La crisi affonda i piccoli negozi

04/06/2003




          Mercoledí 04 Giugno 2003
          La crisi affonda i piccoli negozi, nel 2003 il consuntivo torna in rosso
          VINCENZO CHIERCHIA


          MILANO – La crisi dei consumi sta mettendo alle corde le società commerciali. Il consuntivo tra nuove aperture e chiusure – stilato dal ministero Attività produttive sui dati delle Camere di commercio – nei primi tre mesi di quest’anno è risultato in rosso per 492 unità a fronte di 15.437 aperture e 15.929 chiusure. In pratica una spia d’allarme in quanto dal 1999, sull’onda dell’entrata in vigore della riforma di settore, la rete commerciale aveva ripreso a espandersi dopo anni di continui ridimensionamenti.
          Il consuntivo 1999 si era chiuso con un attivo tra aperture e chiusure di 528 unità. Nel 2000 il saldo attivo era poi balzato a quota 12.562 negozi. Nel 2001 e nel 2002 erano stati registrati rispettivamente surplus di 8.447 e 9.754 negozi. Con il consuntivo negativo del primo trimestre del 2003 si intravvede dunque una inversione di tendenza, che comincia a preoccupare gli operatori. «Purtroppo – denuncia Marco Venturi, presidente Confesercenti – l’andamento costantemente negativo delle vendite, sommato agli altri gravi problemi che attanagliano il settore, sta portando inevitabilmente alla chiusura di migliaia di imprese commerciali».
          La Lombardia con un saldo negativo di 509 negozi in tre mesi (1.575 le aperture e 2.084 le chiusure) è in cima alla graduatoria delle regioni con i bilanci in rosso, mentre la Campania con 423 imprese commerciali guida le poche in attivo. Finora il Mezzogiorno ha contribuito in maniera massiccia alla ripresa dell’espansione della rete commerciale, ma anche in quest’area iniziano a manifestarsi segnali di difficoltà.
          Non sono solo i piccoli negozi a subire i contraccolpi della crisi, ma anche i grandi gruppi sono in affanno. In questi giorni, ad esempio, è battaglia legale sui vertici del gruppo Giacomelli, quotato in Borsa e precipitato in una grave crisi di liquidità sotto il peso della caduta delle vendite di articoli sportivi e della onerosissima acquisizione del gruppo Longoni. Nel settore dell’elettrodomestico ha subito un drastico ridimensionamento il gruppo Eldo che per anni ha puntato alla leadership italiana subendo invece una grave crisi finanziaria. Sta cercando di risalire la china anche il gruppo Coin, quotato in Borsa, spossato da un lungo contrasto nella famiglia che ne ha il controllo e duramente colpito dalla crisi del mercato dell’abbigliamento in Germania e in parte anche in Italia. Infine, l’alimentare. L’episodio più rilevante nel Sud, dove si è consumato il destino di Cedi Puglia, un gruppo da oltre 1 miliardo di euro di giro d’affari (associato al Conad) che ha dovuto soccombere per una grave crisi finanziaria ed ora è oggetto di una vendita a pacchetti. In gravissime difficoltà anche il gruppo Ferri (negozi di articoli per la casa).