La crisi Cit spegne il polo religioso

07/02/2005

    domenica 6 febbraio 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA (TURISMO) – pagina 11

    La crisi Cit spegne il polo religioso
    BILLY NUZZOLILLO

    PIETRELCINA • Sono diversi anni ormai che Pietrelcina (Benevento), il paese natale di Padre Pio, punta a diventare uno dei grandi poli di attrazione del turismo religioso in Italia, che muove oltre due milioni di pellegrini l’anno, per un valore di 3,5 miliardi di euro e di 12 milioni di pernottamenti. Ma finora ha trionfato solo la delusione.

    Nel 2002 furono in molti a credere che presto si sarebbe avverata la profezia del frate con le stimmate che, proprio ad alcuni compaesani in visita a San Giovanni Rotondo (Foggia, sede del princiopale polo di culto di padre Pio) aveva detto: «Vedete quanta gente è venuta al santuario? Un giorno sarà così anche a Pietrelcina». Presso il ministero delle Attività Produttive venne anche firmato il contratto di programma del Polo turistico religioso di Pietrelcina. Un progetto che prevedeva un investimento di 76 milioni di euro, di cui 26 milioni da parte della Regione Campania e 10 milioni da parte del ministero delle Attività Produttive.


    A distanza di molti mesi, però, il progetto elaborato dall’architetto ticinese Mario Botta (autore, tra l’altro, dei progetti della Sinagoga a Tel Aviv e della Cattedrale a Evry) e dall’artista campano Mimmo Paladino (originario di Paduli, centro che dista pochi chilometri da Pietrelcina) non è mai partito, a causa della grave crisi finanziaria che nel frattempo ha investito il gruppo Cit, promotore del progetto; alla Cit promettono di mantenere gli impegni.


    L’azienda, messa sul mercato nel 1997 dalle Ferrovie dello Stato, aveva promosso il contratto di programma assieme ai Frati Minori Cappuccini, alla Provincia di Benevento ed ai Comuni di Pietrelcina e Pesco Sannita. Cit avrebbe dovuto infatti investire 41 milioni di euro, una parte dei quali attraverso tre società del gruppo: la Casa di Pietrelcina Srl, l’Hotel Morgia Srl e il Centro Campano Srl.


    Il progetto prevedeva la realizzazione di una "cittadella dell’accoglienza" su un’area di 35.000 metri quadri, delimitata da mura, torri, portici, all’interno della quale dovevano sorgere una struttura alberghiera in grado di offrire pernottamento a 500 persone e ristoro a oltre mille pellegrini ed una struttura ricettiva integrata composta da un albergo a 4 stelle da circa 600 posti letto con una capacità di ristorazione per 300 persone ed un auditorium da 1.200 posti. Era stata inoltre prevista la realizzazione di due agenzie di viaggio localizzate nel centro storico di Pietrelcina e presso la struttura di accoglienza. Assai rilevanti le ricadute occupazionali previste in un’area dove le opportunità di impiego sono limitate: 800 nuovi posti di lavoro tra addetti nelle attività turistiche ed occupati nell’indotto. Insomma, il polo turistico di Pietrelcina puntava a diventare un punto di riferimento economico per l’intera Campania.


    Alla gestione delle strutture, secondo l’accordo, avrebbe dovuto provvedere la stessa Cit in partnership con il gruppo francese Accor, leader europeo nel settore alberghiero (in Italia è presente con i marchi Ibis, Mercure, Novotel e Sofitel).


    «Il Comune ha provveduto all’approvazione della variante al piano regolatore generale, così come previsto dall’accordo di programma — spiega il sindaco di Pietrelcina, Domenico Masone —. La richiesta di concessione edilizia però non è stata mai presentata, nè mi risulta che siano stati acquisiti i terreni dove dovrebbe sorgere la struttura. A questo punto non ci resta che sperare in una ripresa della Cit, oppure nell’arrivo di nuovi investitori. Sempre che, in questo caso, ci sia una proproga dei termini da parte del Cipe».