La disoccupazione cala? È solo un’illusione

13/02/2004


  economia e lavoro


13.02.2004
Il rapporto Ds su lavoro e industria
La disoccupazione cala?
È solo un’illusione
cassa integrazione boom

fe.m.

ROMA «Un’illusione ottica», questo per i Ds è il calo della disoccupazione di cui il governo si fa gran vanto. L’illusione, per il responsabile Lavoro Cesare Damiano, si dissolve quando si scopre che il numero dei lavoratori attivi diminuisce in misura più che proporzionale rispetto agli occupati. È uno dei tanti aspetti messi a fuoco nelle 84 pagine del rapporto su «Occupazione e politica industriale» elaborato dai Ds con la collaborazione di numerosi esperti e presentato ieri a Roma. Si parte dallo scenario economico e produttivo, si passa per l’occupazione, per i diversi settori (i trasporti, le banche, il settore metalmeccanico, quello tessile, l’Ict, tra gli altri) per un’analisi dello stato dello cose – decisamente preoccupante per l’assenza negli anni di una politica industriale -, quindi si conclude con una serie di proposte. Il rapporto è il primo di una serie, come ha spiegato Damiano sull’occupazione e sulla politica
industriale ci sarà un monitoraggio a scadenza semestrale che verrà curato dai dipartimenti Lavoro ed Economia della Quercia. «Negli ultimi anni – continua l’esponente diessino – si è assistito a una progressiva perdita di posti di lavoro in aree chiave del settore produttivo: le grandi imprese dell’industria perdono in soli due anni e mezzo quasi il 10% dei posti di lavoro, solo nell’ultimo anno un saldo negativo di 22 mila posti di lavoro». Più in generale, l’occupazione, dopo un allentamento già nel 2002, segna il passo fin dalla rilevazione Istat dell’aprile 2003 (una lieve diminuzione a luglio 2003, una stasi a ottobre dello scorso anno).
In questo quadro il calo del tasso disoccupazione che si attesta sotto il 9% (mentre tende a salire nella media europea) sarebbe un bel dato se non fosse, appunto, «un’illusione ottica», «visto che in effetti diminuisce contemporaneamente, in misura più che proporzionale rispetto agli occupati, il numero degli attivi».
La realtà – è il commento di Damiano – «è che un gran numero di persone esce dal mercato del lavoro rinunciando, per scoraggiamento, alla ricerca di un’occupazione, tant’è vero che la diminuzione della disoccupazione è più sensibile proprio dove è peggiore l’andamento dell’occupazione e cioè nel Mezzogiorno».
È proprio nel Sud che la frenata occupazionale si è fatta sentire di più dopo che nella passata legislatura i posti di lavoro erano cresciuti più della media nazionale.
E se l’occupazione non «frana», secondo i Ds «lo si deve agli anziani, che restano più lungo al lavoro per effetto della riforma Dini-Prodi, e agli immigrati» emersi dal “nero” con la maxisanatoria. E se il contributo degli anziani al saldo ell’occupazione
è destinato a essere «vanificato dagli annunci di riforma delle pensioni», quello degli immigrati è «per sua natura transitorio». Un altro dato che dovrebbe far riflettere chi nega che l’Italia sia sull’orlo del declino, è quello relativo alla cassa integrazione: quella ordinaria e quella straordinaria sono aumentate complessivamente del 62% dal 2001 (da 120.958mila 195.729mila ore) con un picco della cig straordinaria (cui le aziende ricorrono in caso di ristrutturazione) cresciuta più dell’82% dal
2001 e + 76% dall’anno scorso. Sono dati che si riferiscono a situazioni di crisi segnalate già negli anni precedenti, mentre nella fotografia non c’è traccia delle vicende di crisi più recenti come Cirio, Parmalat, Ferrania, Finmatica, gruppo Marzotto, gruppi siderurgici di Terni, Cornigliano e Taranto. Senza contare Alitalia, Alcatel, Fiat Avio, Celestica, il tessile della Calabria e altri ancora.