La crisi chiude 25mila negozi

09/09/2014   (Il Sole 24 Ore)

Nei primi otto mesi dell’anno solo nel commercio hanno chiuso i battenti 25mila imprese. Un numero record che per la prima volta porta in negativo il saldo tra aperture e chiusure. L’ennesimo segno di una crisi che non vuole allentare la sua morsa e che almeno fino alla fine dell’anno non lascierà respirare la nostra economia. Le nuove previsioni sulla ripresa che non si vuole affacciare sono di Confesercenti. Che promuove comunque il bonus 80 euro del premier Renzi, a patto però che diventi stabile e sia esteso anche ai pensionati e meglio se accompagnato anche da una sforbiciata dell’Irpef. Misure queste che farebbero finalmente avvertire sull’economia reale e sui consumi l’atteso effetto bonus che finora non si è sentito anche per la cautela degli italiani che finora quei soldi non sicuri in futuro hanno preferito risparmiarli.
Da qui le previsioni negative diffuse ieri da Confesercenti sul Pil che quest’anno scenderà dello 0,2% tornando in positivo solo nel 2015, quando l’economia tornerà a crescere dello 0,9%. Un rialzo comunque insufficiente per dare un sollievo concreto alle famiglie e alle imprese, per rilanciare gli investimenti e, soprattutto, per sanare la ferita della disoccupazione. Sono 6 milioni le persone che non lavorano in Italia: la metà ha perso il posto di lavoro l’altra è rimasta ai margini del mercato del lavoro scoraggiata dalla situazione di crisi.
«Lo scenario non è certo entusiasmante», avverte il presidente dell’associazione Marco Venturi, anche perché nei tre anni dal 2009 al 2012 famiglie e imprese italiane hanno già sborsato 20 miliardi in più di imposte e tariffe. «Non possiamo pensare di crescere così», con una pressione fiscale "bloccata" al 44% (quella effettiva al netto dall’economia in nero è al 55%). Per Confesercenti anche se dalla metà del 2013 hanno iniziato a materializzarsi le premesse di un graduale recupero dell’economia, l’attività economica «non ha infatti accennato a rafforzarsi». In sette anni l’Italia ha anzi perso l’8,5% del Pil e il 7,6% dei consumi e stante così la situazione, sottolinea l’associazione, i tempi di recupero rispetto ai valori pre-crisi risulteranno sicuramente rallentanti ulteriormente: per il Pil l’associazione ipotizza un rientro su valori del 2007 non prima di 7 anni, per i consumi delle famiglie occorreranno almeno 6 anni e per gli occupati almeno 8. Da qui la proposta di rendere strutturale il bonus Irpef, ampliandolo anche ai pensionati entro i 25.000 euro di reddito annuo: «Dire che gli 80 euro non servono è un errore. – ha spiegato Venturi – Dobbiamo ricreare le condizioni di fiducia. Il nocciolo è se sono permanenti o meno». A questa misura andrebbe aggiunta anche una sforbiciata «di almeno due punti» alle aliquote Irpef. Una duplice operazione che costerebbe complessivamente circa 15 miliardi in più da aggiungere ai 10 miliardi già stanziati per il bonus 80 euro: in tutto quindi a regime dovrebbero essere mobilitati 25 miliardi. Per Confesercenti se si avesse la certezza che questi due interventi sono permanenti «si produrrebbe un effetto positivo sulla nostra economia, a partire dai consumi delle famiglie e si potrebbe così avviare un efeftto moltiplicatore che potrebbe ridare fiato anche alle imprese e all’occupazione».