La crisi ha impoverito le famiglie potere d´acquisto giù dell´1,6

12/01/2010

ROMA – Più poveri e impauriti. Diminuisce il potere d´acquisto e gli italiani reagiscono riducendo i consumi, rimandando gli acquisti importanti e aumentando il risparmio. L´Istat ha rilevato che nel periodo ottobre 2008-settembre 2009 il reddito nominale è sceso dell´1% (mentre quello reale, cioè la quantità di beni acquistabile concretamente, cala dell´1,6%). Di conseguenza si riducono, rispetto all´analogo periodo precedente, dell´1,5% i consumi e dell´8,6% gli investimenti. La paura del futuro ha invece portato le famiglie ad aumentare la propensione al risparmio di 0,2 punti percentuali su base congiunturale e di 0,4 punti percentuali su base tendenziale (cioè da un anno all´altro).
Non se la passano meglio le aziende che nello stesso periodo, hanno ridotto i profitti del 2%. La reazione delle imprese è stata analoga a quelle degli individui: la riduzione degli investimenti è stata del 3%. Quella che sta attanagliando l´Italia è una vera e propria spirale recessiva, dunque: meno reddito, meno consumi, meno profitti e quindi taglio dei posti di lavoro che riduce ulteriormente i redditi e aumenta l´incertezza sul futuro.
«La crisi economica può favorire l´allargamento delle diseguaglianze», ha commentato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. Infatti la media dell´1,6% nasconde le differenze tra chi tira la cinghia su un reddito comunque invariato e chi invece ha subito un tracollo dei guadagni perché ha perso il lavoro, è finito in cassa integrazione o ha dovuto chiudere il negozio o l´attività.
Secondo le analisi dell´Istat, nei primi 10 mesi del 2009 tutti i settori merceologici hanno subito cali tra l´1 e il 3% nelle vendite: particolarmente pronunciati per orologi e gioielli (-3,1%), ma anche per libri e riviste (-3%); vanno male poi l´abbigliamento (-2,6%) e le calzature (-2,8%). Secondo l´Ufficio Studi di Confcommercio, il vero tracollo c´è stato per gli acquisti di costo unitario più alto: mobili, elettrodomestici, divani, articoli per la casa e per i divertimenti di lusso. Unica eccezione sono le auto, spinte dagli incentivi per la rottamazione. L´atteggiamento delle famiglie per ora è stato quello di rimandare di almeno un anno gli acquisti. Ne consegue che la caduta dei consumi nel biennio 2008-2009 – secondo i commercianti – è stata del 2,7%. Con la ricchezza finanziaria ridotta del 13% e il reddito annuale in calo dell´1,6%, le cose potevano andare anche peggio.
Più rigida, ma non meno sotto pressione, la domanda di generi alimentari che – secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori – è aumentata dello 0,4% in un anno. Non inganni questo dato. Il 60% delle famiglie ha comunque modificato il menù limitando gli acquisti e scegliendo prodotti di qualità inferiore. La contrazione stimata dalla Cia è dell´1,5% su base tendenziale, soprattutto per pane, primi piatti surgelati e biscotti dolci, mentre continua a tenere la pasta. Flessioni anche per carne bovina (-2,2%) e avicola (-0,8%), olio di oliva (-1,3%) e vini e spumanti (-1,4%); restano invariati gli acquisti di carne suina, salumi, mentre crescono quelli di ortaggi (+1,4%), latte e derivati (+0,8%) e frutta (+2,9%)