La Corte dei conti: «Il condono non basta»

15/10/2002






          (Del 15/10/2002 Sezione: Economia Pag. 18)
          PERPLESSITÀ E DUBBI DA PARTE DI CGIL E CISL. IL CNEL CONTESTA LA STRATEGIA PER IL MEZZOGIORNO. L´ISTAT: CRESCE L´INTENSITA´ DELLA POVERTA´
          La Corte dei conti: «Il condono non basta»
          Il governo apre sui contributi alle imprese. La crisi di Borsa frena le entrate

          ROMA
          Mentre il governo lascia intendere che potrebbe fare marcia indietro sulla norma che trasforma i contributi alle imprese in prestiti, nelle audizioni parlamentari di ieri molte sono state le critiche alla Finanziaria. Corte dei Conti, Cnel, Istat e Isae hanno dato un quadro assai poco confortante sulla efficacia delle misure, ma anche sulla possibilità di ripresa economica del paese. Valutazioni negative che seguono a quelle del governatore di Bankitalia Antonio Fazio, della Cgil, e almeno parzialmente di Confindustria-Cisl-Uil. Il giudizio più negativo è stato quello della magistratura contabile. Dinanzi ai deputati e senatori delle Commissioni Bilancio riunite, il presidente della Corte dei Conti Francesco Staderini ha affermato che la manovra non avrà effetti duraturi sui conti pubblici. Ed ha espresso perplessità radicali sulla possibilità che il condono (persino nella versione «tombale» preannunciata) possa garantire le entrate previste nel pacchetto di finanza pubblica. «Non si sanano i conti pubblici in misura strutturale e permanente – ha detto Staderini – si riesce a ridurre il rapporto indebitamento/pil in maniera accettabile per il 2003, ma in misura che non ci lascia tranquilli per il futuro. Per questo servono misure strutturali che aumentino le entrate e soprattutto riducano le spese». Dubbi anche sui proventi delle dismissioni, mentre si rinnova l´appello per una riforma strutturale delle pensioni, mirata soprattutto ad aumentare l´età di pensionamento. Il Cnel, l´organismo costituzionale che raccoglie imprese e lavoratori presieduto da Pietro Larizza, punta il dito in particolare sul rischio – definito «assai grave» – di rallentamento della spesa nel Mezzogiorno; rinnova i dubbi sui condoni e sanatorie, e afferma che la riforma fiscale, con le due aliquote, rischia di compromettere il principio della progressività. Per Luigi Biggeri, presidente dell´Istat, per raggiungere l’obiettivo di una crescita economica allo 0,6% a fine anno come indicato dal governo ci vorrebbe, nel secondo semestre, una crescita congiunturale dell’1%. Quanto all´effetto redistributivo contenuto nella Finanziaria (il taglio dell´Irpef), l´Istat afferma che produrrà una riduzione della diffusione della povertà: verrà ridotta lgrazie all’impatto dei provvedimenti Irpef sui redditi, consegnerà «una riduzione più pronunciata della diffusione della povertà: supereranno la soglia 105mila famiglie, per complessive 300 mila persone. Tuttavia, paradossalmente aumenterà l´intensità della povertà, perché gli effetti delle diminuzioni del carico fiscale riescono a raggiungere «solo una piccola parte dei nuclei con i redditi più bassi» consegnando «un impatto limitato sulla povertà assoluta». Il presidente dell´Isae, Fiorella Kostoris, ha espresso dubbi sulle stime di crescita dell´economia: nel 2002 il Pil dovrebbe crescere solo dello 0,5%, mentre per il 2002 il 2,3% stimato dal governo sembra difficile da raggiungere: per l´Isae, la stima è del +1,8%. In frenata anche la crescita dell´occupazione (0,9% contro l´1% del 2002). Per Kostoris, «non risulta che le grandi imprese siano state favorite dalla Dit», mentre al contrario i «grandi» sarebbero stati più favoriti dalla Tremonti-bis. E nel complesso appaiono «singolari» (in quanto più teoricamente affini a politiche di centrosinistra) le scelte della Finanziaria. In serata, è stata la volta dei leader di Cgil-Cisl-Uil. Durissimo il giudizio della Cgil, che si prepara (denunciando scarsa informazione da parte dei media) allo sciopero generale di venerdì 18. Per Guglielmo Epifani questa è una Finanziaria «che non fa i conti con la realtà, una manovra costruita su una politica sbagliata e che non fa i conti con l’attuale andamento del ciclo economico, drammaticamente peggioramento negli ultimi mesi». Per Savino Pezzotta, la manovra «va bene per quanto riguarda i contenuti che danno attuazione al patto per l’italia», mentre «forti criticità» sono riservate al capitolo degli investimenti per il Mezzogiorno, e «perplessità e dubbi» «permangono per quanto riguarda gli interventi sulla sanità e i trasferimenti agli enti locali». Intanto, per il ministro degli Affari Regionali Enrico La Loggia l´articolo 37 della Finanziaria – che prevede la trasformazione dei contributi alle imprese a fondo perduto in mutui – potrebbe essere stralciato. Come spiega il responsabile Mezzogiorno di Confindustria Francesco Averna, «quello è il punto dolente»; ma per il direttore generale dell´associazione Stefano Parisi «la parola stralcio non ci piace, l’articolo 37 della finanziaria che modifica il sistema degli incentivi va eliminato».

          r. gi.