La corsa al vero jackpot

15/01/2001



GIOCO – 1 Lo Stato privatizza lotterie, Gratta e Vinci e, di fatto, Totocalcio. E lancia il Bingo

La corsa al vero jackpot


Tre grandi operazioni, ognuna da migliaia di miliardi. In gara Snai, Sisal, Lottomatica, Poste, tabaccai, Confcommercio, ex editori, i Benetton, Pippo Marra e decine di altri imprenditori

      L otteria di Capodanno, Gratta e Vinci, Totocalcio, Totogol, Bingo: tutto in vendita nei prossimi giorni. Lo Stato ha deciso di aprire ai privati una delle più famose fonti di entrate dopo le tasse: i giochi e i concorsi autorizzati. Principalmente perché non riesce più a farla rendere come un tempo. Lo scorso anno c’è stata un débâcle generalizzata, con la sola eccezione delle scommesse sportive, e gli incassi hanno registrato un calo del 30%. La torta potenziale rimane comunque ricchissima (nel solo ’99 ha fruttato 40 mila miliardi) e sono diversi i soggetti che puntano ad approfittare dell’uscita di scena dello Stato per presentarsi come nuovi player dell’entertainement. Si va dagli specialisti come Snai (la società che domina il mercato delle scommesse sportive), Sisal (concessionaria del SuperEnalotto) e Lottomatica (la società di Olivetti e Bnl concessionaria del Lotto), ai gruppi esteri come la spagnola Cirsa (multinazionale dei giochi a premio con 3.000 miliardi di fatturato), ai gruppi in cerca di diversificazione come Benetton-Autogrill, ai piccoli e medi imprenditori a caccia dell’affare della vita, alle associazioni di categoria, fino ai Ds, alla disperata ricerca di liquidità con metodi politically correct . Tutti in gara l’uno contro l’altro con la presunzione di fare meglio del ministero delle Finanze, magari drenando una parte di quelle risorse che gli italiani sperperano ogni anno in giochi d’azzardo non autorizzati.
      «Il colpo di grazia ai concorsi tradizionali – spiega Maurizio Ughi, presidente di Snai – lo hanno dato i videopoker: 800 mila slot machine sparse in 150 mila esercizi in tutta Italia che, secondo le stime del ministero delle Finanze, avrebbero sottratto ai giocatori 30 mila miliardi. Nell’ultima Finanziaria sono state introdotte norme che dovrebbero ridurre la diffusione di questo tipo di macchine. Speriamo che servano a dirottare una parte del giro d’affari delle slot machine sui giochi autorizzati». «Il mondo dei giochi e dei concorsi è in forte espansione – conferma Marco Staderini, amministratore delegato di Lottomatica -. Pochi anni fa erano solo due i prodotti che monopolizzavano l’attenzione, Lotto e Totocalcio, mentre oggi tra modernizzazione dei concorsi classici e nuove offerte le opportunità si sono moltiplicate ed è cresciuto il pubblico e il fatturato».
      Tre sono gli affari caldi dei prossimi giorni: la privatizzazione delle 23 lotterie nazionali e del Gratta e Vinci, la concessione di 420 sale Bingo e il rilancio dei giochi a pronostico del Coni.
      In tre per il Totocalcio.
      La crisi di popolarità della «schedina» è ormai irreversibile e le casse del Coni piangono. Per risollevarla i tre big del gioco all’italiana, cioè Snai, Sisal e Lottomatica, hanno creato un’associazione temporanea d’impresa e nei prossimi giorni presenteranno al Coni un piano di rilancio. Lo scorso anno i tre giochi a pronostico Totocalcio, Totogol e Totosei hanno incassato in tutto 1.427 miliardi, il 26% in meno rispetto all’anno precedente. Il solo Totocalcio dal ’95 allo scorso anno ha ridotto del 66% gli incassi: tradotto in cifre, quasi 2.000 miliardi volatilizzati. Il Totogol dopo i primi tre anni di crescita vertiginosa ha imboccato la china discendente e gli incassi sono passati da un massimo di 1.553 miliardi nel ’97 a poco più di 500 miliardi lo scorso anno. Tra i motivi della decadenza, oltre alla concorrenza delle scommesse e di altri prodotti, c’è l’obsolescenza della rete di accettazione fatta di terminali non collegati in rete. È da qui che prende spunto la proposta di Snai, Sisal e Lottomatica. «Il nostro pieno prevede due step – spiega Ughi -. Il primo è la sostituzione della vecchia rete di accettazione con la nostra rete di terminali on line (almeno 19 mila) che consentirebbe ai giocatori di giocare fino a 5 minuti prima dell’inizio della partita. Il secondo prevede il rinnovo dei concorsi tradizionali e la presentazione di nuovi prodotti legati agli eventi sportivi su cui il Coni ha l’esclusiva. In sostanza proporremo al Coni di gestire i giochi in outsourcing in cambio di una percentuale sugli incassi. Credo che in 5-6 anni si potrebbe arrivare a triplicare l’attuale raccolta». In precedenza il Coni aveva esaminato e poi scartato (per l’intervento del Consiglio di Stato) la possibilità di realizzare una società mista con l’Enel.
      In quattro per le lotterie.
      Il termine per la presentazione delle offerte al ministero delle Finanze scade il 26 gennaio e nel giro di un mese dovrebbe essere designato un vincitore. Le cordate in lizza sono quattro, almeno per il momento, e la posta in palio sono le 23 lotterie nazionali e il Gratta e Vinci, cioè 1.200 miliardi di giro d’affari. La lotteria istantanea è entrata in una fase di declino dopo lo scandalo dei biglietti vincenti di Curno e da una raccolta di 4 mila miliardi è scesa sotto i mille. Ma i pretendenti privati sono fiduciosi di poterla riportare agli antichi fasti. In corsa ci sono più o meno tutti gli stessi personaggi che si contendono anche le sale Bingo. La Sisal partecipa da sola, gli altri sono in cordata. La Snai è alleata con le Poste, l’Ente Tabaccai Italiani e lo stampatore Venturini. Il gruppo Olivetti corre con Lottomatica, Tecnost-Mael e Finsiel ed è alleato con la Federazione dei Tabaccai e la società Usa (sua partecipata) Scientific Games, con l’appoggio esterno di Cirsa. Il quarto raggruppamento ruota intorno a Luciano Consoli, protagonista anche nella gara per il Bingo. L’ex editore del quotidiano La Voce che ha inventato il gioco «Formula 101» ha coinvolto il gruppo Autogrill, le Autostrade, l’americana G Tech, la Tnt Tecnologistica e la Banca di Roma.
      Bingo.
      La gara del 22 gennaio per l’assegnazione della concessione delle 420 sale Bingo è un successo annunciato. Lo Stato si aspetta dalla nuova tombola 830 miliardi, cioè il 23,8% di un giro d’affari valutato 3.500 miliardi, mentre ai gestori delle sale andrà un aggio di 637 miliardi. Gli aspiranti crescono ogni giorno e ormai sono una vera e propria folla che comprende i nomi più disparati. I più agguerriti sono, oltre alla solita Snai, quelli della Formula Bingo, società presieduta dall’ex ministro Vincenzo Scotti e controllata da Luciano Consoli (attraverso Chance Mode) con soci assortiti (dalla Confcommercio di Sergio Billè, a Federalberghi, alla spagnola Vaprel, al patron dell’Adn Kronos, Pippo Marra, alla Meliorbanca di Pierdomenico Gallo fino a una serie di imprenditori sconosciuti). Questi due soggetti, come anche la milanese Bingo Service e la Toscana SevenBingo, si propongono non come concorrenti ma come general contractor e fornitori di servizi. Puntano cioè a creare un di network di sale in franchising in cambio dell’1-1,5% sugli incassi del titolare. Ughi e Consoli annunciano di aver già in mano 200 contratti a testa. Ma dovranno vedersela con Cirsa, che in un secondo tempo lascerà il business a Lottomatica, e con la società Ludotec dei Ds. Ambedue puntano sia a conquistare concessioni in proprio sia a fornire servizi ad altri. Tra i privati in corsa in proprio ci sono poi piccoli imprenditori noti e non. Tra questi Franco Dal Cin, patron della Reggiana, che vorrebbe piazzare il Bingo nello stadio Giglio di Reggio Emilia, e, si dice, Vittorio Cecchi Gori, che ha pensato di sfruttare le sue sale cinematografiche.
      Ma sarà vero business? In Spagna, qualche anno fa, le sale Bingo erano un migliaio, oggi ce ne sono 550.

      Roberta Scagliarini



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