La crisi? Nove miliardi tolti ai più deboli

26/10/2007
    venerdì 26 ottobre 2007

      Pagina 2 – Economia

        La crisi? Nove miliardi tolti ai più deboli

          In caso di caduta del governo salterebbero i provvedimenti a favore di poveri e famiglie

            di Bianca Di Giovanni/ Roma

            CRISI Vogliono il voto subito: anche a costo dell’esercizio provvisorio. Tradotto in termini semplici-semplici: tolgono dalle tasche delle famiglie italiane circa nove miliardi di euro. A tanto ammontano infatti, fatto un conto molto grossolano, le risorse restituite direttamente ai cittadini dal decreto fiscale in via di approvazione al Senato, la Finanziaria e il collegato sul welfare attualmente alla Camera. Stavolta a pagare sarebbero proprio i più poveri, quelli di cui nei cinque anni di centro-destra non si è mai sentito parlare, travolti dall’ubriacatura delle partite Iva e del ceto medio. Pensionati al minimo, operai, giovani disoccupati, sfrattati. Per tutti loro sarebbe una vera beffa. Da non dimenticare che con l’esercizio provvisorio tornerebbe in vigore anche il ticket sulla diagnostica (10 euro) in via di eliminazione in Finanziaria. Un esempio di chi ci rimette senza Prodi? Quelli che hanno tanto poco da non dover pagare le tasse, i cosiddetti incapienti, vedranno per la prima volta restituito dallo Stato il corrispettivo degli sgravi di cui godono i più ricchi di loro. Non era mai successo prima in Italia: ci ha pensato il governo Prodi con il decreto fiscale, che prevede un bonus di 150 euro a persona (non a famiglia), per ora in forma una tantum. Un miliardo e 900 milioni di «tesoretto» dato a chi non ha quasi nulla. Si tratta di circa 12 milioni di persone, che in caso di esercizio provvisorio vedrebbero sfumare questo «regalo di Natale». Ma la Casa delle Libertà non se ne preoccupa: promette ai suoi elettori la gallina domani. Con quali risorse non si capisce bene, visto che si ostinano a ripetere che tutto il maggior gettito redistribuito da Prodi loro lo destinerebbero a minor deficit. Detto dal centro-destra che ha portato il Paese all’apertura di un procedimento in Europa per deficit eccessivo, c’è da crederci.

            Nell’audizione in Parlamento l’Istat ha valutato che 18 milioni di famiglie partendo dalle più povere, vengono aiutate dalle misure del governo messe in campo con la manovra complessiva, considerando anche gli sconti Ici, quelli sugli affitti, il sostegno per i libri scolastici, gli aiuti ai giovani lavoratori del Sud. Alle famiglie più povere andrebbero in media 524 euro in più, alle più ricche solo 100. L’aumento più consistente andrebbe alle famiglie con più di 4 componenti e ai nuclei con persona di riferimento operaio (rispettivamente 413 e 223 euro in media).

            Circa nove miliardi in meno alle famiglie, ma oltre venti in meno per tutto il Paese. Aggiungendo alle risorse per i cittadini anche quelle per lo sviluppo, per le infrastrutture, per gli accordi internazionali, per l’istruzione e la ricerca, per la sanità, si arriva a quella cifra. Magari il popolo non avrà i treni (come stava avvenendo proprio quando Prodi è salito in sella), ma potrà vedere tranquillamente seduto in salotto Silvio Berlusconi parlare da Palazzo Chigi. Una bella soddisfazione per chi deve far quadrare il bilancio, sia di una famiglia che di una impresa. Proprio le aziende si ritroverebbero in un colpo solo fuori dall’Europa. La revisione delle aliquote Ires (cinque punti in meno) e il taglio dell’Irap, infatti, fa recuperare terreno al nostro Paese, finito all’ultimo posto in Europa. Confindustria ha già dichiarato la sua soddisfazione: ma forse ha parlato troppo presto. Quello che fu il «premier imprenditore» potrebbe ridare al paese la maglia nera. In camboio anche loro avrebebro delle belle soddisfazioni: tanti slogan da applaudire magari in quel di Vicenza. Gli industriali poi sanno benissimo che i danni non si fermerebbero certamente qui. Solo l’idea dell’esercizio provvisorio per un Paese che deve finanziare più deol 100% di Pil di debito significa effetti deflagranti: le agenzie di rating ci declasserebbero, i finanziamenti crollerebbero. Ma forse tutto questo, per le schiere di centro-destra, si eviterebbe solo con la propspettiva del «Grande Capo» a Palazzo Chigi.

            Il capitolo centrale della manovra Prodi probabilmente dà molto fastidio ai piani alti della Casa delle Libertà. Si tratta di tutti gli interventi per la casa. Il bene più speculativo che c’è in Italia, che ha fatto scorrere fiumi di plusvalenze nei forzieri delle immobiliari ( e delle banche) per la prima volta viene trattato in modo sociale, pensando a chi la casa non ce l’ha o a chi non ce la fa a mantenerla. Circa 500 milioni vengono stanziati nel decreto per affrontare le emergenze e superare gli sfratti. Un grande piano di «social housing» fatto con la Cassa depositi e prestiti e con il Demanio assicurerà 8mila alloggi all’anno per 10 anni a canone ridotto (circa 500 euro per 100 metri quadrati) per quelel famiglie che non rientrano nelle graduatorie delle case popolari, ma che hanno difficoltà. Insegnanti, impiegati, operai che vivono nelle grandi città dove i prezzi sono schizzati all’inverosimile proprio negli anni del centro-destra. Poi c’è lo sconto Ici sulla casa di residenza, che aggiunge 200 euro ai 100 già in vigore. I 300 euro di detrazione per chi è in affitto e i 900 per i giovani tra i 20 e i 30 anni. Tutto questo se resta Prodi. Altrimenti? Torna lo scalone di Maroni, i pensionati poveri perderanno la tredicesima, i precari non avranno gli aiuti per i contributi previdenziali e il riconoscimento della laurea. Auguri.