La Corte dei conti boccia il Dpef

16/07/2002


MARTEDÌ, 16 LUGLIO 2002
 
Pagina 26 – Economia
 
Critiche al mancato conteggio di sgravi fiscali, pubblico impego e opere pubbliche. Il Tesoro: "Solo esercitazioni"
 
La Corte dei conti boccia il Dpef
 
"Manovra da 20 miliardi". Condono fiscale,stop della Lega
 
 
Per ora estesa a tutti la sanatoria delle cartelle
 
 
ROBERTO PETRINI

ROMA – Manovra, condono, conti pubblici. A pochi giorni dal varo del «Documento» già si guarda all´autunno e alla partita della Finanziaria 2003. Già, perché sarà proprio quello il banco di prova del governo che, stando alle sue stime, dovrebbe reperire 12 miliardi di euro. Invece, secondo la Corte dei Conti, che ieri ha fatto sentire in Parlamento la sua voce, questa cifra è destinata a salire ben oltre, forse oltre i 19 miliardi di euro, perché bisogna conteggiare anche la riduzione delle tasse, l´aumento dell´assegno di disoccupazione, i soldi per fare le opere pubbliche e i contratti. Cosa che il governo, nei suoi conti, non avrebbe fatto.
Un bel gruzzolo, non c´è che dire. Tant´è che l´ex ministro del Tesoro del centrosinistra Vincenzo Visco, dopo le parole pronunciate dall´alta magistratura contabile ha lanciato l´allarme: «Sarà una manovra robusta, quasi del 2 per cento del Pil». Sarà proprio questo il prezzo, lo si voglia o meno, che Tremonti e i suoi tecnici dovranno pagare per raggiungere gli impegni presi con l´Europa che, se si vogliono esemplificare con una cifra , vanno quantificati in un deficit uguale allo 0,8 per cento del prodotto interno lordo.
Sale così la voglia di condono. In Parlamento la esprimono gli stessi esponenti di Forza Italia, Cicchitto vuole addirittura il condono edilizio e previdenziale. E Giorgetti, il leghista che guida la Bilancio a Montecitorio, che ieri si è visto recapitare sul tavolo 400 emendamenti, è sbottato: «Ci sono dentro tutti i tipi di condono dalla corsa delle formiche a quella degli elefanti: quello che è certo è che di condono edilizio e previdenziale non se ne parla né in cielo, né in terra, né in mare». La lettura politica è che dopo vertice di ieri Berlusconi-Bossi-Tremonti, la Lega stia mettendosi di traverso sull´idea del condono generalizzato chiesto da molti parlamentari di Forza Italia e da An.
Invece per quello fiscale uno spazio c´è. Nella maggioranza lo vogliono in molti; per ora si intervenuti sul decreto «salva-deficit 2» con un allargamento della platea dei beneficiati dal mini condono per gli iscritti a ruolo che devono pagare più di 1,5 milioni di euro: tradotto dal linguaggio arido del fisco si tratta degli evasori incalliti, bancarottieri e giù di lì, che devono al fisco, dopo aver perduto ogni processo con l´amministrazione, più di tre miliardi. Il loro condono è un vantaggio per lo Stato perché spesso non hanno un patrimonio sul quale l´amministrazione possa rifarsi e dunque meglio una transazione.
Dunque, avanti con il condono. Quando e come non si sa. Il Tesoro tace, tranne Vitaletti, braccio destro di Tremonti, che in Parlamento ha ammesso che misure straordinarie saranno inevitabili. Ma bisognerà vedere la graduazione: una strada è già contenuta nella legge delega, dove si dice che si potranno concordare con il fisco i tre anni futuri di tasse. Ciò avverrà in concomitanza con l´arrivo a compimento degli studi di settore e potrebbe essere l´occasione per chiudere anche con il passato.
Ma i conti corrono e, per tornare all´audizione della magistratura contabile di ieri, i toni non sono stati teneri. Perché, ha spiegato Manin Carabba anche per il 2002 si profilano problemi. Testuale: «Senza nuovi interventi correttivi, i conti pubblici possono presentare un consuntivo 2002 significativamente peggiore di quello prospettato nel Dpef». Ecco, così stanno le cose. Via Venti Settembre non si scompone. Ieri ha affidato ad una nota la sua replica che si riassume in poche parole: «Esercitazioni aritmetiche». E per quanto riguarda il futuro polemizza: «Il governo rimanda alla prossima legge Finanziaria nella quale vi sarà la traduzione operativa delle linee programmatiche indicate nel Dpef. Fino ad allora ogni tentativo di previsione è pura esercitazione aritmetica non sostenuta da contenuti politici e di finanza pubblica». Ora, bisognerà attendere l´autunno.