firmarla». Maroni ha tuttavia precisato che la nuova normativa sarà approvata in ogni caso entro il 10 luglio.
Il discorso di Maroni è stato apprezzato dal presidente della Confidustria Antonio D’Amato. Il governo «è partito con il piede giusto», ha spiegato, «e le cose dette fino a oggi, i programmi che abbiamo ascoltato, sono puntuali e vanno nella direzione del rilancio della competitività e di quella delle riforme economiche e sociali di cui il Paese ha bisogno». D’Amato in particolare ha condiviso l’attenzione di Maroni per l’autonomia delle parti sociali e le critiche del ministro nei confronti di una legislazione sociale che privilegia coloro che sono occupati trascurando «gli elementari diritti di cittadinanza di un intero pezzo della popolazione più giovane del Paese».

In mattinata D’Amato aveva partecipato all’assemblea di Federchimica che ha confermato il presidente Giorgio Squinzi. In quell’occasione il presidente di Confindustria si è espresso con forza «contro il dumping sociale e il dumping ambientale». Il primo si identifica con il no all’import dei prodotti di quelle aziende ubicate nel terzo mondo che ricorrono ad odiose forme di lavoro govanile. Stesso discorso per le imprese che da una parte inquinano nei pasi in via di sviluppo e dall’altra pretendono di esportare in Europa.

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