La conttrattazione si è spostata in azienda

12/09/2007
      JOB 24
    mercoledì 12 settembre 2007

    Pagina 24 – Carriere-Formazione-Lavoro

    Mercato del lavoro – Al via le consultazioni tra i dipendenti sull’intesa di luglio

      La conttrattazione
      si è spostata in azienda

        Senza regole nuove le imprese studiano modelli su misura

          di Serena Uccello

            La riforma dei modelli contrattuali è uno dei temi "classici" del dibattito sindacale. Talmente "classico" da ricorrere ciclicamente a scadenze fisse. Tuttavia questa volta a superare lo scetticismo di quanti considerano questa riforma come l’eterna incompiuta del mercato del lavoro c’è un protocollo e una scadenza. Il protocollo è quello che hanno firmato lo scorso 23 luglio Governo e parti sociali, la scadenza è oggi: i direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil si riuniscono infatti per stabilire tempi e modalità della consultazione dei lavoratori proprio sui contenuti di quel documento (ieri è stata la volta della Fiom, si veda il pezzo a pagina 3). Testo che parla di pensioni e mercato del lavoro e che soprattutto, sul tema dei contratti, mette nero su bianco la previsione di una serie di sgravi sul costo del lavoro il cui obiettivo è proprio incentivare la produttività di secondo livello.

            L’urgenza di un intervento su questo fronte è stata ricordata di recente dalle pagine del Corriere della Sera da Pietro Ichino. Necessità ribadita pure da Tito Boeri per il quale «andare verso un maggiore decentramento è indispensabile per incentivare davvero la produttività». Sul ruolo dei due livelli Boeri non ha dubbi: a livello centrale spettano il quadro normativo e il sistema di protezione, a quello locale la ripartizione del salario. Piuttosto spiega Boeri: «Sono molto perplesso sui sistemi di incentivazione previsti dal protocollo. Mi sembrano – dice – macchinosi, possono dare adito ad abusi o finire per noon essere utilizzati».

              Ma le sollecitazioni arrivano anche dal territorio. Una recente ricerca sulle Pmi realizzata da Stefano malandrini di Confindustria Bergamo, che ha preso in esame 150 accordi locali, ha infatti registrato da un lato il grado di diffusione della contrattazione aziendale dall’altro la scelta operata dalle imprese. Il dato chiave: la contrattazione di secondo livello sta guadagnando rapidamente terreno. E soprattutto che le soluzioni individuate sono le più diverse e che sono di volta in volta plasmate sulle esifenza tanto delle aziende che dei lavoratori. Mentre, nel dettaglio, i contenuti delle trattative evidenziano la compresenza tra temi economici e normativi. Questi ultimi cioè non sono quasi mai oggetto di contrattazione esclusiva: «Anche perché – spiega lo studio – è diffuso lo scambio tra criteri di organizzazione del lavoro e gratificazione economiche collettive, migliorative rispetto ai minimi del conratto nazionale».

              Nonostante i diversi input, il dibattito sui due livelli contrattuali tra le parti sociali è aperto e lontano da una sintesi. Confindustria, ad esempio, sottolinea il ruolo centrale della contrattazione collettiva e pensa a «un secondo livello secondo le prassi in atto». L’obiettivo è la creazione di un modello «in cui vi sia certezza ed affidabilità delle regole del gioco», individuando i soggetti legittimati a trattare, le materie oggetto di negoziazione per i due livelli, le sanzioni in caso di mancato rispetto degli accordi.

              Flessibilità che ritorna nella posizione della Cisl: «Il secondo livello – dice Gianni Baratta – dovrebbe poter essere articolato in una vasta gamma di possibilità, aziendale, territoriale, di settore, di comparto, di filiera, di distretto». E se Paolo Pirani della Uil annette che a questo punto «ogni momento è buono» per avviare un confronto anche perché «non ci sono posizioni insormontabili», Mauro Guzzonato della Cgil si dichiara più propenso ad agire per tappe. «Intanto – dice – avviamo la consultazione con i lavoratori, poi c’è la scadenza della Finanziaria, da qui apriamo la discussione dentro il sindacato senza naturalmente – aggiunge – interferire con i contratti in discussione come quello dei metalmeccanici. Questo tuttavia – rassicura – non vuol dire fermarsi, anche perché con il protocollo sono stati fatti diversi passi avanti». Allo stesso modo è certo, come nell’ambito di un confronto sui contratti, dovrà essere affrontata la questione della rappresentanza sindacale. Perché, spiegano da Confindustria, «le imprese devono avere la certezza che, una volta contrattate, le singole materie devono poi poter essere gestite senza ulteriori negoziati o confronti».