La contrattazione sociale territoriale contiene gli effetti della crisi sui lavoratori e le loro famiglie

08/06/2011

Il tessuto economico e sociale del paese è stato colpito da una crisi che ha aggravato la condizione materiale delle persone, sia per quanto riguarda il profilo del lavoro sia per le condizioni generali di vita. Questa situazione ha influito sulla contrattazione sociale territoriale, che «si è resa un potente strumento di risposta, seppur declinato in un’ottica prevalentemente difensiva ma quasi sempre condotta unitariamente con Cisl e Uil».

Un’attività negoziale che ha raggiunto lo scorso anno milioni di
persone per sostenere i loro redditi azzerati o falcidiati dalla cassa integrazione e per integrare quelle politiche di welfare vessate dai tagli lineari delle manovre economiche. E’ questo in sintesi il quadro emerso dal "Secondo Rapporto sulla Contrattazione Sociale Territoriale", a cura dell’Osservatorio sulla Contrattazione Sociale (Ocs), costituito dalla Cgil e dallo Spi, con il contributo dell’
Ires.

Uno studio che attraverso l’analisi di 439 documenti – estrapolati dai circa 1.000 accordi di contrattazione sociale realizzati nel corso del 2010 -, tra piattaforme e accordi siglati unitariamente, evidenzia una significativa attività di contrattazione unitaria che nel territorio individua quel luogo
centrale per la tutela del reddito e per la difesa dei diritti e della condizione di vita delle persone. Entrando nel dettaglio, nell’83,1% dei casi si tratta di veri e propri accordi, ovvero tutte le varie forme di documenti conclusivi di un percorso negoziale. Il 10,11% dei casi è relativo a «resoconti o verbali
di incontro», cioè tutti quei provvedimenti che si collocano nel mezzo del percorso di negoziazione. Infine, oltre ai documenti conclusivi e a quelli intermedi, nel gruppo di testi analizzati vi sono anche le piattaforme negoziali (il 6,8% dei casi).

Il livello comunale è il più diffuso
Dal punto di vista territoriale il livello comunale di contrattazione è quello più ampiamente rappresentativo: il 76,8% dei documenti negoziali e ben l’80,3% degli accordi sono siglati a questo livello essendo il frutto, si legge nel rapporto, «per buona parte, della contrattazione svolta in vista dell’approvazione dei bilanci comunali di previsione, o comunque in occasione del percorso annuale di confronto tra le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali sull’agenda di
welfare locale». I 360 documenti concentrati sulle dimensioni comunali, intercomunali e di circoscrizione, vanno a coprire, come spiega il rapporto, ben 797 comuni per una popolazione interessata stimabile intorno ai 12-14 milioni di persone.

L’analisi dell’Ocs evidenzia poi i beneficiari della contrattazione sociale territoriale, individuati nella generalità di cittadini e famiglie (82,5% degli accordi, 93,3% delle piattaforme) che rappresentano la voce maggioritaria. Un’area, quest’ultima, che ingloba tutti quei provvedimenti di valenza universalistica che, secondo l’Ocs, evidenzia «l’intento di uno strumento volto alla promozione dei diritti di cittadinanza sociale dei cittadini».

Gli accordi soprattutto per lavoratori in cig, precari, anziani
Un grande rilievo è dato ai lavoratori di aziende in crisi. Nel 67,6% degli accordi e nel 40% delle piattaforme sono previste iniziative per i
lavoratori in cassa integrazione o in mobilità, così come per quelli disoccupati o precari. Seguono poi quei soggetti e quei temi che sono il cuore della contrattazione sociale: l’infanzia (67,6% degli accordi, 66,7% delle piattaforme), anziani (55,7%, 60%), povertà (45,4%, 46,7%), disabili (29,6%, 46,7%). Il rapporto sottolinea come emerga «una contrattazione sociale che con difficoltà riesce a intercettare e promuovere i bisogni e le esigenze dei soggetti non maggioritari o comunque più presenti tradizionalmente» e si mostra «con altrettanta evidenza la difficoltà a trattare e portare in luce i bisogni di soggetti particolari che in modo altrettanto specifico stanno subendo gli effetti della crisi», in particolare le donne (presenti nel 5,3% degli accordi e nel 30% delle piattaforme), i giovani (20,8%, 36,7%) e gli immigrati (12,7%, 36,7%).

Sostegno soprattutto al reddito e all’assistenza socio-sanitaria
Quanto ai temi trattati nei testi analizzati dal secondo rapporto sulla contrattazione sociale territoriale, l’area più ampiamente rappresentata negli accordi riguarda la
politica dei redditi e delle entrate (83% dei casi). Seguono con una forte presenza le politiche socio-assistenziali e sanitarie (76,1% sempre per gli accordi) e quelle del lavoro e dello sviluppo (75,3%). Da segnalare il dato relativo ad accordi per le politiche abitative e del territorio e per l’infanzia, educative e dei giovani. In questi casi il tema è presente nel 60% dei casi. Quasi un terzo degli accordi contiene riferimenti a iniziative riguardanti la pubblica amministrazione (30,8%) e le politiche culturali di socializzazione e sicurezza (29,9%). Più marginali i contributi alle politiche della partecipazione e cittadinanza (17,9%) e le azioni di contrasto delle discriminazioni e pari opportunità (10,2%).
Nelle piattaforme si conferma generalmente la stessa ripartizione con alcune specificità: la differenza tra le proposte e i risultati relativi sembra essere più marcata proprio nel caso delle aree meno valorizzate negli accordi. Ad esempio, le azioni di contrasto delle discriminazioni sono presenti nel 30% delle piattaforme ma, come visto, solo nel 10,2% degli accordi, così come le politiche di partecipazione e cittadinanza attiva appaiono nel 40,3% ma solo nel 17,9% degli accordi.

I canali di investimento calati di oltre il 78% in due anni
Il profilo della contrattazione sociale territoriale per il 2010, così come emerge dal rapporto, appare prevalentemente «difensivo», cioè impegnato a mantenere qualità e quantità dei servizi e delle prestazioni. Di fatti con la crisi in atto e i pesanti tagli ai finanziamenti delle politiche sociali non poteva che essere così: mettere a posto i bilanci ha un costo, molto spesso questo coso lo paga il welfare. Dal 2008 ad oggi, infatti, i principali canali di investimento (dal fondo per l’affitto a quello per i servizi all’infanzia) hanno subito una riduzione del 78,7% calando dai 2 miliardi e 527 milioni di allora ai 538 milioni di oggi. Alcuni capitoli di spesa sono stati completamente azzerati, come ad esempio il fondo per i non autosufficienti che quest’anno è stato cancellato, dai 400 milioni di euro dello scorso anno. Stessa cosa per i servizi all’infanzia che dai 100 milioni dell’anno passato (finalizzati all’apertura di nuovi asili nido) passa a zero per il 2011. Il fondo per le politiche sociali ora può contare su meno di 274 milioni mentre solo tre anni fa era il triplo.

Le novità: il patto anti-evasione e lo spazio per il terzo settore
Eppure la contrattazione nei territori ha introdotto rilevanti novità. Secondo il segretario generale dello Spi, Carla Cantone, infatti, dalla lettura del rapporto emerge «una prima novità, rispetto ad un passato non troppo lontano, che risiede nella crescente confederalità della contrattazione sociale territoriale nella consapevolezza che esiste un nesso inscindibile tra diritti del lavoro e diritti di cittadinanza, ma questo legame non emerge automaticamente».
Inoltre, aggiunge la leader del sindacato dei pensionati della Cgil, «la seconda novità, insieme ai "patti antievasione" che abbiamo proposto per non subire passivamente una contrattazione vincolata ai tagli delle manovre economiche, consiste in una iniziativa per l`equità più incisiva che nel passato». Non sono queste però le uniche novità registrate nel rapporto che delinea infatti delle tendenze innovative, come ad esempio la tipologia di soggetti coinvolti che vanno oltre le istituzioni pubbliche e guardano al terzo settore, alle fondazioni e al sistema produttivo. Un dato che per il rapporto «testimonia la necessità di tavoli di concertazione più ampi per poter valorizzare tutte le risorse disponibili, in attuazione di un corretto principio di sussidiarietà che non si pone in alternativa al pubblico ma anzi ne allarga gli spazi e lo "pretende" – conclude – più competente nel promuovere lo sviluppo complessivo del territorio».