La disdetta del ’ 93 Lite tra Uil e Cgil sui voti in fabbrica

08/06/2011

ROMA— Le relazioni tra imprese e sindacati sono incagliate nei tribunali. Il contenzioso tra la Fiat e la Fiom-Cgil ha dimostrato che servono regole certe su chi sia legittimato a concludere accordi validi per tutti i lavoratori, altrimenti la palla passa ai giudici. Una situazione che non piace ai protagonisti delle stesse parti sociali, che però propongono soluzioni diverse. Ieri, un po’ a sorpresa, è stato il leader della più piccola delle confederazioni sindacali, la Uil, a prendere l’iniziativa annunciando la disdetta dell’accordo del 23 luglio 1993 che, tra l’altro, contiene un capitolo sulle Rsu, le Rappresentanze sindacali unitarie da eleggere in tutti i posti di lavoro. Luigi Angeletti lo ha fatto con un’intervista al Sole 24 Ore, il quotidiano edito dalla Confindustria. Il sistema delle Rsu è superato dai fatti, dice il leader Uil, adesso bisogna finalmente attuare l’articolo 39 della Costituzione, cominciando col certificare gli iscritti ai sindacati. Fatta questa operazione, aggiunge Angeletti, le organizzazioni rappresentative del 50%più uno dei lavoratori saranno legittimate a concludere accordi validi per tutti. La mossa è piaciuta molto al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, mentre la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha detto che al di là della disdetta «il tema vero è la rappresentanza» . Affinché il nuovo sistema regga, dice Angeletti, imprese e sindacati dovrebbero raggiungere un accordo sul meccanismo di certificazione. In sostanza, le imprese, che effettuano le trattenute sindacali in busta paga ai lavoratori iscritti, dovrebbero comunicare all’Inps il numero di aderenti alle diverse sigle e l’Inps o il Cnel rendere noti i dati. Secondo la Uil un sistema tale attuerebbe di per sé la Costituzione e i sindacati maggioritari potrebbero, come dice l’articolo 39, «in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce» . Quindi sia i contratti nazionali sia quelli aziendali, tipo quelli della Fiat a Pomigliano e Mirafiori. Si risolverebbe così, conclude Angeletti, il contenzioso con la Fiom, minoritaria in entrambi gli stabilimenti, senza bisogno per la Fiat di uscire dalla Confindustria. Sulla certificazione degli iscritti sono d’accordo un po’ tutti. Ma mentre Cisl e Uil ritengono questo passaggio sufficiente a delineare le nuove regole di rappresentanza, la Cgil no. Per il sindacato guidato da Susanna Camusso, bisogna infatti affiancare al conteggio degli iscritti anche quello dei voti tra i lavoratori presi nelle elezioni delle Rsu. La rappresentanza, insomma, secondo la Cgil deve essere, come avviene per legge nel pubblico impiego, il frutto di un mix tra iscritti e voti. Non solo. Lo stesso percorso di stipula dei contratti deve prevedere momenti di verifica e convalida tra i lavoratori. Di qui le reazioni negative di Camusso e della Fiom alla proposta Angeletti. Improbabile quindi che si arrivi a un accordo fra tutti sulla sola certificazione degli iscritti. Ma cosa accadrebbe se un’intesa del genere fosse raggiunta senza la Cgil? Forse, a quel punto, una legge di sostegno sarebbe indispensabile.