La crisi economica e le scelte di politica internazionale mettono alla prova la tenuta dei poli – di Sergio Soave

03/10/2002

ItaliaOggi (Il punto)
Numero
234, pag. 1 del 3/10/2002
di Sergio Soave

La crisi economica e le scelte di politica internazionale mettono alla prova la tenuta dei poli

Il varo della legge finanziaria, che dovrà affrontare ora un lungo iter parlamentare, ha messo in luce vaste aree di contraddizione e di dissenso all’interno del centro-destra e dei suoi punti di riferimento sociali. Alla base c’è una difficoltà reale, quella che Silvio Berlusconi definì, qualche mese fa, l’impossibilità di fare le nozze con i fichi secchi. Ora, invece, il governo è chiamato a dimostrare che anche in un periodo di vacche magre si può tener fede alle promesse elettorali e agli impegni assunti con le parti sociali, e questo mette diversi settori, dai ministeri di spesa ai rapporti con le imprese e con le autonomie locali e regionali, sotto sforzo.

Per ora la linea di Giulio Tremonti, che punta a raggiungere l’appuntamento con la ripresa internazionale senza decampare dal suo disegno di riduzione fiscale, anche a costo di mettere in campo tutto l’armamentario possibile di finanza straordinaria e creativa, ha retto. Ma se l’andamento dell’economia mondiale non giungerà tempestivamente in soccorso la scommessa può essere perduta.
In quel caso, i diversi interessi rappresentati nella Casa
delle libertà difficilmente riusciranno a gestire insieme (e
senza laceranti ritorsioni reciproche) una riconversione assai
dolorosa della politica di bilancio. Il fatto stesso che il
premier abbia dovuto assumere personalmente il coordinamento
dell’organismo interministeriale che selezionerà le spese per concentrarle sui progetti con maggiori probabilità di successo, soprattutto nel Mezzogiorno, significa che il consenso per il leader è stato impiegato per superare i dissensi sul merito e sulle scelte
procedurali.
Era accaduto lo stesso sulla politica estera, quando l’ispirazione
bipartisan di Renato Ruggiero aveva suscitato tensioni
nella coalizione, soprattutto per ciò che riguarda la politica europea.
In questo campo Berlusconi è riuscito a spostare il terreno
del confronto, Gianfranco Fini con la sua assidua partecipazione
alla Convenzione europea ha dato un contributo significativo.
Oggi, le diverse sensibilità presenti nella maggioranza
sull’integrazione continentale si esprimono all’interno di una
visione generale abbastanza unitaria e non rappresentano
più una linea di frattura potenziale.
Può darsi che anche nella destinazione dei fondi Berlusconi riesca a inverare il vecchio adagio secondo cui l’occhio del padrone ingrassa il cavallo, ma la dimensione delle difficoltà pratiche può far dubitare su un esito così ottimistico.
Comunque la comune responsabilità di governo resta un collante importante per evitare che le divergenze diventino contrapposizioni e finiscano in rotture che mettono a repentaglio
la stabilità del governo.
È lo stesso vantaggio di posizione che ha consentito al centro-
sinistra, fin che è stato al governo, di mantenere una certa
unità per tirare avanti fino alla fine regolare della legislatura,
per la prima volta dall’inizio degli anni 70.
’è però un tema, quello della politica internazionale e segnatamente dei rapporti con l’America, su cui già quando governava l’Ulivo non è riuscito a mantenere la propria unità, tant’è vero che le varie missioni internazionali, dall’Albania al Kosovo, sono state approvate solo grazie all’apporto esterno determinante dell’opposizione di centrodestra di allora. Ora
che, dall’opposizione, l’Ulivo ha un livello minore di responsabilità
nazionale diretta, quelle divergenze si possono esprimere
in modo più libero e ciò crea uno stato di divisione permanente.
La novità di rilievo è che mentre in passato l’asse di solidarietà occidentale univa la maggior parte dei Ds e dei Popolari, mentre il pacifismo assoluto si espri meva soprattutto in formazioni minori,
ora l’insieme della sinistra di origine comunista, compresi
i Ds, si è collocato su una posizione che la porta a rifiutare
anche l’invio degli alpini italiani in Afghanistan, mentre gli ex democristiani e gli ex socialisti, compreso Giuliano Amato e con l’importante contributo di Francesco Rutelli, sono collocati sulla sponda opposta.
Gli alpini partiranno comunque, vista la solidità su questo punto del centrodestra, ma poiché la situazione internazionale presenterà purtroppo altre e più severe occasioni per una verifica della solidarietà occidentale, la nuova collocazione internazionale della
sinistra può diventare un fattore dirompente all’interno dell’opposizione.
D’altra parte il fatto che nell’Ulivo si cominci a discutere di cose serie invece che di cabine di regia, tutto sommato, va considerato un passo avanti.
Visto che si trovano all’opposizione, le formazioni del centrosinistra hanno la possibilità di confrontarsi e se necessario di scontrarsi senza che ciò metta a rischio la stabilità del governo. Così, se e
quando raggiungeranno poi un’intesa o almeno un compromesso,
questo sarà l’esito di un processo politico limpido e comprensibile da tutti.

Sergio Soave