La Confindustria rompe gli indugi: «Tasso programmato da rivedere»

24/07/2001
La Stampa web

 
IL DIRETTORE DEL CENTRO STUDI GIAMPAOLO GALLI.: QUESTO È UN DATO POSITIVO MA SI PUÒ FARE ANCORA MEGLIO

Martedì 24 Luglio 2001

intervista
Roberto Ippolito
La Confindustria rompe gli indugi
«Tasso programmato da rivedere»

LA Confindustria chiede di rivedere l’inflazione programmata per il 2002, il tasso verso il quale devono convergere i comportamenti di governo, imprese e sindacati per favorire la discesa dei prezzi. Lo annuncia Giampaolo Galli, direttore del Centro studi della Confindustria.

Dottor Galli, che importanza ha la discesa dell’inflazione registrata a luglio?
«Il calo dell’inflazione a luglio è un dato positivo. Segnala probabilmente un’inversione di tendenza che da tempo gli analisti prevedevano in considerazione della riduzione del prezzo del petrolio e dei suoi derivati».
Ma non c’è da fidarsi poco del petrolio?
«Sicuramente c’è molta incertezza nelle previsioni relative al petrolio. Ma la riduzione dell’inflazione era attesa anche con l’eventuale stabilità del prezzo del greggio. Il calo del petrolio accelera fortemente la riduzione dell’inflazione. E’ opportuno avere ben chiaro che con un prezzo alto del petrolio ma stabile l’inflazione avrebbe comunque decelerato. La discesa adesso è in atto».
Con quali prospettive?
«A meno di sorprese dovrebbe avvenire un’ulteriore discesa nei prossimi mesi. Credo che questo si verificherà gradualmente e che a fine anno avremo un tasso tendenziale compreso tra il 2,4 e il 2,5%. La discesa potrebbe essere poi più rapida nel 2002. Verosimilmente nella prima metà del prossimo anno si scenderà sotto il 2% che è la soglia di pericolo indicata dalla Banca centrale europea».
Per lei tutto bene quindi?
«No, perché si può fare meglio. Si poteva fare di più sul fronte delle liberalizzazioni, in particolare per l’energia: questo avrebbe prodotto un calo dei prezzi del settore come avvenuto in Germania. Per l’apertura del mercato, è essenziale che il governo concretizzi quanto ha dichiarato di voler fare. E’ la richiesta nostra e di chiunque vuole vedere strutturalmente prezzi più bassi e potere d’acquisto elevato per tutti i cittadini».
In materia di prezzi è questa la questione essenziale per la Confindustria?
«C’è un’altra questione importante: bisogna porsi un obiettivo più ambizioso per l’inflazione programmata nel 2002».
Ma il governo ha appena indicato l’1,7% nel documento di programmazione economico finanziaria.
«Il tasso di inflazione programmata può ancora essere modificato».
E’ possibile?
«In passato la modifica del tasso di inflazione programmata è stata decisa in seguito all’indicazione di una mozione parlamentare dissonante rispetto al testo originario del dpef».
Però il governo Berlusconi considera l’1,7% un punto d’equilibrio fra le tesi dei sindacati e della Confindustria. Perché dovrebbe cambiare il tasso?
«In base alle tendenze spontanee, l’inflazione media nel 2002 dovrebbe essere pari all’1,8% nel 2002. Quindi fissare l’inflazione programmata all’1,7 significa rinunciare a dare un’indicazione a favore di una discesa più netta. E significa dimenticare che la competitività e l’occupazione dipendono da un’inflazione più contenuta e possibilmente inferiore a quella degli altri paesi europei».
Ma per il segretario della Cgil Cofferati è già difficile scendere dal 2,8 attuale all’1,7 programmato.
«Nel contesto di prezzi internazionali calanti è possibile questo livello ma anche fare meglio. Nel 1996 l’Italia scese dal 4 al 2%».
Non è più arduo scendere se l’inflazione è bassa?
«Anche quando l’inflazione è bassa ci può essere una notevole variabilità. A metà 1999 l’inflazione era pari all’1,5, poi nel 2000 è stata pari al 2,5. Le oscillazioni sono sempre possibili sia in salita che in discesa. L’importante è avere comportamenti conseguenti in materia di prezzi per i contratti di lavoro, liberalizzazioni e tariffe per i servizi di pubblica utilità decise dalle Autorità di settore».

Perché Confindustria sollecita la revisione dell’inflazione programmata per il 2002?
«Giustamente il governo punta a un balzo verso l’alto della crescita economica. Soprattutto nel breve periodo lo strumento migliore per accrescere lo sviluppo è avere una dinamica di prezzi e salari più bassa degli altri paesi europei».
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