La crisi s’aggrava, Siniscalco non risponde

05/05/2005

    giovedì 5 maggio 2005

    La crisi s’aggrava, Siniscalco non risponde
    Competitività, al Senato via libera al decreto per il rilancio dello sviluppo. Centrosinistra e sindacati: non serve a niente

      Bianca Di Giovanni

        ROMA Al termine dell’ennesimo voto di fiducia in Senato (165 sì, 112 no, 1 astenuto, cioè Giulio Andreotti), sulla competitività restano solo le polemiche sugli «sgravi penali» ai bancarottieri. Ora il provvedimento tanto atteso da lavoratori e sindacati passerà alla Camera, dove la commissione Bilancio inizia già oggi l’esame per arrivare all’Aula il 9 maggio (iter accelerato anche per il disegno di legge competitività). Ma il sistema produttivo pensa già ad altro. Quei 15 articoli – su cui si sono consumati liti, strappi in consiglio dei ministri (la Lega votò contro in nome dei dazi e della campagna elettorale) battute al calor bianco (come quel «the collegate» dichiarato da Luca Cordero di Montezemolo), o minacce di dimissioni (l’ex ministro Antonio Marzano) a questo punto serviranno a poco. Arrivati a casse vuote – gli 800 milioni di quest’anno sono sottratti ad altre poste della Finanziaria – difficilmente daranno la scossa necessaria al Paese per risollevare la crescita ferma. «È un testo morto prima ancora di essere nato – commenta Marigia Maulucci – Le misure sono inconsistenti sul piano quantitativo, oltre che inutili e dannose per le vere emergenze del Paese». «Noi abbiamo una visione alternativa – dichiara dai banchi dell’opposizione Enrico Morando – Le nostre priorità sono chiare. Primo: cancellare la recente riforma Ire, quella che costa 6 miliardi di euro l’anno per tutti gli anni che verranno». Insomma, per ripartire davvero bisogna capovolgere la rotta, perché quella del centro-destra in realtà è contro lo sviluppo.

          Sullo sfondo la crisi resta grave. Standard & Poors l’altro ieri ha stimato che il deficit 2005 supererà il 3,5% (peggio di quanto previsto nella Trimestrale) e che il debito non scenderà sotto il 100% nel medio termine. Checché ne pensi Belusconi. Ma il ministro dell’Economia non si scompone. «La competitività è un primo passo nella direzione giusta – dichiara arrivando in Senato – Sono molto lieto del primo via libera al Senato». Quanto alla Finanziaria anticipata, il ministro si limita a dire: «Non credo, vedremo». Altra smentita agli slogan del premier. Infine, il Sud. Davanti alla Commissione Finanze di Palazzo Madama Domenico Siniscalco assicura: «Ci batteremo come leoni per difendere le risorse Ue destinate al Mezzogiorno». Per ora non ha difeso neanche quelle italiane destinate al Sud, visto che proprio il provvedimento competitività attinge al Fondo aree sottosviluppate per finanziare le infrastrutture a nord. Come detto: percorso alla rovescia. L’unico segnale rassicurante arriva infatti dal finanziamento del programma Fremm (25 milioni), il progetto europeo per la costruzione di alcune fregate della marina militare. Dopo l’uscita dal consorzio Airbus, almeno in questo caso l’Italia non si ritrova isolata.

            Per il resto le iniziative avviate sono per lo meno fragili, se non dannose. Come la disposizione che mira a modificare una vecchia legge prevedendo esplicitamente che si possano conferire ai fondi anche i beni strumentali degli enti previdenziali. Cosa c’entra con la competitività? Poco. C’entra invece con i conti pubblici, visto che il tesoro ha già «espropriato» gli enti delle loro sedi per far quadrare il bilancio 2004. I Civ degli enti hanno fatto ricorso al Tar, appellandosi proprio a quella legge. E guarda caso, adesso arriva la modifica. Un vero scippo.
            A parte le due deleghe sul processo civile e sul diritto fallimentare, il provvedimento prevede sgravi Irap sulle nuovi assunzioni a 100mila euro per il sud e 60mila per le aree sottosviluppate del centro-nord (20mila nel resto del Paese). È riformato il sistema degli incentivi alle imprese. Il finanziamento a fondo perduto sarà sostituito da un diverso meccanismo: fino al 50% da contributo in conto capitale; 25% credito agevolato e 25% credito bancario. Almeno il 30% del Fondo rotativo viene destinato ad attività e progetti strategici di ricerca e sviluppo delle imprese. È previsto un bonus fiscale per le concentrazioni di piccole e medie aziende.

              Sul fronte della semplificazione burocratica, passa il principio del silenzio-assenso per gli atti amministrativi. Sono esclusi i procedimenti riguardanti «il patrimonio culturale e paesaggistico, l’ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza e l’immigrazione, la salute e la pubblica incolumità». Per l’avvio della previdenza integrativa si stanziano 750 milioni in tre anni, ma per quest’anno si è fermi a 20 milioni. Anche i pensionati o i lavoratori con contratti a termine potranno cedere un quinto dello stipendio per ottenere prestiti. Finisce il monopolio per la produzione e la commercializzazione dei tabacchi. Stop anche alla firma notarile per i passaggi di proprietà di auto e moto. Nulla di fatto per la liberalizzazione delle professioni, una di quelle misure a costo zero che poteva contribuire a rilanciare il mondo del lavoro.