La Consulta: sì al referendum per l’articolo 18 perché estende le tutele reali per i lavoratori

07/02/2003






venerdì 7 febbraio 2003

Pezzotta: industria sempre più in difficoltà

La Consulta: sì al referendum per l’articolo 18 perché estende le tutele reali per i lavoratori

      ROMA – La domanda «è chiara e univoca nella sua struttura e nei suoi effetti» e quindi il referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è ammissibile. Lo spiega la Corte costituzionale nelle motivazioni diffuse ieri con le quali ha accettato la richiesta di referendum referendum proposta da Rifondazione comunista, dai verdi e da una parte della sinistra Cgil. La domanda posta agli elettori, dice la Consulta, mira a definire con esattezza l’ambito di applicazione del diritto al reintegro nel posto di lavoro per chi viene licenziato senza giusta causa. L’articolo 18 della legge 300 del 1970 dice che questo diritto esiste nelle aziende con più di 15 dipendenti (sotto questa soglia il lavoratore ingiustamente licenziato riceve un’indennità). Chi propone il referendum abrogativo vuole cancellare il discrimine dei 15 dipendenti ed estendere il diritto alla riassunzione a tutti i lavoratori. Conclusione: la domanda «propone al corpo elettorale un’alternativa netta» tra il mantenimento dell’attuale disciplina e la generalizzazione della «tutela reale» (il diritto al reintegro), dice la Corte. Il referendum si terrà la prossima primavera in una data che sarà decisa dal governo.
      La sinistra della Cgil ha commentato con favore le motivazioni della Consulta. Secondo Gianpaolo Patta, le proposte di chi, compresa la maggioranza della Cgil, vuole evitare il voto facendo passare una legge che rafforzi il risarcimento per i lavoratori licenziati sono destinate al fallimento, dopo la diffusione del documento della Corte: «Non sarà possibile approvare leggi in grado di sospendere il referendum che non contemplino l’estensione della reintegrazione sotto la soglia dei 15 dipendenti». Dalla Cisl e dalla Uil, contrarie al referendum, non sono venuti commenti.
      La Cisl ieri ha preferito concentrarsi sull’emergenza occupazione presentando un’indagine sulla crisi dell’industria. Sono 82.600 i lavoratori che rischiano di perdere il posto (cassa integrazione e mobilità) o che lo hanno già perso (chiusure aziendali). Di questi almeno 30 mila sono addetti del settore auto. Gli altri settori in crisi sono il tessile (6.640 lavoratori coinvolti), la chimica (13.300), la farmaceutica (5.545), l’impiantistica (8.700), le telecomunicazioni e l’elettronica (16.296) e l’alimentare (2.717). La cifra totale, ha spiegato il segretario della Cisl Savino Pezzotta, «è comunque sottostimata perchè tiene conto solo delle aziende più grandi». Pezzotta ha annunciato la richiesta di un incontro urgente a governo e associazioni imprenditoriali per discutere le risposte di politica industriale da dare all’emergenza occupazione. «Se non otterremo l’apertura di un tavolo – ha minacciato il leader della Cisl – decideremo le nostre iniziative di lotta, senza nulla escludere».
Enr. Ma.


Economia


I posti a rischio
      I NUMERI
      Complessivamente sono 82.589 i posti di lavoro a rischio secondo lo studio della Cisl
      I SETTORI
      Nel comparto dell’
      auto i posti a rischio sono 30 mila tra ristrutturazioni, cassa integrazione e mobilità. Nell’ elettronica e telecomunicazioni la crisi vede coinvolti 16.296 lavoratori; 13.300 quelli nella chimica . Nel settore dell’ impiantistica i posti di lavoro coinvolti nella crisi sono 8.700; 6.640 quelli nel settore tessile e abbigliamento e 5.500 sono i lavoratori coinvolti nella crisi del farmaceutico . Nel settore alimentare sono in pericolo 2.117 posti