La devolution va ritirata scende in campo la Cisl

25/11/2002

 




23 Novembre 2002




POPULISMI 1.
IL TENTATIVO DELLA LEGA DI SPACCARE IL PAESE
La devolution va ritirata scende in campo la Cisl
Pezzotta chiama l’Ulivo: datevi un programma omogeneo

Il disegno di legge costituzionale sulla devolution va ritirato. Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, non ricorre mai ad espressioni forti. Preferisce il dialogo. Ma sulla devoluzione leghista, ancorché generica e imprecisa, non esita a parlare di pericolo di frantumazione sociale e del rischio di generare tensioni inutili. Una denuncia che fa parte dell’azione politica del sindacato. Senza con ciò sconfinare nella funzione di rappresentanza politica. Questa – dice- non spetta al sindacato, segnatamente alla Cisl. Che – spiega Pezzotta in una conversazione con il Riformista – pur restando a-partisan chiede all’opposizione del centro sinistra di definire un «programma omogeneo», perché – aggiunge – questo fa fare una buona opposizione. Lo dirà anche oggi nelle conclusioni al seminario cislino di Principina Terra (Grosseto) sul rapporto tra politica e sindacato nell’era bipolare. Presenti Massimo D’Alema, Tiziano Treu, Maurizio Sacconi, Marco Follini.
L’accelerazione voluta dalla maggioranza sulla riforma targata Bossi sposta inevitabilmente il dibattito. «Quel progetto – sostiene il leader della Cisl – sembra ampliare i margini di discrezionalità delle Regioni. Potrebbe essere molto pericoloso. Non credo che si possa arrivare ad avere 20 sistemi sanitari, 20 sistemi formativi, 20 sistemi di sicurezza. Per questa via si metterebbe in discussione l’intero sistema di welfare, costruito in mezzo secolo». Piuttosto andrebbe attuata e migliorata la riforma costituzionale federalista introducendo la Camera delle Regioni. Le critiche di Pezzotta riguardano anche il metodo scelto dal centro destra. «Non si possono fare modifiche alla Costituzione a colpi di maggioranza».
Di politica, dunque, vive il sindacato. Ma anche di fronte a quelle che chiama le «insidie» del bipolarismo, Pezzotta conferma che la sua Cisl non si schiera né con il governo né con l’opposizione con una parte della quale condivide una matrice culturale cattolico-riformista. «La nostra forza – dice – è l’autonomia, con i nostri valori (solidarietà, uguaglianza, libertà) e gli interessi che tuteliamo (quelli del mondo del lavoro dipendente). Ed è questa anche la nostra scommessa, nonostante il modello bipolare tenda a semplificare e far ruotare tutto intorno alla politica. Ma non si può ridurre la complessità della società moderna all’interno dei confini degli schieramenti politici». Il governo, con la sua maggioranza, governi, forte del mandato degli elettori. «Il sindacato non sceglie il governo con cui confrontarsi ma non deve nemmeno rinunciare alla sua tipica azione di rappresentanza sociale». Al centro sinistra la Cisl chiede un «programma omogeneo». «Mi interessa il progetto – precisa – non la leadership». Ed è proprio il rapporto con la politica che nella stagione del secondo governo Berlusconi divide profondamente la Cisl e la Cgil. «E’ vero, anche sulla base delle esperienze straniere, che il bipolarismo dovrebbe portare all’unità sindacale. Ma questa implica una maggiora autonomia di progetto. In questa fase è proprio il rapporto con la politica, più precisamente con la funzione di rappresentanza politica, che ci separa dalla Cgil. Ecco perché oggi, più che nei decenni trascorsi, è necessario tornare a parlare di sindacati e non di sindacato al singolare».