La crisi dei consumi colpisce la famiglia

21/06/2004

    19 Giugno 2004

      La crisi dei consumi colpisce la famiglia

      «Crescita zero» nel triennio di Berlusconi 2001-2003. Il governo non tutela il reddito dei cittadini

      Marco Tedeschi

      MILANO Ormai è un autentico stillicidio di dati, quello che testimonia il declino economico in atto in questi ultimi anni con la fattiva “collaborazione” dell’esecutivo Berlusconi. L’ultima serie di numeri niente affatto incoraggianti è arrivata ieri da un’associazione che gli allergici alle critiche troveranno peraltro difficile definire di parte.

      Tra il 2001 e il 2003 la crescita dei consumi delle famiglie italiane è stata praticamente pari a zero. Ad affermarlo è la Cgia di Mestre, con una ricerca che mette in luce come la Basilicata, con il suo +0,82%, è la regione in cui i consumi sono cresciuti di più nel triennio in esame. Ciò non significa che nel nostro Meridione le cose vadano meglio che nel resto del territorio nazionale; considerando infatti la spesa media per famiglia nel 2003 in valori assoluti, rimangono ancora notevoli differenze a livello territoriale, con il Sud che resta sempre fanalino di coda e il Nordest, anche questo non rappresenta una novità, in testa alla graduatoria.

      Secondo una elaborazione effettuata dall’Ufficio studi Cgia su dati Istat e Prometeia, a livello nazionale la spesa totale nel 2003 è stata di 633.677 milioni di euro, qualcosa come 1.200 miliardi delle vecchie lire.

      In particolare, tra le regioni è la Valle d’Aosta a guidare la classifica, con una spesa media di 37.300 euro per famiglia, mentre, come ricordato, la Basilicata, pur essendo la regione che ha registrato l’incremento maggiore (+0,82%) nel periodo considerato, resta fanalino di coda in Italia con soli 22.700 euro di spesa familiare.
      Più in generale, è il Nordest l’area più “spendacciona” d’Italia. Infatti, dopo la Valle d’Aosta, al secondo posto si piazza il Trentino Alto Adige (36.300 euro a famiglia) e al terzo il Veneto (32.800 euro). L’Emilia Romagna è al quarto posto (32.500), mentre l’ultima regione del Nordest, cioè il Friuli Venezia Giulia, è inchiodata a circa metà della classifica con 28.300 euro di spesa.

      Male, sottolinea la Cgia, la situazione delle realtà meridionali, tutte collocate nei bassi fondi della graduatoria nazionale. Se all’ultimo posto c’è la Basilicata, al penultimo c’è la Calabria (24.500 euro) e appena sopra il Molise (24.800 euro), mentre la Sicilia si aggiudica il quart’ultimo posto (24.900 euro) e la Campania occupa il quint’ultimo (25.000 euro).

      Per Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, «appare evidente che dopo l’accordo tra il governo Raffarin e la grande distribuzione francese anche l’Italia si accinge a mettere in campo delle misure per rilanciare i consumi».
      «Nei prossimi giorni – ha spiegato Bortolussi – è prevista la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale di un decreto legislativo che concede alle famiglie bisognose, con reddito fino a 15.000 euro, un aiuto economico per l’acquisto di beni durevoli. In pratica si tratta di un fondo di 16 milioni di euro che ha il compito di coprire sino al 50% del costo per un massimo di 3.000 euro a famiglia con l’obiettivo di rilanciare l’economia del Sud che, come risulta dalle nostre statistiche, rimane ancora al palo».