La crisi gela le assunzioni

04/08/2010

La crisi è stata forte nel 2009 – chi non se ne è accorto? – e i dati diffusi ieri dal centro studi Confindustria lo confermano, segnalando che molti problemi si sono trascinati anche nel 2010. Le cifre vengono da un’indagine svolta tra gennaio e marzo di quest’anno, e riferita però all’anno scorso, nel corso della quale sono state sentite 4.410 aziende associate, che danno lavoro a 860 mila persone. Emerge innanzitutto che l’occupazione dipendente si è abbassata del 2,2% – dato notevole se si pensa che nel 2008, il numero era stato -0,3%.
Altra cifra significativa è il drastico calo delle stabilizzazioni, ovvero delle conversioni da contratti a termine in tempi indeterminati: se nel 2008 le associate a Confindustria stabilizzavano il 38,6% dei contrattisti a termine, nel 2009 si è scesi a a precipizio, fino al 24,9%, perdendo dunque quasi 14 punti.
Particolarmente colpita nel calo dell’occupazione, l’industria, che perde il 3,1% dei posti: i settori che hanno sofferto di più sono stati il tessile-abbigliamento (-5,2%) e la gomma-plastica (-5%). La domanda di lavoro ha continuato a contrarsi nella prima metà del 2010. La cassa integrazione ha attenuato le conseguenze occupazionali: nell’industria vi ha fatto ricorso un’impresa su due nel 2009.
Sono aumentati anche i licenziamenti individuali o collettivi: hanno rappresentato nel 2009 il 13,2% dei casi di uscita, mentre nel 2008 il dato era al 10,4%.Più forte l’incidenza nelle piccole imprese (dal 7,9% del 2008 al 14,5% del 2009), nelle industrie (dal 10,6% al 16,2%) e nella gomma-plastica (20%).
Ieri sono arrivati anche i dati sulla produttività del lavoro, diffusi però dall’Istat, e pure in questo caso i numeri rilevano l’incidenza della crisi sull’economia italiana. Se negli ultimi 30 anni la produttività è cresciuta a una media annua dell’1,2%, nell’ultimo decennio però il suo valore è risultato negativo dello 0,5%. Ma è nel biennio 2007-2009 – quello segnato dalla crisi – che pur in presenza di una sensibile caduta del monte ore lavorato, la produttività ha fatto registrare un crollo: -2,7% in media d’anno.
La scarsa produttività del lavoro era stata segnalata tra l’altro anche dal governatore di Bankitalia, in occasione dell’ultima relazione annuale. Mario Draghi ha evidenziato che nei 10 anni precedenti la crisi, la produttività per ora lavorata è salita del 3% in Italia contro il 14% dell’area euro. Negli stessi anni l’economia è cresciuta del 15% contro il 25% dei paesi dell’euro.
«La bassa produttività rilevata non è di sicuro da imputare al fattore lavoro che ha, invece, compensato i mancati investimenti delle imprese e l’assenza di politica industriale da parte del governo», commentano Danilo Barbi e Riccardo Sanna della Cgil.
La Cisl insiste invece sulla detassazione del salario di produttività, e si riferisce ai recenti annunci del ministro Sacconi, che punta detassare gli amenti derivanti da accordi come quello di Pomigliano: «È decisiva l’attuazione del nuovo accordo sulla contrattazione – dice Giorgio Santini – e si deve far funzionare la detassazione al 10% dei salari derivanti da accordi di produttività e turnazioni, su cui il governo si è impegnato».
«È evidente che la politica del lasciar fare al mercato e della deregolamentazione del lavoro sta dando i suoi frutti negativi – commenta invece il dato sulla produttività Cesare Damiano (Pd) – Il Pd non è contrario a detassare i salari di produttività, ma in questa fase è difficile che le aziende negozino nuovi premi. Detassiamo il premio che la Fiat quest’anno non ha dato? Piuttosto diminuiamo la pressione fiscale su tutti i salari».