La Corte dei Conti boccia i Patti territoriali: risultati inferiori alle previsioni

05/09/2002

        5 settembre 2002

        Numerosi i rinvii, anche di diciotto mesi
        La Corte dei Conti boccia
        i Patti territoriali: risultati
        inferiori alle previsioni

        Roberto Rossi

        MILANO I Patti Territoriali non hanno funzionato. La loro
        attuazione è stata di gran lunga al di sotto delle aspettative.
        Sia in termini di rispetto dei tempi, sia di erogazione finanziaria
        da parte dello Stato, sia, infine, in termini occupazionali.
        A sostenerlo è stato un rapporto della Corte dei Conti,
        nel quale la magistratura contabile ha rilevato che «per i
        Patti di prima generazione la maggior parte delle previsioni
        di completamento» sono state deluse. Numerosi infatti i
        rinvii tra i sedici e i diciotto mesi. I rinvii, secondo la Corte,
        sarebbero da addebitarsi alla burocrazia ministeriale e non
        tanto alla fase attuativa vera e propria.
        In termini strettamente numerici le stime dei patti territoriali
        - in sostanza un accordo tra soggetti pubblici e privati
        per l’individuazione di interventi di diversa natura finalizzati
        alla promozione dello sviluppo locale nelle aree depresse del
        territorio nazionale – sono state nettamente ridotte rispetto a
        quelle iniziali: tre su nove a Benevento, tre su dodici a Brindisi,
        sei su venti a Enna, ventiquattro su cinquantasette a Lecce,
        una su quattro al Miglio d’Oro, una su nove a Nuoro.
        In termini finanziari, alla fine del periodo di riferimento,
        vi erano percentuali d’investimenti dal 69% per il Patto di
        Lecce al 30% per quello del Miglio d’Oro.
        È l’investimento complessivamente ammesso ad essere
        diminuito per tutti i Patti. In particolare il valore medio del
        contributo oscilla fra il 60 e il 70 per cento dell’investimento
        intrapreso, attestandosi per la maggioranza dei Patti intorno
        al 66%. Il dato delle iniziative completate risulta inferiore, ed
        in alcuni casi sensibilmente, a quello delle iniziative che
        hanno incassato l’anticipazione.
        Per quanto riguarda il settore manifatturiero, la Corte ha
        rilevato che quello maggiormente prescelto fra le iniziative
        ancora attive risulta l’industriale. Per la tipologia realizzativa
        prevalgono i nuovi impianti, ad eccezione del Patto territoriale
        di Lecce, ove prevalgono, sia pure di poco, gli ampliamenti.
        Per i nuovi impianti in diversi Patti si registra il maggiore
        scostamento di iniziative completate rispetto alle previsioni.
        Il numero maggiore di visite ministeriali si sono concentrate
        su Lecce, seguito da Brindisi, Enna, Miglio d’Oro e
        Nuoro. Non si è riuscito a ricavare il criterio in base al quale
        i controlli sono programmati e svolti. Per le iniziative infrastrutturali
        in tre casi (Benevento, Brindisi e Nuoro) il contributo
        h stato pari al 100% dell’investimento. Nel caso di
        Enna non risultano iniziative infrastrutturali.