La Curia: sì alla festa “Pausa necessaria per la dignità di tutti”

28/04/2011

Milano – "Laico o religioso il giorno del riposo serve a fermarsi per rinsaldare le nostre relazioni: a Milano questa esigenza è fondamentale"

«È una necessità dell´uomo avere "tempi di festa", oltre che di lavoro e di consumo. Perché l´uomo non perda la sua dignità, serve un momento per fermarsi, per rinsaldare relazioni significative per la sua vita».
Don Walter Magnoni, responsabile della Pastorale per il Lavoro della Curia, c´è polemica sull´apertura dei negozi il primo maggio a Milano. Voi siete favorevoli o contrari?
«Non è nostra competenza intervenire su questo ambito specifico, ma possiamo suggerire che per tutti i cittadini, credenti e non credenti, quello della festa è anche un tempo necessario per stare nella propria comunità, per rinsaldare legami sociali che nel quotidiano rimangono molto labili perché costretti e limitati dai ritmi frenetici della vita lavorativa del resto della settimana».
Sulla domenica festiva la posizione della Chiesa è nota. Ma fermarsi a riposare è necessario anche nel giorno della festa laica?
«Milano è una città operosa dove ci si muove sempre di fretta. Ma chi vive dovrebbe ricordare che la gioia delle persone è nella ricchezza delle relazioni che si riescono a tessere. I dolori più grandi dell´uomo derivano dall´insuccesso in questo campo. E darsi del tempo per la cura delle relazioni è fondamentale: i giorni di festa servono a questo, laici o religiosi che siano».
E andare a far la spesa o a fare shopping non è la stessa cosa che sta proponendo lei…
«Il discorso è culturale. Credo che se oggi si chiedesse alla gente se voglia la chiusura dei negozi la domenica, la risposta sarebbe no. Per motivi di comodità si dedica il giorno di riposo a risolvere questioni pratiche».
E quale può essere il rimedio?
«Alla gente, credenti e non credenti, si potrebbe proporre un discorso diverso».
Cioè?
«Che si possono guadagnare e spendere tanti soldi ma che il rischio più profondo per l´anima è quello della solitudine che nasce dall´insoddisfazione e dal disorientamento, dal non avere legami affettivi significativi, dal trovarsi in mezzo a tante "cose" e beni di consumo, ma incapaci di costruire e proteggere relazioni. Un passaggio che richiede tempo libero».
Eppure ormai ci stiamo abituando alla città sempre aperta. Di notte e di giorno, e soprattutto di sabato e di domenica.
«Ci stiamo abituando. Ma questo abituarsi può essere pericoloso perché fa perdere il senso profondo della festa. Eppure non sarebbe impossibile organizzarsi. Ci sono alcune categorie – penso ai parrucchieri – che si tengono i loro spazi di riposo e questo non toglie lavoro a nessuno. Semplicemente, ci si organizza tenendo conto degli orari di chiusura. Tutti potrebbero farlo. Sarebbe interessante un impegno dei sindacati in questo senso».