La Confindustria rilancia «Cambiamo i contratti gli attuali sono superati»

25/02/2002







(Del 23/2/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
La Confindustria rilancia �Cambiamo i contratti gli attuali sono superati�
Pininfarina: dobbiamo tenere conto della situazione internazionale Nel progetto c�� l�addio definitivo ai due livelli della contrattazione

TORINO

�La decisione della Cgil di proclamare lo sciopero generale � inspiegabile in una logica sindacale e segna il de profundis della concertazione�. Attraverso il giudizio tagliente all�indirizzo del leader della Cgil, Andrea Pininfarina esprime tutto il suo disagio per il deterioramento del quadro sociale. Un mood inspiegabile visto che, all�Unione industriali di Torino – dove va in scena la prima della due giorni di full immersion delle parti sociali nel mare magnum delle esperienze sindacali dei paesi europei – il palcoscenico � espropriato dal braccio di ferro in atto sulla riforma dell�articolo 18 dello statuto dei lavoratori, richiesto a gran voce da Confindustria che a quel punto dovrebbe andare allo scontro senza soverchie preoccupazioni. Il fatto � che, non solo – come racconta Guidalberto Guidi (consigliere per le relazioni industriali nella confederazione romana di viale dell�Astronomia) �non vale la pena di morire per nulla� e dunque �nemmeno per articolo 18�, sebbene sia importante �toccare certi temi che mettono il nostro Paese in condizione di competere sui mercati internazionali�. L�apparente contraddizione si spiega, soprattutto, con la scoperta che gli esponenti di spicco del capitalismo nostrano, mentre non possono fare marcia indietro su una questione tutto sommato marginale come le modifiche al benedetto articolo dello statuto dei lavoratori, hanno urgenza di ricucire i rapporti con i sindacati per calare sul tavolo una carta pesante: la semplificazione della contrattazione, con svuotamento del livello nazionale e la flessibilizzazione di quelli residui. Il men� di dettaglio sar� servito oggi da Antonio D�Amato e difficilmente potr� risultare digeribile per i leader confederali – Pezzotta (Cisl) e Angeletti (Uil), oltre a Cofferati – tesi come violini per l�estenuante ping pong con il governo non solo in tema di lavoro, ma anche di previdenza e fisco. Ieri, per�, gli industriali hanno sfornato le prime anticipazioni di quello che nel loro immaginario dovrebbe essere l�addio definitivo ai due livelli di contrattazione. Con le perplessit� di Giorgio Usai circa la validit� del protocollo del `93 �ormai forse datato�; il suo auspicio che il sindacato �consenta premi di risultato molto con forte variabilit� e non pretenda di trasformare quelli acquisiti �in un zoccolo da inserire nella retribuzione�; l�affermazione che �la sovrapposizione del primno e secondo livello di contrattazione d� pessimi risultati�; l�auspicio che �si alleggerisca la contrattazione nazionale per aumentarne il decentramento; e la minaccia che, se non si dovesse andare in quella direzione �sarebbe l�economia italiana a pagarne lo scotto, in termini di minore crescita�. Ma anche con le dotte argomentazioni del presidente dell�Unione di Torino (Pininfarina, appunto) che �per gli schemi contrattuali� ripropone un �benchmarking internazionale�; rifiuta di importare �modelli stranieri� ma auspica che si faccia tesoro �delle esperienze altrui, che aiutino a riformulare al meglio la struttura della nostra contrattazione collettiva, in modo che esse non prescinda dai vincoli e dalle compatibilit� internazionale�. si tratta – spiega Pininfarina – di arrivare ad un assetto contrattuale che, da un lato, �si attenga ad alcune basilari regole di efficienza e di equit� e, dall�altro, �tenga conto dei condizionamenti internazionali a cui la nostra economia � sottoposta�. Auspici sacrosanti, per un Paese affetto da carenza endemica di competitivit� e sistematicamente alle prese con il dubbio amletico se difendere le quote di mercato a scapito dei margini o badare alla redditivit� in barba ai volumi (opzione, peraltro, non sempre possibile). Ma auspici che, per poter fare breccia, nelle organizzazione dei lavoratori riechiedono, quanto meno, la pace sociale: oggi messa a dura prova dall�assurdo braccio di ferro sul maledettissimo articolo 18. Si spiega cos� la valanga di apprezzamenti per la concertazione come metodo imprescindibile per affrontare e risolvere tutti i nodi che ingombrano il campo del lavoro, fatta dal presidente dell�Unione come da Michele Perini (che guida Assolombarda), da Guidi come da Usai. Si spiegano anche le profferte di stima per un sindacato �rappresentativo, forte e autorevole, ma allo stesso tempo capace di comprendere le trasformazioni della nostra epoca� come elemento essenziale �per un buon sistema di relazioni industriali�, espresse da Pininfarina. Che non solo ha negato che �Confindustria disegni un futuro senza sindacato�. Ma ha ribadito anche che �nel futuro economico del Paese, gli industriali continuano a vedere un ruolo centrale per il sindacato�. Quest�ultimo – ha concluso il presidente dell�Unione di Torino, pu� rovinarsi soltanto da solo: �Optando per l�isolamento rispetto al mutamento dell�ambiente economico e sociale, e limitandosi a contestare�. Baster� ad eliminare i sospetti dei confederali e a ricucire? Lo si capir� oggi con il faccia a faccia tra i leader di Cgil, Cisl e Uil e D�Amato.

Flavia Podest�


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