La crisi non dà tregua Consumi giù del 2,4%

07/03/2013

Notizie dalla crisi, ennesima puntata. Le nubi della recessione non accennano a diradarsi, anzi, rischiano di addensarsi ulteriormente con il continuo arretramento delle vendite al dettaglio e dell’occupazione. L’indicatore dei consumi di Confcommercio ha registrato a gennaio una diminuzione del 2,4% in termini tendenziali ed una flessione dello 0,9% rispetto a dicembre. Attestandosi così sugli stessi livelli di fine 2004: le lancette dell’orologio economico portate indietro di un decennio, le prime informazioni congiunturali relative all’inizio del 2013 non lasciano escludere un ulteriore peggioramento rispetto all’oggi, confermando l’impressione che anche quest’anno sarà particolarmente difficile per l’economia italiana.
INDIETRO DI UN DECENNIO
I prossimi mesi si preannunciano particolarmente difficili per l’economia nazionale. Stando alle ultime rilevazioni di Confindustria, a febbraio si è registrata, dopo un bimestre moderatamente positivo, una riduzione dello 0,2% in termini congiunturali della produzione industriale: un simile andamento degli ordinativi lascia ipotizzare una dinamica negativa della produzione che durerà almeno fino a primavera inoltrata. In questo contesto, il clima di fiducia delle imprese e delle famiglie continua a rimanere attestato sui livelli minimi raggiunti nei mesi precedenti. La dinamica tendenziale registrata da Confcommercio riflette una diminuzione del 3,7% della domanda relativa ai servizi e del 2% della spesa per i beni. Riduzioni dei consumi particolarmente significative hanno interessato gli alimentari, le bevande ed i tabacchi (meno 3,9%), l’abbigliamento e le calzature (meno 3,9%), tutti segmenti che scontano dal 2010 un notevole ridimensionamento della domanda. In linea con quanto già accaduto nel 2012, solo il complesso dei beni e servizi per le comunicazioni ha mostrato una variazione positiva delle quantità acquistatedalle famiglie (più 5,7%). «Il crollo dei consumi rappresenta una sciagura per l’economia nazionale » afferma senza mezzi termini il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «perché le ripercussioni negative si faranno sentire sulle piccole e medie imprese, già in grave difficoltà nel 2012, e sull’occupazione». Sugli stessi toni anche le altre organizzazioni dei consumatori. Secondo i calcoli di Federconsumatori e Adusbef, se nel 2013 si registrerà un’ulteriore diminuzione dell’1,4%, il calo dei consumi nel biennio 2012-2013 si attesterà a meno 6,1%, con una caduta complessiva della spesa delle famiglie di 44 miliardi di euro. «Una vera e propria catastrofe per l’economia italiana» commentano. Preoccupanti anche i dati diffusi dall’Inps sulla cassa integrazione. Che sì diminuisce, ma per motivazioni che poco hanno a che fare con la ripresa del lavoro. Le ore di cassa integrazione autorizzate a febbraio sono state 79,2 milioni con una diminuzione del 10,9% su gennaio e del 3,4% su febbraio 2012. Una flessione da attribuire soprattutto al consistente calo della deroga, crollata del 49,1% su gennaio e del 74,1% su febbraio 2012. Aumentano invece del 4,7% congiunturale e del28,6% tendenziale le ore autorizzate per la cassa integrazione ordinaria, mentre le ore di cassa integrazione straordinaria diminuiscono dell’8% su gennaio 2013 e crescono del 50,6% su febbraio 2012. Durissimo il commento della Cgil: «La flessione registrata nel ricorso alla cassa integrazione in deroga non fotografa assolutamente la situazione di pervasiva e devastante crisi che caratterizza il ciclo economico» spiega il segretario confederale, Serena Sorrentino. Criticando l’attendibilità di numeri che «non sono in linea con la pesante realtà della crisi che attraversa i segmenti produttivi, come quelli delle piccole e medie imprese, ma sono solo e soltanto il frutto dell’assoluta incertezza che investe il ricorso a questo strumento, tra il blocco dei decreti attuativi per quanto riguarda gli ultimi mesi dello scorso anno e il blocco dei finanziamenti per il 2013».