La delusione di Epifani: “Solo brutte sorprese”

26/05/2010

Guglielmo Epifani – ovvero la Cgil – prende tempo, ma è molto forte il profumo del no alla manovra. Il segretario generale non si pronuncia a botta calda ma chiarisce: «Domani valuteremo se è il caso di fare uno sciopero generale».
Segretario, il solito no della Cgil. Va a finire che vi bollano per ostruzionisti.
«Se qualcuno si sente in grado di dare un giudizio su una manovra che non c’è, si accomodi. Per quanto mi riguarda, aspetto di capire di cosa si tratta. Poi darò un giudizio».
In teoria lei ha incontrato – insieme con le altre parti sociali – il governo. Dovrebbe saperne più di chiunque altro: Tremonti non era lì per illustrare la manovra?
«Io mi aspetto, da una lettura più attenta del documento, qualche ulteriore brutta sorpresa. Ho chiesto cosa succederà alle liquidazioni del pubblico impiego: quando verranno pagate? Ci sarà un interesse sul ritardo? Risposte vaghe. Ho chiesto cosa succede a chi raggiunge i 40 anni di servizio nel pubblico impiego con il congelamento delle finestre. Nessuna risposta. E via così. Le pare che potrei avere un giudizio?».
Magari un giudizio definitivo no. Però si sa abbastanza da azzardarne uno in generale, non crede?
«In quel caso è molto più semplice. Se sono un cittadino che guadagna un milione di euro l’anno grazie a rendite da capitali, nel giro dei sacrifici non metto un euro. Se invece sono uno che guadagna 1200 euro al mese facendo l’insegnante – lavoro che già oggi è sottopagato -, mi devo rassegnare a vedere la mia busta paga immobile per i prossimi tre anni. Se ho lavorato quarant’anni come poliziotto devo fermarmi altri sei mesi in servizio senza un minimo di riconoscimento economico…».
È una stagione di sacrifici, tutto sommato. Ognuno contribuisce per la parte che gli compete.
«Non sono contrario ai sacrifici per principio. Però devono spiegarmi come mai in questa tornata di sacrifici nessuno ha pensato ad armonizzare le rendite da capitale con il resto d’Europa. Questo, per esempio, è uno dei punti che potrebbero far cambiare il giudizio alla Cgil».
Che è contrario.
«Che è sospeso fino a che non avremo avuto modo di ragionare su un testo preciso nei dettagli. Anche se posso confessare che sono un po’ contrariato».
Allora ci racconti cosa la contraria.
«Sul fronte dei tagli ho già detto, mi sembrano tutti concentrati sul lavoro dipendente. Ricetta vecchia, che tra l’altro lascia fuori chi guadagna molto. Sul fronte dello stimolo, invece, mi pare non si faccia nulla. E questo in prospettiva è grave».
Sono momenti difficili per tutta l’Europa. E infatti le manovre lacrime e sangue sono argomento comune, in questi giorni.
«Non c’è dubbio. Però chi fa una manovra per affrontare un momento difficile come questo deve anche pensare a cosa accadrà dopo. Non mi pare che il governo italiano si sia speso su questo fronte».
Anche la Germania, la Francia e la Gran Bretagna stanno tagliando.
«Però nelle manovre francesi ci sono anche misure pensate per aiutare il Paese ad approfittare dei timidi segnali di ripresa che si vedono in giro. Anche Angela Merkel, pur sostenendo il rigore nei conti pubblici a qualunque costo, ha ben presente la necessità di difendere i suoi concittadini. La manovra italiana mi pare molto, molto modesta».
Cosa manca?
«C’è uno sgravio Irap per chi investe nel Mezzogiorno. Buona cosa. Poi però le Regioni in difficoltà con la sanità – cioè quelle del Sud – devono aumentare le tasse locali per rientrare nel Patto di stabilità. Restituisco denaro con una mano, lo tolgo con l’altra. È un gioco di prestigio, non una manovra».
Ma lei cosa avrebbe voluto?
«Non servono parole grosse: mi sarei aspettato una manovra più equa. Non mi sembra che ci siamo».