La Corte impugna l’articolo 11

26/03/2003


              26 Marzo 2003

              La Corte impugna l’articolo 11
              Il presidente della Corte costituzionale apre la seduta chiedendo un minuto di silenzio, e ricordando che «l’Italia ripudia la guerra». «Stia al suo posto» si scatena la destra. Rifondazione invita Ciampi a seguire l’esempio di Riccardo Chieppa e dichiarare «illegittima» la concessione delle basi

              G. P.
              «La guerra è una violenza che non può servire da sola a risolvere i conflitti, violenza chiama violenza, la guerra ha sempre scatenato orrori, deportazioni, stremini anche razziali, delitti contro l’umanità intera». A sorpresa, Riccardo Chieppa, presidente della Corte costituzionale, ha aperto così la seduta di ieri mattina. Un breve discorso, una durissima requisitoria conclusa dalla lettura dell’articolo 11 della Carta («L’Italia ripudia la guerra…») e dalla richiesta di «un minuto di silenzio e di meditazione sul grave conflitto in Iraq che mette in pericolo la pace». Cattolico, membro della Corte dal `94 ma presidente da soli 3 mesi, Chieppa ha fatto un intervento ricco di ricordi della seconda guerra mondiale («da spettatore immediato dei bombardamenti, la distruzione e morte»). Precisando di parlare a titolo personale, e attento a ringraziare «gli eserciti angloamericani per la liberazione dell’Europa». Ma non c’è stato niente da fare, la lingua batte dove il dente duole e la destra è partita immediatamente all’attacco. L’accusa più dura, fatta quasi in coro dal leghista Cè, dal forzista Pecorella e dal nazionalleato Landolfi, è di ingerenza politica, se non addirittura di non rispetto del parlamento. «Chi ricopre un ruolo così delicato, dovrebbe ispirarsi sempre alla regola aurea del riserbo – bacchetta così il portavoce di An – Sembra che si contesti surrettiziamente la decisione libera e sovrana di concedere basi e diritto di sorvolo agli Usa». Il presidente stia al suo posto, insomma, come ribadisce Alessandro Cè. «Se ha qualcosa da dire – sale in cattedra il capogruppo della Lega alla camera – lo faccia nell’ambito delle procedure e delle competenze della Corte». Mentre Gaetano Pecorella, avvocato di Silvio Berlusconi e presidente della commissione giustizia della camera, definisce l’accaduto «un fatto molto grave» e accusa Riccardo Chieppa di aver addirittura stravolto «l’immagine che da sempre abbiamo del massimo giudice». Nel mezzo, con grande cautela, si schierano i cattolicissimi e sempre più a disagio centristi della Casa delle libertà. «Condividiamo l’augurio del presidente sulla brevità del conflitto…» dice infatti Luca Volontè, capogruppo dell’Udc alla camera, dopo aver implorato tutti di non «strumentalizzare e non cercare divisioni».

              Il fuoco di sbarramento non riesce però a annullare il senso del richiamo del presidente della Corte costituzionale. Del resto nelle settimane scorse era stato lo stesso Ciampi, con il richiamo all’articolo 11 della Carta, a premere perché Silvio Berlusconi moderasse i suoi applausi a George Bush e alla guerra americana. Così ora il verde Stefano Boco interpreta l’iniziativa come «il simbolo più alto della ferita inferta alla nostra Costituzione dal voto parlamentare e da un governo suddito di Bush».E mentre il margheritato Fistarol, salomonico, si dice stupito della levata di scudi contro il presidente della Corte, Franco Giordano spara a zero. Anche sul Quirinale. «A questo punto credo che il presidente della repubblica non possa più aspettare e debba intervenire – dice infatti, polemico, il capogruppo del Prc alla camera – L’articolo 11 è chiaro nel dire che il nostro stato ripudia la guerra. E per questo è illegittima la concessione agli Usa dello spazio aereo e delle basi italiane».