La crisi si mangia la riforma degli ordini professionali

22/04/2005
    venerdì 22 aprile 2005

      SVANISCE IL TENTATIVO DI LIBERALIZZAZIONE
      La crisi si mangia la riforma degli ordini professionali
      Castelli, su richiesta di Pera, ha ritirato la delega: «Ora è inopportuna»

        ROMA
        Molti ritenevano che si trattasse di una riforma fin troppo blanda e inefficace, ma nemmeno la revisione del sistema degli ordini professionali progettata dal governo e inserita nel pacchetto competitività vedrà la luce. Su richiesta del presidente del Senato Marcello Pera, il ministro della Giustizia Roberto Castelli ieri ha infatti ritirato dal decreto all’esame di Palazzo Madama la delega che apriva la strada a una parzialissima liberalizzazione e apertura al mercato di un settore retto da norme vincolistiche e (secondo tanti osservatori) corporative. Al centro dell’obiezione del Presidente Pera, l’inopportunità politica di varare una delega di riforma (che avrebbe richiesto la successiva presentazione di decreti attuativi) in presenza dell’apertura della crisi di governo. Ma a quanto pare, a parte i problemi istituzionali, sulla fine di questo (ennesimo) tentativo di riforma del sistema delle professioni ha pesato la consueta scarsa volontà politica di mettere mano alle nuove regole.

          «Se il governo fosse stato in carico avrei insistito – ha spiegato Castelli – ma oggi l’Udc ha chiesto un’ulteriore riflessione. Il combinato disposto di questa richiesta e della lettera di Pera ha reso evidente che oggi non ci sono più le condizioni per insistere a procedere su questo tema. Una cosa scarsamente opportuna da un punto di vista non tanto regolamentare quanto politica». Nel decreto resta qualche elemento della riforma degli ordini professionali e su questi «deciderà la commissione», ha detto Castelli, ma la sostanza della riforma è nella delega, che non potrà comunque essere riproposta nell’ambito del decreto, nel secondo passaggio parlamentare alla Camera. I tempi di conversione, infatti, sono stretti e inoltre i regolamenti della Camera non consentono le deleghe al governo nelle procedure di conversione di decreti.
          «Ho fatto un po’ di verifiche ma non ho capito da quali ambienti siano arrivate queste forti resistenze – ha detto Castelli – Speriamo di poter riaffrontare la questione. Abbiamo comunque predisposto un testo che ha raccolto una larghissima convergenza e che può costituire un buon punto di partenza per un nuovo provvedimento che possa avere tempi rapidi e non biblici come altri provvedimenti in Senato».

            In ogni caso, dall’opposizione e da Confindustria arrivano commenti positivi sul ritiro della delga. Per Ennio Lucarelli, presidente della Fita-Confindustria, si tratta di una «mossa opportuna»: «la riforma delle professioni – dice Lucarelli – è un passaggio strategico per la ripresa delle capacità competitive e d’innovazione dell’economia nazionale e non poteva essere affidata a un testo frettoloso, come stava avvenendo». Per il diessino Giovanni Battafarano la delega «era inadeguata e insufficiente, mentre il mondo delle professioni merita una riforma organica e compiuta, di tutt’altro respiro». Per Pierluigi Mantini, della Margherita, «la riforma delle professioni la farà il nuovo governo del centrosinistra d’intesa con i mondi professionali».

              Intanto, ieri sera è arrivato il via libera della Commissione Bilancio del Senato al complesso del decreto legge sulla competitività, che approderà in Aula martedì. Tra le novità inserite nell’articolato, due deleghe al governo sulla riforma complessiva del diritto fallimentare e del codice di procedura civile, deleghe che (a questo punto curiosamente) sono invece state «salvate» dall’effetto crisi di governo.

              (r.gi.)