La Coop anti-inflazione

06/09/2002


          6 settembre 2002

          La Coop anti-inflazione
          Prezzi al di sotto della media, secondo la società e alcune ricerche indipendenti
          Mercato per pochi La concorrenza spietata tra le grandi catene di distribuzione ha ridotto a poche unità i protagonisti del settore


          MANUELA CARTOSIO


          MILANO
          Nei primi sei mesi dell’anno i prezzi degli alimentari, secondo le rilevazioni dell’Istat, sono aumentati del 4%. Nei 1260 punti vendita Coop, la prima catena di distribuzione in Italia, sono aumentati solo dell’1,8%. Un’altra dimostrazione che «siamo bravi e sappiamo fare il nostro mestiere», commenta Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia. Esselunga, la concorrente diretta e più agguerrita, sostiene d’aver fatto ancor meglio: i suoi prezzi sarebbero addirittura rimasti fermi. «Vedremo dove saranno a fine anno», replica Tassinari. Nell’attesa, si fa bello di una conferma, certificata da rilevazioni indipendenti: la Coop è la catena più conveniente. Su un paniere di 2.700 prodotti gli ipermercati Coop hanno un differenziale prezzi inferiore di due punti rispetto alla concorrenza, mentre nei supermercati su un paniere di 1.500 prodotti il differenziale competitivo è di un punto. Ieri Coop Lombardia ha presentato il suo rapporto annuale su prezzi, consumi, distribuzione. Con l’inflazione che ha ripreso a correre, l’attenzione si è concentrata sull’andamento dei prezzi. Coop Italia prevede di mantenere l’inflazione «interna» – l’aumento cioè dei suoi prezzi – sotto il 2%, «considerando anche i generi non alimentari», afferma Tassinari, senza però precisare quanto il
          non food incida sulle vendite Coop. Nei primi sei mesi del 2002 il gruppo ha fatturato 5.412 milioni di euro, la proiezione per fine anno è di 9.800 milioni di euro, con un incremento del 7% sul 2001.

          L’introduzione dell’euro, gli aumenti di tariffe e assicurazioni e, per fattori climatici-stagionali, di alcuni prodotti ortofrutticoli hanno spinto in su i prezzi. Ma a fare la cresta sull’euro non è stata certo la grande distribuzione, assicura il presidente della Coop, che imputa almeno uno 0,5% dell’inflazione «interna» a una legge in vigore dallo scorso autunno. E’ quella che, per difendere la piccola distribuzione, vieta le vendite sottocosto (praticate dalla grande distribuzione per i prodotti-civetta e per le offerte speciali come il 3×2). Tutte le grandi catene l’avevano osteggiata come un «vincolo» alla libera concorrenza. Ora la Coop ne chiede la cancellazione o almeno la sospensione, sostenendo che il ripristino delle vendite sottocosto smorzerebbe l’inflazione.

          I consumi registrano nel primo semestre dell’anno un deludente -0,6%. In picchiata, oltre ai consumi per auto, moto e di conseguenza per carburanti, la spesa per elettronica ed elettrodomestici, libri e giornali, beni e servizi per il tempo libero. Per ritrovare dati così negativi per i consumi della famiglie, osserva Enrico Migliavacca, presidente di Coop Lombardia, bisogna risalire al 1993, «tempo di sacrifici per la crisi della lira e per raddrizzare i conti pubblici». Un grafico illuminante del rapporto evidenzia che il reddito disponibile reale per famiglia nel 2001 è identico a quello del `93. Ecco spiegata la «scarsa propensione» al consumo.

          Il 2001 per la grande distribuzione è stato un anno di grandi sommovimenti, alleanze e fusioni. I protagonisti si contano ormai sulle dita di una mano e Coop ha cercato di parare il colpo costituendo con Conad un’unica «centrale d’acquisto». Dopo un triennio di declino, il numero delle aperture di nuovi punti vendita è ripreso a salire. A giugno i supermercati erano 7.100, gli ipermercati 515, i discount 2.400. A crescere di più, quasi del 10% in un anno, sono gli ipermercati. La regione dove si gioca tutto, dove si capisce chi vince è chi perde nello scontro tra megacatene distributive, è ovviamente la Lombardia. Qui la Coop ha 198 «negozi», 154 mila metri quadrati di aree di vendita, 662 mila soci, 5.727 addetti.